Woods – Love Is Love

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L’amore esiste? Ma soprattutto, cosa s’intende? E’ amore quello di Trump per la propria nazione? Probabilmente nella testa del magnate si, e per il denaro? Anche. Senza dimenticare la passione squisitamente carpentiera per i muri. Un attimo però, forse per amore intendiamo qualcosa di omnicomprensivo; tipo uno vale uno di grilliniana memoria (neanche troppo), come sottolinea il globo in copertina del nuovo lavoro dei Woods, e allora sicuramente ci siamo dimenticati di spargerlo omogeneamente questo amore; ché poi è lo stesso procedimento utilizzato per stendere la pummarola sulla pizza, ai bordi viene la crosta aka l’Africa.

Però Love Is Love cazzo! Ed il mondo è sconvolto dall’insediamento del nuovo presidente americano che, pronti via, si è subito fatto vedere negli specchietti retrovisori di Putin sganciando una bella Gbu-43/B – poi rinominata “MOAB” (Mother Of All Bombs), perché si sa gli americani son fatti così – sull’Afghanistan.

Anche Jeremy Earl, frontman dei Woods, come molti americani, l’ha presa male. Infatti a solo sette mesi dal brillante  “City Sun Eater in the River of Light” torna in studio scosso dall’elezione di Trump. Lui, non ci pensava neanche di mettersi ad incidere qualcosa – di solito fanno un album ogni due anni –, ma l’ispirazione lo colpì come un fulmine a ciel sereno. Cominciò così a comporre da solo nel suo appartamento, che non lascerà per diversi giorni.

Una reazione naturale dirà, per rimanere positivi all’avvento del tirannosauro col ciuffo paglierino. Una telefonata a Jarvis (Taverniere), per comunicare il fatto di trovarsi in pieno berserk compositivo, ed una settimana dopo erano già in studio, nel tentativo di regalare un messaggio distensivo al mondo.

Love Is Love rappresenta dunque la telecronaca minuto per minuto degli accadimenti, non priva di passaggi scuri ma votata ad un deciso risvolto speranzoso. Un vademecum sulla meditazione moderna potremmo definirlo, che porta con sé tutte le imperfezioni (talvolta pregevoli) dei lavori costruiti di getto.

In principio fu la primavera.

Spring Is In The Air“, è infatti la lunga suite lisergica (di circa dieci minuti) che balenò immediatamente nei pensieri del nostro. Una riflessione sull’unità, messa in musica e passata attraverso il setaccio della meditazione spirituale. Un racconto privo di sensazioni egoistiche ma edificato come quadro d’insieme didascalico; nasce scuro per poi lasciarsi baciare dalla luce dell’alba in un crescendo di fiati.

Il sottotesto è chiaramente da identificare sul ruolo che l’arte detiene all’interno di un contesto sociale in via di sgretolamento. E del resto, mantenere un approccio positivo alla faccenda non può che giovare. Magari non in maniera così netta; talvolta infatti il tutto sembra improntato sul discorso duale del “bene vs male / luce vs buio”, e sappiamo tutti che la musica (oggi) da sola non ci farà superare il concetto di tenebra culturale a cui ci si riferisce. Certo, potrebbe innescare un circolo virtuoso nelle giovani generazioni, anche se noi non ne siamo così sicuri.

Al netto dell’impatto, e del messaggio distensivo, Love Is Love rimane un ottimo caleidoscopio vintage capace di ruotare dolci immagini Pop su sfondo fumé. Con passaggi del calibro di “Bleeding Blue” – Gli Eagles che premono forte sul comparto psichedelico, forti di un refrain per fiati contagioso – e dell’omonima “Love Is Love“: mantra Hippy al tramonto.

Con Love Is Love Jeremy Earl mette a disposizione del pubblico la propria sensibilità. Possiede motivazioni e classe cristallina per farlo; e poi, a volte, è proprio l’utopica dolce illusione di un futuro irraggiungibile a rendere magica la musica, no?

Data:
Album:
Woods - Love Is Love
Voto:
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