Susanne Sundfør – Music for People in Trouble

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La fortunatissima carriera di Susanne Sundfør – ma ancora oltremodo sconosciuta qui in Italia – ha visto un’escalation sempre più matura che dal jazz-folk delle origini è giunta fino a lambire il comparto elettronico. Una crescita tipica dei figli e delle figlie del nord, con quella maniera pressoché unica di combinare elementi elettro distanti e gelati, sempre in connessione con una certa incomunicabilità dell’animo. Inutile dire che queste fredde tensioni, spesso riescono nell’intento di sbocciare in delicatissime composizioni che esprimono calore e fragilità: come raggi primaverili dopo l’inverno nordico.

Susanne ha fatto di questo il proprio manifesto, complice la sua voce più unica che rara, rimescolando spesso le carte del suo passato artistico in virtù dei ruoli che ha interpretato: con i Röyksopp, con gli M83, ma soprattutto con sé stessa.

E “Mountaineers” riflette esattamente la descrizione di cui sopra, grazie alla voce funerea di John Grant alla quale succede quella della nostra sirena norvegese. Il brano si divide letteralmente in due: l’ombra e poi la luce, osservando il vento freddo placarsi all’orizzonte.

Poteva essere l’introduzione perfetta per questo nuovo “Music for People in Trouble”. Il brano, uscito in anteprima a fine agosto fa il paio con “Mantra” insinuandosi lentamente in questo cambio stilistico mediante una semplice intro chitarra-voce, con quella componente folk spesso sugli scudi in certi progetti nordeuropei. Una peculiarità che si manifesterà come pallido fantasma, concretizzandosi timidamente anche in “Reincarnation” – facendo capolino da una steel guitar.

Parola d’ordine: essenzialità. Il synth compare sempre in punta di piedi, posto come outro o intro di alcuni brani. L’esatto contrario di tutto ciò che si poteva sentire negli album precedenti.

Susanne Sundfør sembra esser tornata sui suoi passi, a quel pallido e timido “Take One” uscito ben 11 anni fa. Certo, non mancano il glitch ed i rumori d’ambiente – specie in “Bedtime Story” dove è il flauto che entra nella finestra dell’ascoltatore –, ma la sensazione è quella di un ritorno alle origini che (forse) accontenterà il mercato, facendo storcere il naso a chi segue la Sundfør da sempre, ed aveva apprezzato l’evoluzione stilistica dell’artista. Esperimenti che hanno visto questo fiorellino farsi largo fra i ghiacci del nord, smuovendo le tempeste a suo piacimento a suon di pulsazioni elettroniche e synthpop: con un piede nell’euforia e uno nella malinconia.

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Album:
Susanne Sundfør - Music for People in Trouble
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