Recensioni

Elli De Mon – II

Elli De Mon – II

II è una pasticca di feromoni sbriciolata in una tazza di Jack Daniel’s. Fin da subito, lo stomp incalzante di “Zen Song” prefigura questo: libertà. La paura non abita qui, esorcizzata ed incenerita dal Rock’n’roll della tradizione e cesellata ad immagine e somiglianza della polistrumentista Vicentina.

Black Eyed Dog – Kill Me Twice

Black Eyed Dog – Kill Me Twice

Al terzo lavoro la band di Fabio Parrinello perfeziona la forma e centra il bersaglio grosso. Quel “less is more” compositivo, mutuato dalla Seattle Grunge – esperienza vissuta in prima persona dal nostro in adolescenza, erano gli anni ’90 e lui si godeva la Emerald City – qui trova la propria dimensione all’interno di un canovaccio capace di spaziare attraverso il meglio dell’indie moderno dai nobili riferimenti.

The Soft Moon – Deeper

The Soft Moon – Deeper

Le influenze spaziano dai vocalizzi à la Dave Gahan – Depeche Mode – di Wasting, alla ruvidezza di certi inserti al limite con la Techno music più crepuscolare – Wrong, Desertion. Mentre lo spirito di Robert Smith si muove leggiadro nella penombra di episodi quali “Feel” e “Try”.

The Mountain Goats – Beat the Champ

The Mountain Goats – Beat the Champ

Il songwriter californiano dimostra qui eleganza e delicatezza nel comporre, tanto dal punto di vista lirico che armonico. Tutto condito da una sorta di egocentrismo artistico. I Mountai Goats sono sempre più legati al loro leader che ne ha fatto una creatura taumaturgica alla sua solitudine creativa. Curioso.

Emidio Clementi – Notturno Americano

Emidio Clementi – Notturno Americano

Notturno Americano – versione integrale del reading a cura di Emidio Clementi in collaborazione con due Giardini di Mirò (Corrado Nuccini – chitarra e synth, Emanuele Reverberi – violino, tromba, organo) – segna, in un certo senso, la chiusura di un cerchio nel percorso artistico del frontman dei Massimo Volume, attraversato dal fantasma del poeta italoamericano in maniera a tratti quasi ossessiva.

Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

Carrie & Lowell segna il ritorno al folk scarno e minimale di Sufjan Stevens: un disco all’insegna di un’umanità dolente e scarnificata di fronte alla morte e alla vita. Una preghiera fra sacro e profano, un piccolo capolavoro fatto di nulla, capace di catturare la luce e le tenebre di un’esistenza alla ricerca di senso.

Toro Y Moi – What For?

Toro Y Moi – What For?

Se la domanda vale per Beck ce la possiamo porre anche a proposito di Toro Y Moi: perché, insomma, ci deve essere un Morning Phase dove non trova spazio un briciolo di follia rumorosa? Perché la musica da club non può mai infilarsi in un disco come What For?.