Thorogood George – Ride Till I Die

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Sono passati ormai oltre 25 anni dall’uscita nei negozi dell’incendiario “George Thorogood & the Destroyers” omonimo primo album di questo inossidabile artista; Da allora non è cambiato molto nella musica di George fatta da un trascinante mix di rock, boogie e blues. La formula rimane sempre quella: Grinta da vendere, cuore e sudore per una musica da sentire tutta d’un fiato, un rock blues senza fronzoli. Diciamo che il nostro è un po’ il Lemmy del rock blues, la sua musica è sempre uguale a se stessa o ti piace o non ti piace non ci sono vie di mezzo; Se rientrate nella prima categoria allora anche questo “ Ride Till i Die “ non vi deluderà. Come gia detto la miscela è sempre quella, un boogie feroce e ossessivo, John Lee Hooker e Chuck Berry uniti in un sound sempre carico di energia guidato dalla slide di George che mena fendenti a destra e manca supportato dal solito combo, basso batteria e sax. Nulla di nuovo sotto il sole ma questo disco ha un qualcosa in più rispetto ai precedenti lavori dell’ormai ultra cinquantenne musicista; Negli ultimi 10 anni Thorogood sembrava stanco a tratti svogliato, qui no, in questo album si respira l’atmosfera dei due inimitabili primi lavori proseguendo nella strada iniziata con il precedente “Half a Boy, Half A man” ma con ancora più adrenalina in corpo. Tra le 13 tracce che compongono questo cd segnaliamo la title track brano a cavallo tra country e blues in cui George suona un fingerpicking acustico di grande impatto, belle anche “Greedy Man” in cui il sax di Hank Carter supporta alla grande la chitarra del leader incendiaria più che mai e il suo tipico cantato roco e grintoso. Sprazzi di rock & roll alla Berry in “Sweet Little Lady” mentre “Don’t Let the Bossman Get You Down” richiama l’anima più blues del musicista in puro stile di Chicago. Si cambia ancora paesaggio con “You Don’t Love Me, You Don’t Care” song con un tipico ritmo southern che ricorda i primi ZZ Top, allegra e spensierata come si conviene. Tirando le somme se siete dei palati fini che cercano virtuosismi e finezze allora passate pure sopra a questo disco, se invece vi piacciono le emozioni forti magari a discapito di un po’ di tecnica e originalità questo album non vi deluderà; Thorogood non sarà un musicista e cantante sopraffino ma in quanto a energia non è secondo a nessuno e questo disco lo dimostra alla perfezione. Ottimo per passare un oretta all’insegna del divertimento con una premessa: “Play it loud, please, very loud”.