Tomahawk – Mit Gas

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Torna Mike Patton con uno dei suoi più interessanti progetti i Tomahawk dopo il bellissimo omonimo esordio di due anni fa: Con lui sono della partita John Steiner dietro alle pelli (gia con gli Helmet), Kevin Rutmains (Melvins) al basso e Duane Denison ( Jesus Lizard) alla chitarra, tutti ottimi musicisti che ben si adattano alle visioni folli e futuristiche di quel genio di Mike. Come da tradizione quando si parla della musica del ex leader dei Faith No More è difficile se non impossibile collocare in un solo genere la musica di questa band. Patton è il leader assoluto, cervello e cuore di questo ensemble decisamente fuori dai canoni, gioca con la sua voce come pochi cantanti sanno fare: In certe songs recita perfettamente la parte del cantante rock ( You Can’t Win), in altre il suo cantato sembra uscire direttamente dai nostri incubi più spaventosi, ascoltare “Desastre Natural” per credere, canzone cantata in spagnolo in cui Mike tira fuori il lato più tetro delle sue corde vocali riportandoci alla mente i bei tempi dei Faith No More. MA questo Mit Gas non è solo Patton, la chitarra di Denison è assoluta protagonista in alcuni dei pezzi più suggestivi del disco come la favolosa “Aktion 1314” dove escono alla luce reminescenze tribali e allucinate come ricordandoci il King Buzo dei Fantomas.
Non si può certo dire che questo sia un disco di facile ma rispetto ad altri lavori del nostro eroe ci sono alcune canzoni che si assimilano abbastanza velocemente come la gia citata “You Can’t Win” oppure la terremotate “When the Stars Begin to Fall”o la allucinata “Birdsong”.
In totale poco più di 40 minuti di musica, le canzoni sono tutte tiratissime, su 11 brani solo 3 superano i 4 minuti! A dimostrazione che con i Tomahawk Patton vuol dare sfogo al suo lato più rokkettaro, lasciando per altri progetti (Fantomas) le sperimentazioni e le ricerche.
Questo è un disco di rock senza troppi fronzoli (sempre nell’eccezione di Mike Patton ovviamente), chitarre urlanti, sezione ritmica che pesta di brutto e la voce delirante del leader, un formula sicuramente vincente e l’ennesimo grande disco firmato da questo stupefacente artista che ha inoltre il grande merito di sapersi sempre circondare di ottimi musicisti perfettamente adatti ad interpretare i suoi deliri. Merito non da poco direi!