Yoakam Dwight – Population Me

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Quando si parla di Stati Uniti e della loro musica è quasi naturale pensare al country, questa musica è radicata nella cultura USA al pari del blues; la figura del cowboy con la chitarra è diventata ormai un simbolo americano. Ma c’è country e Country. C’è quello melenso e molto vicino al pop che ha come riferimento la città di Nashville, e che ha come simboli i vari Garth Brooks e Alan Jackson, gente che vende milioni di dischi e che non si fa troppi problemi a cedere alle lusinghe del “musicbiz”. E poi c’è il Country con la “C” maiuscola, quello vero, fedele alla tradizione che se ne frega di Nashville e dei suoi stereotipi; di questo country uno dei musicisti più rappresentativi è senza dubbio Dwight Yoakam. Con all’attivo una ventina circa di album ,compresi live e raccolte, il nostro cowboy è uno degli interpreti più fedeli della grande tradizione country, ma attenzione è anche uno di quelli che ha saputo innovare questa musica senza snaturarla. Dotato di una voce splendida e di una rara sensibilità artistica , nel corso degli anni la discografia Dwight ha sempre mantenuto uno standard qualitativo molto elevato, anche se personalmente ho notato nelle sue pubblicazioni più recenti un certo calo soprattutto di entusiasmo. Forse il rapporto sempre un po’ complicato con la Warner aveva un po’ affievolito la sua voglia di esprimersi, gli aveva probabilmente tolto un po’ di stimoli. Ora Dwight ha cambiato casa discografica e come d’incanto ha ritrovato quella freschezza che lo aveva sempre contraddistinto, il risultato è un disco semplice e diretto, una manciata di canzoni di grande livello che ci riportano uno dei massimi interpreti del genere. Il lavoro si apre con “The Late Great Golden State” un country rock di razza purissima, grande ritmo e la solita voce compongono una canzone diretta che entra subito in testa. “No Such Thing” è caratterizzata dalla steel guitar tanto amata da Dwight sorretta da un bel suono boogie del piano e dalla solista grande ugola di Yoakam. Si continua con “Fair to Midland”, una bella ballata con mandolino e sezione ritmica, grande atmosfera a cui l’uso del mandolino da un certo tocco esotico rimandando quasi a sonorità Hawaiane, grande canzone. Il ritmo ritorna alto con “An Exception to the Rule”, splendida melodia che strizza l’occhio al rock con uno splendido assolo di hammond come ciliegina sulla torta. La title track è una ballatona in cui la voce di Yoakam è grande protagonista mentre in “Stayin’ Up Late (Thinkin’ About It)” si ritorna su sonorità più country rock con la solita splendida steel guitar a doppiare la voce, ancora grande ritmo per una song tutta da ballare. Come canzone successiva troviamo l’unica cover del disco: si tratta di “Trains and Boats and Planes” un brano di Burt Bacharach che che Dwight rilegge in chiave country folk con il banjo e il violino in primo piano. Splendida versione davvero. Yoakam ama la musica tradizionale degli USA e per celebrare il suo amore sceglie quello è forse il suo più grande interprete vivente: Willie Nelson ovviamente! I due duettano nella splendida “If Teardrops Were Diamonds” dove le voci si alternano mentre la steel guida le danze con una dolcezza disarmante. La canzone è lenta e dotata di una ritmica calda ed emotivamente coinvolgente.Dopo tanta dolcezza si torna al classico suono country con “I’d Avoid Me Too”in cui la voce sembra fare un po’ il verso a Elvis. Il disco si chiude con “The Back of Your Hand” altra ballata lenta con un arrangiamento di archi che personalmente mi lascia un pò perplesso.
Nel complesso “Population Me” è sicuramente un grande disco di country, vero, genuino così lontano dagli stilemi attuali e per questo così ricco di fascino. Dwight è finalmente tornato ai livelli dei suoi dischi migliori come “Buenos Noches from a Lonely Room” o “This Time”, se cercate la vera country music puntate su di lui.