Ely, Joe – Streets of Sin

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L’ultimo lavoro in studio di Joe Ely risale al 1998, da allora il nostro ha pubblicato solo 2 live (entrambi molto validi) e un paio di raccolte. Questa non è certo una novità per il cantautore texano: egli infatti è sempre stato abbastanza avaro di dischi, pubblica un lavoro solo quando ne è completamente soddisfatto incurante del fatto che sia passato 1 oppure 5 anni. Questa sua meticolosa attenzione lo ha portato negli anni a guadagnarsi la meritata fama di grande artista e compositore, difficile trovare un suo disco che si possa definire brutto o mal riuscito, la sua discografia è decisamente su un valore molto elevato. Gioco forza quando si ha a che fare con un personaggio di questo calibro di aspettarsi sempre grandi cose, per cui il rischio di restare delusi è sempre elevato perché se il disco in questione è solo bello ma non bellissimo resta un po’ di amaro in bocca. Personalmente ammetto che il suo ultimo studio album “Twistin’ in the Wind” non mi aveva impressionato più di tanto, forse perché troppo simile al precedente , e splendido, “Letter to Laredo”, per questo motivo mi avvicino con grande curiosità a questo “Streets of Sin”. Ho voluto ascoltarlo molto prima di fare questa recensione ma la mia impressione non è comunque mutata da quella iniziale: Il disco è bello, le canzoni di ottima qualità – un paio davvero splendide- ma mi sembra che gli manchi quel “non so che” che contraddistingue il disco solamente bello dal capolavoro. Non che tra le 12 canzoni che lo compongono ce ne siano di brutte, anzi il livello delle composizioni è sempre abbastanza elevato ma come gia detto a questo disco manca il cambio di marcia che lo eleverebbe a capolavoro al pari di molti, altri che Joe ha fatto in passato. Non voglio però essere frainteso, se dovessi dare un voto il 7 sarebbe pieno; il 90% dei musicisti che ora vanno per la maggiore un album come questo se lo può solo sognare, ma Joe Ely è un fuoriclasse per cui da lui ci si aspetta , giustamente, sempre il massimo e quando questo non arriva si resta un pochino delusi. Ma vediamo ora di analizzare qualcuna delle tracce in questione. La partenza è ottima con la rockeggiante “Fightin’ for My Life”, grande ritmo e melodia, splendida l’armonica, con la giusta carica di adrenalina per una song chiaramente orientata all’interpretazione live. Altro brano che mi è piaciuto particolarmente è la title track una grande ballata molto evocativa con una splendida prova alla chitarra di David Grissom ( ottima la scelta di Joe di affidarsi a lui come axe man solista), Ely canta da par suo e ne esce una della canzoni miglior che il nostro ha scritto da molti anni a questa parte. Molto country oriented è invece “Twisty River Bridge”, suona forse un pochino scontata ma l’armonica e la chitarra acustica le danno quel senso di immortalità tipico di questo genere di canzoni che le rende sempre molto piacevoli. L’amore per il folk appare chiaro in “That’s Why I Love You Like I Do”, il testo è splendido e trovo particolarmente azzeccato l’uso della fisarmonica che accompagna la slide nella parte finale del brano, una canzone che solo il miglior Dylan e pochi altri sono in grado di comporre. Queste a mio avviso le cose migliori del disco, altre invece hanno il difetto che ho descritto prima, non riescono a cambiare marcia come ad esempio “All That You Need” una buona canzone rock che però si fa dimenticare in fretta, su questa stessa strada è anche “Run Little Pony” dove personalmente avrei evitato di inserire l’organo che mi sembra stonare un pochino nel contesto. Come giudizio finale vale quello espresso all’inizio di questa recensione: “Streets of Sin” è senza dubbio un bel disco con alcune grandi canzoni ma da Joe Ely pretendo di più, fosse stato un altro l’autore probabilmente ora sarei qui ha sprecare elogi per cui ripeto non fraintendetemi, se avete voglia di sentire un bel disco di sano rock americano questo album vi renderà certamente felici.