Reed, Lou – Transformer

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Finita l’esperienza coi Velvet Underground Lou Reed decide di dedicarsi alla carriera solista: Il suo primo album intitolato semplicemente “Lou Reed” è un buon lavoro ma che, nonostante la presenza di ospiti illustri come Rick Wakeman e Steve Howe, non convince in toto. Pochi mesi dopo la sua uscita Lou ci riprova ma questa volta in cabina di regia c’è David Bowie , coadiuvato dall’amico chitarrista Mick Ronson, e la differenza si sente. Reed si impone come “drag queen” basando tutto sull’ambiguità sessuale. Il suono del disco varia dal glam più classico fino a brani swingati e dure rasoiate di rock urbano. Proprio con un brano rock si apre il disco: “Vicious” ha il suono dei Velvet più rockettari con un ottimo lavoro chitarristico di Ronson che le da anche una buona attitudine commerciale.. “Andy’s Chest” incentrata sull’uso del piano mette in mostra la passione di Lou per le sonorità più notturne ma sempre con un tocco rock. Si prosegue con “Perfect Day” una ballata di grande atmosfera con sempre il pianoforte protagonista. “Hangin’ Round” ci mostra ancora il Lou Reed più punk rock mentre la celebre “Walk on the Wild Side” è il primo dei brani swingati, uno dei pezzi di maggior successo commerciale dell’ ex Velvet Underground che è dedicato ai tempi d’oro della New York di Andy Warhol. La successiva “Make Up” è più o meno sulla stessa lunghezza d’onda con ampio uso di ottoni e melodie antiche. Le atmosfere agrodolci tipiche del glam escono forti in “Satellite of Love” ancora il piano in evidenza su tutto. “Wagon Wheel” riporta il disco su coordinate più rock ma senza dimenticare la sua attitudine teatrale, quasi un musical moderno.” New York Telephone Conversation” è un motivetto anch’esso dalla forte impronta swing, tutto basato sull’ambiguità di Lou. Il lavoro prosegue cambiando atmosfere in modo netto e imprevedibile ora infatti è il turno di “I’m So Free” grande brano di rock crudo e tirato mentre a chiudere il disco ci pensa un altro swingato la simpatica “Goodnight Ladies”, ancora ottoni per una sorta di ninna nanna in stile glam swing.
In sostanza questo disco è il manifesto del Lou Reed anni ’70, quello più ambiguo che all’epoca (sono passati più di 30 anni da allora) era capace di dare scandalo giocando con la sua immagine ma non solo: Le canzoni contenute in questo disco danno prova di una grande sensibilità artistica aperta a molteplici influenze, una musica attenta alle mode del momento ma non schiava di esse; Proprio la grande varietà dei suoni qui contenuti collabora ad alimentare l’ambiguità di Lou; in questo disco sono infatti presenti le molteplici anime del suo autore ( e di Bowie) a volte con differenze abissali tra una canzone e l’altra. Tutto sotto l’attenta regia del “duca bianco” che del primo Lou Reed solista è stato il vero mentore. Un disco splendido per gusto e varietà.