Benoit Tab – The Sea Saint Sessions

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Dopo solo un anno dalla doppia uscita del suo favoloso Weetlands e da quella di Whiskey Store ( con Jimmy Tackery) ritorna Tab Benoit con un nuovo album. “The Sea Saint Sessions” è il nono album del nostro in circa 11 anni di attività, decisamente una bella media soprattutto considerando l’altissima qualità dei suoi lavori. Il suo mix di blues , cajun e boogie è sicuramente una delle cose più interessanti che il panorama americano ha prodotto nell’ultimo decennio e Tab si dimostra anche in questo caso chitarrista, compositore e cantante di altissimo livello. La passione del nostro per New Orleans e la sua musica è sempre più marcata e per questo suo nuovo lavoro ha deciso di circondarsi di ottimi musicisti provenienti dalla capitale della Lousiana. Sono della partita Cyril Neville e George Porter (entrambi dei Neville Brothers), il grande Eric Stoltz alla chitarra e Monk Boudreaux al tamburello e alla voce (è una leggenda in ambito folk), insomma il fior fiore dei session man della zona. Vediamo ora in dettaglio le 11 songs che compongono questo suo nuovo album: Si parte con “Baby Blue” una song nel classico stile di Tab: fortissime influenze cajun ma anche funky, soprattutto nel continuo scambio tra le 2 chitarre ( la seconda è quella di Stoltz) e le linee di basso. Splendida come sempre la voce roca ed espressiva di Benoit. Grande pezzo sicuramente. La successiva “Boat Launc Baby” è un classico pezzo cajun ( anche se sarebbe meglio dire zydeco se Tab fosse nero), la chitarra fa quello che faceva la fisarmonica nei brani di Clifton Chenier con la stessa contaminazione blues che si trovava in certi dischi del “King of zydeco” come ad esempio “Zydeco boogie blues”. Grandissima padronanza dello strumento, ma non è una novità, grinta da vendere e un ritmo accattivante, che si vuole di più da una canzone? Dimenticavo il bellissimo assolo alle percussioni di Neville.”Sufferin’ Mind” è uno slow con un pizzico di jazz nei cromosomi a cui un fantastico assolo di Benoit da il quid in più e ci fa dimenticare la non grande originalità. In “Hustin’ Down in New Orleans” alla voce di Tab si aggiunge quella di Stoltz (anche coautore del brano), canzone piacevole anche se non eccezionale. Fantastica lo è invece la successiva “ Solid Simple Thing”: In questo brano emerge il lato più rock del chitarrista della Louisiana che ci regala assoli al cardiopalma e una voce ancora più roca e incazzata del solito, adrenalina a fiumi per una canzone da ascoltare col volume a 1000! Le contaminazioni proseguono con “What i Have to do” , questa volta è il soul di casa Stax a fare capolino. La cosa migliore di Tab Benoit è proprio il suo modo di calarsi alla perfezione in qualsiasi sound della sua terra, sia che suoni blues, cajun, soul, funky , r&b o altro lo fa sempre con una classe cristallina; cosa non comune certamente. Fa ora , finalmente, la sua comparsa Monk Boudreaux in “Monk’s Blues”: Tab gli cede volentieri il ruolo di prima voce concentrandosi sulla slide. I due sfornano un blues dalla metrica abbastanza semplice ma di grandissimo effetto, d’altronde quando si è dei grandi basta poco per fare una bella canzone e Benoit grande lo è sicuramente. Altra collaborazione prestigiosa per “Making the Bands” in cui appare alla chitarra bassa (non al basso) George Porter. Brano molto potente con una magistrale prova di tutta la band. Alla traccia numero 9 troviamo il superclassico di Howlin’ Wolf “Howlin for my Darling”. Rilettura splendida di Tab che ci mette il suo raffinato tocco chitarristico facendo quasi il verso ad Albert King ( da brividi l’assolo centrale) e canta con una voce molto roca e potente. Un vero blues in Chicago Style. Penultimo brano del disco è “Darkness” una slow ballad tra soul, blues e jazz. Si chiude con “Plareen Man”: Cyril Neville si occupa di percussioni e voce ( che si alterna a quella di Benoit) mentre Monk fa vibrare alla grande il suo tamburello. Questa canzone è un vero omaggio a New Orleans, una jam di grandissimo livello per 6 minuti di vero delirio in cui la 6 corde del leader si scatena in assoli mozzafiato e in vere improvvisazioni sempre in bilico tra stili diversi. Una chiusura splendida per un disco di altissimo livello. Tab Benoit non sbaglia un colpo regalandoci ancora un disco fresco, solare, divertente spaziando tra i suoi vari amori musicali ma tenendo sempre il blues come collante. Caldissimamente consigliato a tutti.