David Sylvian: Fire in the Forest

Il timore si era fatto forte in me non appena mi sono seduto sulla mia poltroncina, una invidiabilissima quarta fila in posizione super centrale. Davanti a me il palco, scarno, essenziale, con due schermi dove di lì a breve avrei destinato gran parte delle mie attenzioni. Il timore, dicevo: il timore di essermi sbagliato sul suo ultimo disco. Forse ho ascoltato Blemish pretendendo un altro “Secrets of the beehive” o quantomeno un altro “Dead Bees on a cake”. Invece quel polpettone di elettronica e voce non mi era piaciuto per niente, eccezion fatta per la solita grande voce di David Sylvian. Nei giorni della promozione di questo tour si era venuta a sapere la formazione che avrebbe accompagnato il nostro: con mia grande sorpresa solo il fratello Steve Jansen alla batteria elettronica e un certo Takagi alle immagini sarebbero stati della partita. Non sapevo davvero cosa aspettarmi. O forse sì. Ma veniamo al racconto del concerto. Ore 21.10 : Steve Jansen, David Sylvian e il giapponese Takagi fanno il loro ingresso tra gli applausi di un Teatro Verdi stracolmo di ammiratori. Steve Jansen è inizialmente impegnato ai soli effetti e campionatori e mentre un Sylvian dalla folta chioma intona le note iniziali di Blemish, nello schermo iniziano a prender forma delle suggestionanti immagini pilotate da Takagi in tempo reale. Mi sono sbagliato, ho pensato. Blemish è un capolavoro di ipnosi musicale, è un viaggio minimale tra le paranoie elettroniche di un David Sylvian completamente rinnovato e lontano ormai dalle gesta che amai in quel di Prato due anni prima. Già l’abbigliamento, jeans e T-shirt di stasera contro abito elegantissimo di allora, testimonia questa diversità che non ho saputo comprendere. David decide di eseguire l’intero Blemish così come si presenta su cd, e la riproposizione dei suoni è fedelissima, grazie all’impiego dei campionatori, ma talvolta Steve decide di arricchire il sound con qualche innesto percussivo di estrazione comunque elettronica che rende il tutto più omogeneo e pulsante. Le immagini scorrono, le canzoni pure, e si crea un’atmosfera davvero emozionante al limite della paranoia. Le immagini sugli schermi mostrano frequenze disturbate, onde, di colpo squarci di vita e paesaggi interroti dal suono di un sintetizzatore malato che ne scandisce la dissolvenza in altre immagini ancor più ipnotiche. L’intero Blemish scorre via che è un piacere, Sylvian non sbaglia una nota come al solito e la sua interpretazione è pura poesia. La sua voce, mio Dio che voce, rimbomba in tutto il teatro Verdi, e mi chiedo come si possa concepire una musica così frastagliata e particolare conservando una eleganza e una profondità tale. La seconda parte del concerto vede David Sylvian impegnato alla chitarra acustica oltre che alla voce, per la riproposizione di alcuni classici rivisitati in veste minimale/elettronica. Il risultato è davvero magnifico: è un piacere vedere brani storici come Jean the Birdman o Maria rivivere una nuova giovinezza grazie a queste bizzarre soluzioni. Ma il sublime viene raggiunto durante l’esecuzione di “When poets dreamed of angels”, che ancora oggi rimane uno dei capolavori del David Sylvian solista. Devo comunque dire che intorno a me alcuni volti sembravano alquanto contrariati dall’ascolto di queste particolari versioni dei suoi classici. Gusti. Tra i bis trova spazio “World Citizen” il singolo in uscita in questi giorni in Giappone composto e realizzato col vecchio compagno d’avventura R. Sakamoto che torna a svelarci il lato più pop dell’ex leader dei Japan. Dopo un’ora e tre quarti di musica un sorridente David Sylvian ci saluta tra gli applausi e io me ne vado ripensando a Blemish, a quanto poco l’ ho capito in passato e a quanto grandi sono state stasera le mie emozioni nel recepirlo per la prima volta in tutto il suo reale valore. Scusa David, come sempre hai ragione tu.

Le foto presenti non si riferiscono alla data recensita. Tutte le foto sono di proprietà del sito DavidSylvian.net

  • Lo sapevo che mi sarei perso un grande momento di musica…. mea culpa! :cry: