Grandpaboy – Dead Man Shake

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Probabilmente a molti il nome di Grandpaboy dirà poco o nulla ma sotto questo curioso pseudonimo si nasconde uno dei musicisti più influenti del panorama alternativo e indipendente degli anni ’80: sto parlando di Paul Westenberg leader dei Replacements. Con il suo celebre gruppo Westenberg ha dato alle stampe almeno 4 album di grandissimo livello: “Sorry Ma, Forgot to Take Out The Trash”(1981), “All-Music Guide Hootenanny” (1983), “Let it Be” (1984), “Tim” (1985): Partendo dal post punk degli inizi la band si è via via spostata su binari rock e garage rock mostrando la strada che poi altri hanno intrapreso con successo, la strada che ha portato al grande successo del grunge negli anni ‘90. Finita l’avventura coi Replacements Paul si è dato alla carriera solista ma dopo un ottimo esordio col bellissimo “14 Songs” la sua strada è improvvisamente diventata in salita. Vuoi perché il grunge era passato di moda, vuoi perchè l’ispirazione e la rabbia dei tempi andati si erano notevolmente assopiti, Westenberg non era più riuscito, nei dischi successivi, a ripetere gli exploit del passato. Succede così che l’anno scorso si inventa la doppia identità di Grandpaboy e pubblica “Mono” in cui il nostro presenta incoraggianti segni di risveglio. Ora Paul con la sua nuova identità sorprende tutti e si accasa alla Fat Possum, l’etichetta del Mississippi famosa per proporre un blues secco e innovativo ma anche per aver lanciato band bianche di ottimo livello come i Balckeys e 20 Miles. Nasce così questo “Dead Man Shake” che definire una piacevole sorpresa è molto riduttivo. Westenberg snocciola 14 brani di blues rock diretto e granitico ma venato da quella vena lo-fi e sgangherata a lui tanto cara, il risultato è esaltante. In questo album troviamo echi di country, di rockabilly e di ballate polverose. Tra brani a firma propria e covers l’ex leader dei Replacements non sbaglia un colpo. Ascoltate la traccia di apertura del disco “MPLS” un r&r blues di straordinario impatto, musica secca e senza fronzoli proprio come piace a noi. “Do Right In Your Eyes” è un Delta blues acustico volutamente lo-fi mentre “Vampires & Failures” è uno sgangherato rock anni 70 di grande classe. Viene da sorridere pensando a come le new rock band del momento (Strokes, King of Leon e via dicendo) rileggono questa musica e come lo fa Westenberg. Il nostro è di tutt’altra pasta e si sente . Meraviglioso è lo slow blues venato di jazz di “No Matter What You Say”, vengono alla mente immagini di juke point fumosi avvolti dalla nebbia. Straordinario! Ora Grandpaboy rilegge “Take Out Some Insurance” di Jimmy Redd, puro Chicago blues di razza. Il tono lo-fi e “scassato” donano a questa song ancora più fascino e l’armonica straziata in sottofondo è un tocco di grande classe.”Cleaning House” è un blues veloce e ritmato con la chitarra distorta, canzone tutta da sentire e da godere. Il Chicago blues ritorna in “Natural Mean Lover” dove si apprezza il controcanto filtrato e la solita chitarra distorta e sgangherata. “Get a Move on” è un rock di matrice sexties che suona come la seconda lezione del giorno per le gia citate band del nuovo (?) rock. Casablancas e soci dovrebbero andare per un paio d’anni a lezione da questo signore ma forse sarebbe inutile ; il rock o ce l’hai nel sangue o non ce l’hai. “Bad Boy Blues” è tutta armonica e voce, dotata di un tiro pazzesco, secca e scarna come deve essere. “Souvenirs” è invece una country blues ballad, cambia anche il suono, ora molto più pulito, chitarra acustica in sottofondo con improvvise sferragliate di slide elettrica mentre Paul fa scorrere il suo canto triste. Ancora una perla! Ora Westenberg ci ha preso gusto e rilegge “Im So Lonesome I Could Cry” il cui autore originale e niente di meno che Hank Williams. Song tutta da ascoltare, il nostro la prende e la rivolta come un calzino facendola diventare sua. La chitarra è sempre più spigolosa la voce ritorna ad essere e lamentosa e l’anima del blues emerge ovunque anche grazie al piano in puro stile barrelhouse che richiama le atmosfere anni 20 e 30. Meravigliosa solo questo posso dire. La title track sembra un brano della sua vecchia band, un r&r bello sporco e cattivo mentre la conclusiva “What Kind Of Fool Am I” è l’ultima grande sorpresa del disco. Si tratta di una song tratta da un vecchio musical anni 60 e proprio in questa chiave viene interpreta, prendete Sinatra, buttatelo nel fango fategli bere 1 litro di “canned heat” e chiudetelo a cantare in una cantina polverosa e umida: otterrete questa canzone.
Paul Westenberg nella veste di Grandpaboy ci rigala un disco di blues, venato di rock, trasandato e sporco che trasuda passione da tutti i pori. Una grande lezione di classe, eclettismo, e fantasia. Paul aveva bisogno di ricostruirsi come musicista e lo fa nel modo giusto tornando alle origini della musica che ama; si è buttato nel blues ne ha ingurgitato qualche litro e poi lo ha sputato fuori con la sua anima da rocker di razza ottenendo il suo miglior lavoro da tempi di “14 songs” dimostrando che per fare certa musica bisogna innanzitutto averlo dentro di se.