J.B. Lenoir – Vietnam Blues

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Quella di J.B Lenoir è stata una delle figure più importanti e paradossalmente meno considerate del blues del dopo guerra.Originario di Monticello (Mississippi) il nostro ben presto si trasferisce a Chicago dove fa la conoscenza di Sonny Boy Williamson e Elmore James, coi quali suona per un certo periodo. Nella Windy City JB conosce anche Big Bill Broonzy che presto diventa il suo mentore. Nei primi tempi della sua carriera Lenoir si divide tra il lavoro in fabbrica prima e come lavapiatti dopo durante il giorno, e quello di musicista alla sera. Il suo talento non viene però ignorato per molto e ben presto egli ha la possibilità di dedicarsi alla musica a tempo pieno. Dotato di una voce dai toni molti alti e caldi, quasi da soul man, e di una raffinata tecnica chitarristica, JB porta un ventata di aria fresca nel blues urbano di Chicago. Egli si differenzia ben presto dai molti bluesmen della city per il suo particolare abbigliamento durante i concerti, fatto di improbabili frac zebrati o di colori assurdi come il verde smeraldo, il rosso e il giallo. Dal punto di vista musicale invece Lenoir porta due grandi innovazioni: per prima cosa nella sua band inserisce in pianta stabile un saxofonista , che di fatto prende il posto del più canonico armonicista, dando così una sferzata di novità al tipico sound del Chicago blues avvicinandolo di fatto al R&B. La sua seconda grande particolarità è stata quella di essere uno dei rarissimi bluesman a scrivere canzoni esplicitamente di protesta e politicamente impegnate. Vale la pena ricordare a questo proposito che il blues di solito si limita a raccontare le storie dei suoi narratori senza mai fare precise allusioni a fatti di cronaca, sia essa politica o di altro genere. Il bluesman si limita a dire ,ad esempio, che è povero e non ha da mangiare ma non fa mai riferimento ad esempio all’aumento dei prezzi o della disoccupazione come causa di questa sua disgrazia. L’interpretazione del blues compete all’ascoltatore che analizzando il testo ne ricava delle considerazioni di carattere storico\sociale. Nelle canzoni di Lenoir invece accade il contrario: egli muove delle chiare accuse contro la politica economica e contro la guerra portando così il ruolo del bluesman ad un livello di “voce del popolo”. Questa sua peculiarità gli è valsa l’ostilità di tutta l’industria discografica e , probabilmente, fu questa la causa del suo mancato successo a livello sia nazionale che internazionale, rilegandolo al ruolo di figura di culto. Ora , soprattutto grazie all’opera di Wim Wenders che ne narra la storia, la musica e l’opera di JB Lenoir vengono finalmente rivalutate e viene a lui attribuito quell’importante ruolo di innovatore che per anni gli è stato negato. Tra le sue molte incisioni mi sento di consigliare questo “Vietnam Blues” proprio perché raccoglie molti dei suoi blues di protesta. Accompagnato dal grande Willie Dixon al basso e da Fred Below alla batteria, Lenoir snocciola 24 blues di grandissimo livello. Tra questi spiccano “Born Dead”, “Down In Mississippi”, “Tax Payin’ Blues”, “Shot on James Meredith”, “Vietnam Blues”. JB canta i suoi inni di protesta con voce a tratti malinconica a tratti rabbiosa, segnata dal suo tono acutissimo e così distante dai canoni tipici del bluesman (uomo), dando una prova di grandissima interpretazione del blues. In questo album l’accompagnamento musicale è molto più vicino alla tradizione presentando un suono scarno e asciutto ma che comunque non tradisce la sua voglia di innovazione come nella conclusiva “Feelin’ Good” o in “Mojo Boogie” brano molto ritmato dalle forti tinte R&R. L’amore per la tradizione è invece forte in brani come la scarna e malinconica “God’s Word” che ci presenta il tipico lamento “mmmmmhhhhh” eredità degli holler dei coltivatori di cotone; la chitarra e la voce raramente si sovrappongono, quest’ultima infatti, come da tradizione, svolge un ruolo di proseguimento del canto più che di accompagnamento vero e proprio. Altro esempio di questa tecnica è “Move This Rope” dove al canto acuto di Lenoir segue un breve fraseggio incentrato sulle note basse a sottolineare il carattere malinconico del testo. Questi sono solo alcuni esempi della grande varietà di suoni presenti in questo “Vietnam Blues” e della duttilità di Lenoir capace di essere al tempo stesso grande cantore della tradizione downhome e innovatore. Un musicista assolutamente da riscoprire. Queste 24 canzoni sono, a mio avviso, il modo migliore per apprezzare l’opera di J.B Lenoir un artista che merita il massimo rispetto e a cui , a distanza di anni, molti danno, giustamente, la paternità di vero innovatore del blues. Un grandissimo delle 12 battute e ispiratore di molti grandi del British Blues come John Mayall e degli stessi Roling Stones, un pioniere musicale che solo ora, a oltre 30 anni dalla sua tragica morte, viene finalmente rivalutato, se siete amanti del blues non perdete tempo e fate subito la conoscenza del grande J.B Lenoir.