Tre Allegri Ragazzi Morti – Il sogno del gorilla bianco

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Copito aveva alle spalle 38 anni, la maggior parte dei quali passati in una gabbia, giornalmente davanti ai suoi piccoli occhi vedeva tante persone libere e le ore passavano e lui era sempre lì. Copito era il gorilla bianco, troppo umano per essere un animale e troppo animale per essere un’umano e quindi classificato come fenomeno da baraccone, un piccolo gioiellino di valore inestimabile da esporre allo zoo di Barcellone. Il prezzo da pagare per Ficco Di Neve è stato alto, troppo: la sua libertà e poi, dopo, la vita. Chissà quante volte ha sognato in quella gabbia, e proprio in uno dei suoi sogni incontrò tre strani figuri con delle maschere ben calate sul volto, il più intraprendente, Davide, gli rivolse la parole, si fece raccontare i suoi pensieri e così le tre sagome iniziarono a suonare. Forse il disco di cui sto per pralare è proprio frutto di questa session particolare e un pò onirica. Forse non è così e l’ho solo immaginato io, ma anche se fosse mi piace pensare che tutto sia andato così.
Si intitola proprio “Il sogno del gorilla bianco”, il quarto album (escludendo la ristampa dei demo contenuta ne “le origini”) delle tre anime di Pordenone. Come sempre a farne da padrone, oltre la musica, sono i disegni del cantante Davide Toffolo creatore di un artwork personale che può essere anche interpretato da preludio dell’uscita di albo a fumetti dedicato, appunto, al gorilla albino. Questo lavoro nasce principalmente da tre fonti di ispirazioni che si mischiano tra loro trovando una dimensione nella musica e nelle parole dello sopracitato Toffolo: la collaborazione con Giorgio Canali che porta nel gruppo l’attudine tipica dei vecchi Cccp, il viaggio in Argentina di due dei componenti del gruppo da cui hanno assorbito alcuni suoni che troviamon sopratutto in “festa a buenos aires” e poi l’incontro di El Tofo con le idee di PierPaolo Pasolini che si riscontrano principalemente in alcuni testi.
“Il sogno del Gorilla bianco” è l’album più maturo dei tre allegri ragazzi morti, le storie cambiano e l’adolescente esce dalla sua provincia e si trova in un mondo totalmente nuovo. Non c’è più Alice che cammina per Bologna, nè la giovane cameriera che sogna il suo principe in bicicletta, sono cresciute e sono scappate dalla loro realtà chiusa per aprirsi a un mondo dove una mamma e un gorilla bianco muiono di cancro e dove si spera che il tempo passi in fretta per fare rimarginare una ferita aperta.
L’approcio rimane comunque lo stesso, una formazione minimale e un suono che fa da collante tra il punk e il rock. Nulla di veramente nuovo quindi? Forse.. si tratta di un evoluzione dei sentimenti che lasciano le nuove canzoni che comunque superano raramente i 3 minuti (toccando perfino i 30 secondi massimi con “preghiera”). I momenti migliori del disco sono la Pasoliniana “Bell’Italia”, la filastrocca-scioglilingua di “rasoio, mazzatoio, pazzatoio” e l’argentina “la festa è a buenos aires”.
Il sogno di un gorilla albino dove si incontrano ragazzi morti e felici di esserlo, un Pasolini che parla credendosi Petrolini, un piccolo borghese senza identità e tante foto per ricordarci chi eravamo. Un album che trova in se la sintesi dei precendenti lavori dei Tre allegri ragazzi morti che da una parte può vedersi come la celebrazioni di tanti anni di militanza nella scena italiana e dall’altra come un punto di svolta per un sound più “internazionale” e particolare. Una buona prova da una band che a modo suo ha fatto un pizzica di storia della parte più alternativa della musica italiana. Bacini e rock’n roll