Air: sexy boy..

Sono sempre stata dell'idea che l'elettronica (o almeno gran parte di essa) debba essere gustata in un luogo adatto, con un pubblico ridotto e sopratutto in religioso silenzio. Il concerto degli Air all'Alcatraz di Milano non ha proprio coinciso con queste mie premesse. Il gioco di luci che si rincorrevano dietro le spalle del duo francese cercava invano di creare un'atmosfera, a seconda del momento, o psichedelica o onirica ma il locale strapieno smontava qualunque tentativo “atmosferico”.
Iniziano una mezz'oretta dopo il previsto, mentre ancora una grande fetta di pubblico si accalcava fuori in cerca degli ultimi biglietti visto il sold out.. I due Air sul palco vengono accompagnati da un batterista, un secondo tastierista e, all'occorrenza, anche da un bassista.
Fumo attorno, le luci in sala si spengono, loro compaiono in questa bolla nebbiosa e qualcosa scatta, gli occhi si rivolgono verso di loro, un pezzo strumentale che rientra appieno sotto l'etichetta di “post-rock”, lento e dolce racchiudo nella sua anima elettronica. Vengono snocciolate fin dai primi minuti due perle del nuovo album come “Cherry Blossom girl” e “From Venus, fron Mars”, eseguite con una precisione impressionante, quasi da sembrare essere prese direttamente da “Talkie Walkie! e non eseguite dal vivo, purtroppo questo ha copromesso il coinvolgimento che poteva crearsi in questi due pezzi, un vero peccato. Tutt'altro discorso si può fare per “Run” e “Biological” che si trasformano in due ballate di chiara matrice psichedelica, creatrici di bellissimi paesaggi immaginari dove gli Air riescono finalmente a fare trasparire a loro bravura e personalità, due versioni straordinarie che lasciano il pubblico in uno stupore generale. “Talisman” è un crescere continuo, un'aria che progressivamente si fa più rarefatta, un sogno ultraterreno, onirico e disarmante. Momento migliore per il nuovo disco è l'esecuzione di “surfing on a rocket” che sfoggia tutto il suo potenziale su una base sintetica accompagnata da una voce candida, quasi femminile nella sua delicatezza. “Playground love” svolge egregiamente il suo ruolo di unico brano presente in scaletta estratto dalla colonna sonora de “Il giardino delle vergini suicide”. Nota di merito va al primo bis dove c'è Kelly che guarda le stelle (“Kelly watch the stars”) con aria seria nelle luci del cielo industriale mentre il pubblico inizia a ballare. Lasciata per il secondo richiestissimo bis è “Sexy boy”, un ritmo serratissimo, tirato, dove le note si infrangono, un brano che da solo sarebbe valso tutto il concerto.
Sebbene le premesse non fossero per me delle migliori (sono pignola lo so :P) è stato un concerto coinvolgente, forse a tratti un pò pesante ma piacevole in cui l'elettronica del duo francese ha mostrato tutte le sue sfaccettature rivelandosi uno dei punti saldi della scena europea.

le foto presenti non si rifersicono alla data recensista

  • è quasi superfluo dirlo, ma mi sarebbe piaciuto tanto esserci…