Julie's Haircut: Ich heisse superfantastisch

Permettetemi questa euforica frase alla Franz Ferdinand per definire lo strepitoso concerto nella capitale dei Julie's Haircut, forse il più soddisfacente gruppo dell'indie rock di stampo stelle e strisce che abbiamo nel nostro paese.
Ma andiamo con ordine e criterio logico. Il luogo designato per il gig è il Circolo degli artisti, posto perfetto per il suo ambiente accogliente e confortevole che diventa quasi domestico e casalingo guardando la scenografia del palco. Oltre alla strumentazione (di cui non posso non segnalare una bella Mustang e la batteria rigorosamente mono-tom-ica) come in una piccola parata sono sull’attenti sopra gli amplificatori zucche di halloween, pupazzetti vari, lampade pischedeliche e quelle “con le bolle” (si insomma, quelle che le accendi, si scaldano e partono quelle bolle fluttuanti), luci a intermittenza e un simpatico fantasmino elettrico che si muove a tempo di musica che per tutto il concerto si divertirà a incorciare i piedi di Laura.
Aprono la serata i Punch & judy, un trio che non riesce a conquistare, se non i fedelissimi (amici e parenti) con un sound che oscilla tra memorie alla Pearl Jam e prove di cantautorato italiano.
Finito il loro set salgono in scena loro, i Julie's che dettano subito il ritmo della serata con 2 primi brani tratti dall'ultimo album con il quale stanno girando i club d'italia (a propisto: http://www.julieshaircut.com/tour.html non vorrete mica perderveli?!): Adult Situations.
E’ una partenza davvero alla grande, ostacolata solo inizialmente da dei volumi un po' sballati che costringono le voci ad arrampicarsi su un poderoso muro sonoro eretto dalle chitarre. Ma questo non ferma la gioia e la potenza che Academy Awards sprizza in ogni suo riff e in ogni sua distorsione, per non parlare dell’entusiasmo con cui è stata accolta la seguente Power of psychic revenge, brano tratto dall’ep primo estratto che già aveva fatto venire l’acquolina in bocca a molti.
Già al terzo pezzo (the last living boy in zombietown) sono ormai padroni del palco e il pubblico è ormai irrimediabilmente coinvolto. La resa sonora è quanto di meglio ci si potesse aspettare, il sound è infatti incredibilmente ricco, costruito non solo da chitarre che si avvolgono e si compensano perfettamente, o dal basso che ricama ora motivi portanti ora trame ipnotiche, ma anche dall’uso dell’E-bow (usato più per creare atmosfere noise che per veri e propri riff o assoli), slide rudimentali con cacciaviti e Rhytm Egg, quella specie di ovetto con dentro sabbia che ha un suono sottovalutato ma qui “ce stava tutto” [tipica espressione romana per dire che era l’oggetto giusto al posto giusto al momento giusto]. L’innesto della tastiera sui nuovi brani sembra essere una scelta azzeccatissima, il suond beat che riesce (con un po’ di fatica, a dir il vero) a farsi strada e a prendere posizione supporta non poco la band che è così più libera di concedersi riff e fraseggi. E se già questo vi sembra abbastanza… aggiungeteci la varietà d’interpretazione che 3 diverse voci possono offrire fondendosi tra loro!
Insomma, è impossibile non restarne ammaliati: l’allegria e l’energia che i Julie’s trasmettono sul palco è quanto di più contagioso si possa incontrare e quanto di meglio si possa chiedere a una indie-rock band oggi. A spingere di più sull’accelleratore sono i momenti in cui il pubblico riconosce Marmaled (nuovo estratto) Set the world on fire (ah! Il suo video con gli omini della Lego!), Stop what you’re doing now e il piacere di risentire uno dei pezzi degli esordi: Everyone needs somebody to fuck, anno di fabbrica 1999!
A concludere la serata in grande stile il bis con Kick Out the Jams, un cover inossidabile al tempo.
Ma proprio questo bis è il mio unico rammarico… Perché una cover e non altri 3 o 4 pezzi dei Julie’s?
… in fondo…
IO NE VOLEVO ANCORA!!!!!!
  • spero di vederli, prima o poi..

  • anche io..

  • Non ditelo a me!