Intervista a Zu : Zuism!!! Intervista agli Zu

  • In occasione della loro data romana presso l’Init ecco una breve intervista con gli Zu.

    Cominciamo subito con una domanda a bruciapelo! come avete detto sul sito e anche nel vosto live avete finito le registrazioni del vostro nuovo cd. ci potete svelare qualche cosa, i cambiamenti e le evoluzioni del gruppo?

  • Siamo gli ultimi ad essere consapevoli di dove va la nostra musica. e’ un elemento mercuriale, si muove e noi lo assecondiamo. sentiamo che deve essre fatta, e che deve essere fatta in un certo modo. le evoluzioni sono dovute al fatto di accumulare in breve tempo una grossa quantita’ di esperienze e di informazioni, poiche’ siamo praticamente in tour infinito da 3 anni, e tutto questo informa e impregna naturalmente quella che diventa la futura composizione. di base, zu e’ una mini repubblica autonoma e anarchica, ognuno fa col suo strumento cio’ che vuole , e ne e’ il responabile, e tutto viene condiviso.
  • Dal vostro sito si legge che 4 brani sono in doppio trio. Com’è nata la cosa? e come ci si sente a suonare con una band doppia?
  • La cosa e’ nata da un tour europeo dei 2 gruppi che ad un certo punto hanno sentito l’ esigenza di fondersi e diventare una sola cosa. la pressione sonora di lavorare con 2 batterie, 2 bassi e 2 sax spesso entrambi baritoni e’ notevole.
  • Avete registrato anche questo album a chicago, ma in un nuovo studio come mai questo cambiamento, c’è sempre S.Albini con voi?
  • No ma c’e’ bob weston degli shellac. lo stile e’ lo stesso, registrazione analogica su nastro da 2 pollici, tutto in diretta, zero effetti, zero eq. , microfoni vintage quasi esoterici. con bob spesso e’ buona la prima take. weston ha uno stile un po’ piu’ caldo di albini, e ci sembrava piu’ adatto a questa registrazione, tutto qui.
  • Ho visto che avete cominciato musicando opere teatrali, tornerete mai a dedicarvi al teatro? e come vi vedete per colonne sonore?
  • Per ora non abbiamo offerte interessanti legate al teatro o al cinema. ci piacerebbe molto fare una colonna sonora di un lungometraggio, ma NON per un film in cui nel titolo ci sia la parola “amore” coniugata con “ritorna”, “molesto” o “prima o poi arriva”.
  • Passiamo al live, ho visto che avete fatto una data all’interno del Tora Tora Festival, come siete stati contattati? come vi è sembrato il festival?
  • Ci hanno mandato una mail, oppure telefonato. ci e’ sembrato interessante suonare davanti ad un pubblico che per la maggior parte non aveva idea di cosa gli stava per capitare. e’ stato divertente.
  • Parliamo del vostro breve tour italiano con i Nomeansno. Posso chiedervi come mai siete andati in tour con loro? confesso che alla 4 canzone dei Nomeansno ho abbandonato il pubblico [che ci volete fare? non è proprio il mio genre]…
  • Anche se non e’ evidente, siamo letteralmente cresciuti con i nomeansno. sono stati il primo ascolto a farci capire che e’ possibile fare musica uscendo dai 4 quarti, e da li’ e’ partita, e si e’ poi evoluta, molta della nostra ricerca ritmica. con gli anni abbiamo fatto 3 tour insieme e si e’ creata una grande amicizia.
  • Cercando in nternet notizie su di voi ho letto che avete avuto problemi con il pubblico [ cito: “urlacci,bicchieri di birra pieni e sigarette accese tirati sul palco”], questo fatto mi ha portato alla mente un episodio successo pochi giorni fa. Stavo sentendo la radio e si stava introducendo un giovane cantautore (Pallante) romano che presentava alcuni brani del suo disco accompagnato dall’acustica. Il presentatore chiede agli ascoltatori un parere e il primo messaggio che arriva è “sparagli e metti su i korn”. Perchè il pubblico italiano è così maledettamente stronzo?
  • Non e’ solo quello italiano. ci sono sacche di ortodossia, gente che si sente libera perche’ ha il tatuaggetto, ma in realta’ e’ solo un ortodosso che fa le boccacce da dentro la sua gabbia. questo c’e’ nel rock, nel jazz , nell avanguardia e nel punk. tante piccole chiesette che credono di avere ragione, e i loro fondamentalisti con la cresta o la maglietta lonsdale o la barba. ci dispiace per loro, e che restino a cuocere nel loro brodo.
  • Per finire una domanda per uno Jacopo – Confesso che sei “lo Zu “[si può dire? ha senso?] che mi ha colpito più di tutti per il tuo modo di suonare con/tra/fra/su la batteria. Ho notato che hai anche 2 rullanti di cui uno molto secco. come mai questa disposizione tecnica senza l’uso di Tom?
  • Jacopo – I due rullanti, accordati in maniera radicalmente diversa, uno ricco di armoniche l’altro secco e basso, mi permettono di avere a disposizione un numero di timbriche maggiore su cui poter lavorare.Lo stesso metodo lo applico sui timpani.
  • Massimo – Vedendo dalla prima fila il concerto ho notato il tuo basso… ma com’è settato? che marca è? se non ricordo male ha 5 manopole e 2 switch, ci puoi svelare “i suoi segreti?”
  • Massimo – e’ un basso artigianale costruito negli anni 80 da john diggins a birmingham, uk . un solo pezzo di mogano senza aggiunte o viti. tastiera in ebano, 2 humbucking attivi, eq. attiva.
  • Luca, sei l’elemento anomalo del gruppo. ogni volta succede tipo “conosci gli Zu? sono un terzetto: basso, batteria e…” “chitarra” ” no, sax!” Scherzi a parte, tu che sei sassofonista puoi spigarci cosa si prova a sentirsi dire : “You have created a powerful and expressive music that totally blows away what most bands do these days!” da uno come John Zorn.
  • Luca – ci rincuora!
  • Buona fortuna per il nuovo lavoro ragazzi!