I am Kloot: Un'intima serata con gli I am Kloot

La particolare cornice del Teatro Pavone di Perugia fa da base alla seconda data italiana degli I am Kloot. Gli inglesi per la prima volta (parole loro) si confrontano con un realtà “intima” come quella di un teatro.
Sinceramente ero curioso di vedere questi “ragazzi” di Manchester alla prova live dopo aver apprezzato molto il loro primo album “Natural History”. Ma prima della loro esibizione, sul palco appaiono i Lilith. Gruppo umbro che ha l'ingrato compito di rompere il ghiaccio con il “silenzioso” pubblico perugino.
Lo fanno subito con un'alternative rock granitico, complesso e delicato allo stesso tempo. Una buona parte del pubblico sembra apprezzare la prova dei 5 ragazzi. La band alterna canzoni presenti del loro primo album “Fra le cose” (recensito nella sezione Deb Release), e nuove composizioni interessanti con arrangiamenti molto più curati, che aspettiamo alla prova dello studio.
Dopo la prova dei Lilith, è la volta dei già citati I am Kloot. Il gruppo inglese si dispone sul palco nella loro formazione a tre. La stupenda Ludwig di Andy Hargreaves è la prima cosa che mi colpisce (deformazione professionale! eheh), anche il cartone di birra che usa John Bramwell per appoggiarsi è un particolare importante nell'economia dello “spettacolo” degli I am Kloot. Sulla sinistra invece è disposto Pete Jobson, bassista e tastierista del trio che in tutto lo show passa più tempo a fumare, bere e farsi i cazzi suoi che altro, con quell'aria scazzata tra un Nick Cave e un Tom Waits…
Il concerto del trio britannico, si snoda tra canzoni tratte dal primo, fortunatissimo, “Natural History” e l'ultimo omonimo “I am Kloot” dove il gruppo ha trovato canzoni più immediate alle volte anche dal vago sapore brit (probabilmente complice anche il cambio di etichetta), mantendo però quello stile di folk-rock melodico che li ha resi famosi.
Parlando dello show in se, c'è da dire che gli I am Kloot hanno fatto il compitino molto bene. Sicuramente la cornice del teatro pavone ha contribuito molto a creare le giuste atmosfere, e sopratutto ha contribuito all'attenzione delle persone verso la musica. Cosa che non so in quale misura si poteva raggiungere in palazzetti, locali o altri posti. Difatti ho saputo che la data di Milano non è stata particolarmente memorabile.
Ma ritornando a Perugia, come dicevo, lo show degli I am Kloot scorre via piacevole, senza intoppi, John sul palco ha carisma, lui e la sua chitarra si vede che sono tutt'uno e tra una canzone e l'altra cerca di rompere il silenzio del teatro con delle battute, Andy Hargreaves dietro le pelli è davvero notevole, preciso e interessante nella ricerca dei suoni. Cambia molto spesso bacchette e modo di suonare e colpire le pelli. Sicuramente molto del muro sonoro prodotto dagli I am Kloot è merito suo. Da segnalare quando John ha inveito con diversi F*ck verso un ragazzo della prima fila che, a quanto abbiamo appreso, sembrava stesse bevendo qualche dozzina di birre in lattina, fumando e mostrano poco rispetto per lo show degli inglesi, che nella figura di John, hanno ricambiato il favore con perfetto stile anglosassone. Alla fine del concerto il trio ritorna sul palco per un bis di un'altro paio di canzoni tratte dall'ultimo album, tra cui il singolo “Life In A Day”. Dopo il concerto John si è intrattenuto molto al banchetto del merchandising firmando cd, magliette, provandoci con delle fans (eheh), per poi andare via cartoni e strumenti in mano come si prescrive ad ogni musicista indipendente che si rispetti, privo di divani, groupie e home theatre post-concerto.
  • C'ero anche io :guitar:!!! Gran bel concerto, è stato un onore poterlo aprire – grazie Francesco per quanto hai scritto sui Lilith –
    Devo dire che in 3 riescono a rendere un suono pieno e coinvolgente… bravi e simpatici, dall'8aprile stimo un gruppo in +!