Omar & the Howlers – Boogie Man

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Il Texas è uno degli stati americani con la più grande cultura musicale, da qui sono venuti alcuni dei più grandi interpreti di rock e blues di sempre . SRV, Blind Lemon Jefferson, Lightnin Hopkins, Johnny Winter, ZZ Top sono solo alcuni dei nomi più noti. Da questa regione proviene anche Omar Dykes, leader e anima della band Omar & The Owlers. Il suo non è certo un nome molto noto al grande pubblico ma Omar è attivo da quasi un quarto di secolo. Fin dai primissimi anni ’80 il nostro infiamma i palchi texani con il suo rock blues incendiario e la sua voce alla carta di vetro. La sua musica è un blues con forti tratti boogie ma che non disdegna certo di avventurarsi in territori più o meno attigui , ma sempre legati alla sua terra, come lo swamp blues, o il rock alla Creedence. La sua voce poi è qualcosa di speciale, è una sorta di incrocio tra Captain Beefheart e Billy Gibbons con una spruzzata di John Fogerty. Roca, tagliente grintosa, in perfetta armonia con il suo infuocato stile chitarristico. Boogie Man è ormai il suo quattordicesimo album, live compresi, e risulta essere decisamente uno dei migliori del lotto. La ricetta non si discosta molto dai precedenti e onestamente non vedo perché dovrebbe farlo. Omar propone la sua musica e lo fa in modo sempre più esplosivo. Alcuni lo hanno accostato a George Thorogood ma francamente, dopo quasi 25 anni di carriera, mi sembra ingeneroso farlo. Omar ha ormai uno stile proprio e facilmente identificabile. Certo la forte attitudine al boogie dai tratti selvaggi ed ipnotici è quella, ma non per questo il nostro deve esser degradato a semplice copia di artisti più noti. Le 11 canzoni che compongono questa sua ultima fatica da studio sono tutte belle e accattivanti, impreziosite da una notevole lista di ospiti di lusso tra cui spiccano Chris Duarte, Terry Bozzio (si proprio lui), i Double Trouble Chris Layton e Tommy Shannon, Alejandro Escovedo. Ognuno porta al disco la sua parte di originalità e il lavoro ne guadagna certamente non risultando mai banale e monocorde. Si passa così dall’incendiaria title track il cui titolo dice tutto: Boogie blues tirato e secco, un pugno nello stomaco da ascoltare col volume a palla. “Bamboozled” è calda e polverosa come le strade del Texas ma viste dal finestrino di un bolide lanciato a 200 all’ora. “Stone Cold Blues” non arretra di un solo millimetro il tiro granitico del nostro e la voce luciferina di Omar fa tremare le vene ai polsi. “White Crosses” è invece molto tex mex, sembra quasi tratta da un film di Sergio Leone. “Drowning in Love” è melodica e cadenzata . “Shakin’” vede Duarte alla chitarra con Omar che sputa fiamme e alligatori dalla bocca con tanto di eco infernale a suggellare il tutto. “Right There in the Rain” vede Escovedo come ospite, alla seconda voce, e la canzone ha i tratti solari di una road ballad, una boccata di ossigeno prima di rituffarci senza esitazioni nelle acque fangose delle paludi del Mississippi con gli alligatori e i diavoli del voodoo a cantare con Omar “Bad in a Good Way”. La chitarra spasmodica è ancora quella di Duarte a cui si aggiunge per l’occasione Jon Dee Graham. Con “Mississippi Mud” il nostro dichiara tutto il suo amore per il Delta, il fango e il whiskey che sono gli ingredienti di base della sua musica. Si chiude con “All the Love We Can Stand” con il boogie blues che torna assoluto protagonista tra chitarre distorte e ritmica ipnotica.
Omar & The Owlers ci regalano 11 canzoni secche , graffianti, polverose, torride e infernali. 11 coltellate di vero e sanguigno boogie blues alla texana. Una vera manna per gli amanti del genere ma anche un buon modo per conoscere un’artista che ha fatto della coerenza e dell’amore per la sua musica il suo dettame di vita.