Xiu Xiu: Il paradosso dell'emozione..

Sinceramente resto un pò spiazzato quando vedo la strumentazione sul palco. Ascoltando i lavori degli Xiu Xiu mi immaginavo una camionata di cavi, pc per programmare, diavolerie elettroniche e chi più ne ha più ne metta. Resto spiazzato perchè sul palco, oltre a quattro amplificatori (tra cui uno piccolissimo attaccato alla chitarra di Jamie Stewart e amplificato a sua volta da un microfono), ci sono due synth totalmente analogici, un triangolo (??), una drum machine e una chitarra elettrica, tutti ravvicinati tra loro come a creare un piccolo spazio intimo dove il gruppo può muoversi. Infatti quando il gruppo -due persone- entra, si mette al suo posto senza spostarsi per tutto il concerto.
Gruppo che sembra non essere abituato alle esibizioni live: lei timidissima, sorride e ringrazia alla fine di ogni pezzo, lui sembra un teenager collegiale da telefilm americano. In effetti il set inizia quasi in punta di piedi, e si prediligono i pezzi più lenti ed intimi (incalzante e commovente “Fabulous muscle”, stentata all'inizio e esplosa poi), quasi come suonare senza disturbare. E il pubblico non rimane coinvolto (tralasciando l'estasi delle prime quattro file) e sembra non dare attenzione alla band davanti a loro, complici anche i silenzi tra un pezzo e l'altro per preparare i suoni. In effetti, da questo punto di vista, il gruppo suona perfettamente, ma non entra ancora in sintonia col pubblico, lasciando troppi vuoti. Ma quello che in effetti è un punto a sfavore, nel complesso diventa anche caratteristica dello show, enfatizzando il fatto che delle persone così “docili” possano tirare fuori tanta rabbia, tanta disperazione e tante emozioni.
Giusto il tempo di ingranare e la magia inizia: il suono si dipana tra la fantastica interpretazione vocale di Jamie Stewart -che a tratti commuove per la sua forza espressiva- e il rumorismo analogico degli strumenti; anche il pubblico comincia ad essere coinvolto poichè applaude entusiasta alla fine di ogni pezzo. Vengono presentati per la maggior parte i brani di “Fabulous Muscle”, e stupiscono per come facilmente vengono riportati in sede live senza essere snaturati e anzi, mantenendo una potenza evocativa da brividi. Un'ora di concerto in tutto dove nella quale gli Xiu Xiu non si risparmiano per niente: urlano, si dimenano, poi sussurrano, sembrano quasi non accorgersi del pubblico che disturba (in questo caso mi verrebbe da citare l'inizio di “largo all'avanguardia” degli Skiantos, ma lasciamo stare..) regalandoci ogni volta la migliore interpretazione possibile; la cover di Janis Joplin, “Fast Car” raddoppia la sua espressività che ha nel disco, complice anche un notevole trasporto di lui durante il quale sembra quasi commuoversi mentre si dimena nel suo piccolo, e delimitato da se stesso, spazio, “Crank Heart” sembra quasi un momento scherzoso iniziale che poi ci travolge con la drum machine, a volte i due sembrano farsi trafiggere dalla musica e questo al pubblico non può far piacere. Il set si chiude con l'encore di “I Luv The Valley, oh”; encore dal punto di vista dello spettacolo non molto riuscita, ma si sà, queste sceneggiate sono ormai (sfortunatamente) d'obbligo. Ma l'atteggiamento imbarazzato dei due per una cosa del genere non viene rispecchiato dalla musica che chiude il concerto nel migliore dei modi, tra rabbia e una sorta di litania. Litania che accompagna anche all'uscita del concerto insieme a tutti i paradossi della serata: l'analogia, la timidezza, l'ambiente a volte ostile e parallelamente l'esplosione, la bellezza, la rabbia, il trasporto. Come risultare bravissimi ed emozionanti essendo le persone più semplici di questo mondo. Andando via non posso che essere d'accordo con l'entusiamo delle persone che avevo vicino e sperando, come loro, nel prossimo concerto. Già se ho voglia? Eh si..