Ellis, Tinsley – Hard Way

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Strano destino quello di Tinsley Ellis: Il nostro non è certo un ragazzino alle prime armi visto che ormai è attivo da quasi 20 anni, ha esperienza da vendere , un songwriting di tutto rispetto, una bella voce e alla chitarra ci sa fare come pochi. Inspiegabilmente però la sua carriera non mai preso veramente il volo. E dire che ha inciso sempre per label abbastanza importanti come la Alligator prima e la Telarc ora. La spiegazione sta forse nel fatto che la formula sonora del nostro è sempre stata un pochino troppo contaminata per piacere ai puristi del blues e un pochino troppo blues per piacere agli amanti di quel rock bianco che negli ultimi anni sta andando molto forte in America. A fronte di questo ragionamento devo dire che uno come lui sta sicuramente meglio in una casa discografica come la Telarc che copra suoni diversi piuttosto che nella major del blues la Alligator. Il suo lavoro precedente “Hell or High Water” del 2002 mi era piaciuto molto e mi aspettavo grandi cose da questo suo nuovo disco. E le grandi cose sono arrivate anche se al bravo Tinsley manca ancora un pochino per fare il suo capolavoro. Comunque sia questo “Hard Way” è , a mio giudizio, il suo disco più bello e completo. Rispetto agli esordi Ellis ha imparato a limitare l’uso della sua 6 corde dando più spazio alle canzoni che agli assoli. Un processo che era iniziato nei dischi precedenti e che in questo è giunto a compimento Da questo ne hanno tratto vantaggio proprio i brani che sono tutti altamente gradevoli. Non mancano certo le parti di chitarra e i solo, ma ora sembrano decisamente più inseriti dentro al contesto rispetto al passato. Come al solito il nostro presente la sua formula musicale fortemente influenzata sia dal blues che dal soul senza dimenticare il folk e una certa componente southern che da sempre campeggia nel suo DNA di uomo bianco della Georgia. Il disco si apre con “Still in the Game” un poderoso rockblues di quelli che lasciano il segno. “Let Him Down Easy” ha i tratti della southern ballad malinconica, grande chitarra e belal prova canora del nostro che si dimostra autore ricco di talento e con uno spiccato gusto. Molto efficace la seconda voce femminile (Donna Hopkins) che fa da controcanto lieve nel ritornello. “Me Without You” è invece segnata dall’hammond (Kevin McKendree) che le da un tocco di soul senza però rinunciare al sapore squisitamente sudista dettato dalla bella chitarra elettrica di Tinsley. “I’ll Get Over You” è più r&b oriented con un bell’uso del wha-wha ed Ellis particolarmente ispirato alla voce. “And It Hurts” è acustica, a cavallo tra folk e blues ma con un nonsochè di rock che le dona un fascino particolare, una di quelle song che al nostro riescono sempre particolarmente bene. La successiva “La la Land” vede Tinsley misurarsi con sonorità lievemente psichedeliche in una insolita ballata tutta incentrata sul wha – wha e sulla voce con la batteria in bella mostra. “Fountain of Youth” è puro sud al 100% con tanto di armonica graffiante e melodia dal sapore country. “Love Bomb” ritorna invece su territori decisamente più rock mentre “Her Other Man” è un altro di quei brani acustici di cui dicevamo prima, sempre gradevole. “12 Pack Poet” torna ancora al rock ma lo fa con un approccio decisamente più hard con voce filtrata e chitarre distorte. Si chiude con “The Last Song” un superbo slow dove Tinsley mette in mostra tutta la sua abilità di grande axeman con lunghi e struggenti assolo, e di cantante con una prova vocale forte e calda, roca e sofferta il giusto.
Hard Way mi è piaciuto molto, forse non ha momenti memorabili ma nell’insieme è un gran bel disco suonato e cantato come si deve. Speriamo che qualcuno sia ccorga di lui perchpè a mio avviso il buon Tinsley merita molta più considerazione di quella di cui gode tutt’ora