Pop, Iggy – The idiot

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Prendete la voce di uno dei rocker più nichilisti ed autentici che siano mai esistiti, unitela ad un suono elettro-rock ipnotico, lugubre, stordente, ed otterrete un disco come “The Idiot”, di Iggy Pop.
Questo album, uscito nel 1977, prodotto da David Bowie, il quale ha composto con Iggy la totalità dei brani.
The Idiot risente in modo in modo evidente delle sonorità care al Bowie di quel periodo: musica elettronica, sonorità oscure e decadenti, e ci riporta in modo inconfondibile ai dischi usciti dalla collaborazione Bowie-Eno, dischi come Heroes e Low, per intenderci.
La strana simbiosi tra il Duca Bianco e l’Iguana, due personalità tanto forti quanto artisticamente differenti, dà vita ad un risultato, a tratti, davvero sorprendente: un disco cupo e tetro, composto da 8 brani, alcuni dei quali piuttosto lunghi, magmatici, ossessivi; in certi momenti è davvero difficile riconoscervi l’Iggy Pop di Fun House o di Raw Power. Emblematica in questo senso l’iniziale Sister Midnight, la voce di Iggy è quella di un automa tra la nebbia, la ritmica è lenta, metallica.
Nightclubbing è bellissima e conturbante. Funtime è una lunga cavalcata elettrica. China girl è un pezzo che verrà reso famoso da Bowie, questa versione, piuttosto cupa ed intonata al resto dell’album possiede un suo macabro romanticismo. Dum Dum Boys e Mass Production sono i due capolavori assoluti del disco: due brani lunghi, malsani, cantati con voce monocorde e cibernetica. I ritmi sono sempre dilatati e pesantissimi: inevitabile pensare a paesaggi degni di Blade Runner.
In definitiva un disco non perfetto ma sicuramente interessante, anomalo nella discografia di Iggy Pop, ma che ha il pregio di essere, a più di 25 anni dalla sua uscita, di una attualità sconcertante.