Meg – Meg

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Un tempo prima donna della combattente Officina 99, Maria Di Donna, in arte Meg, oggi decide di uscire allo scoperto. Tra le mani il suo cd, lo guardo e lo riguardo, ma continuo a credere che non sia davvero lei. La ricordo ancora quella esile figura militante al fianco di quel grosso omone sempre incazzato, impegnata ad esprimere rabbia e sdegno nei confronti delle ingiustizie sociali e politiche. Tutto ciò sembra essere completamente sfumato e il suo nuovo progetto solista svela probabilmente la sua vera natura artistica evidentemente rimasta nell’ombra per troppi anni. Imboccata la strada dell’egoismo assoluto con questo prodotto si evince la chiara e netta intenzione di mostrarci tutto quello che lei e solo lei questa volta ha scelto e sperimentato, con estrema determinazione e senza paura. Basta pensare alla scelta del nome della sua etichetta “Multiformis” , che l’ ha vista profondamente e intimamente impegnata, al fine di giungere ad una parola che racchiudesse in un colpo solo tutti gli aspetti vivi in lei. Parte la prima traccia e in pochi istanti ci si immerge immediatamente in un’atmosfera dalle tonalità campestri e con una melodia che contrappone sfumature fiabesche ad energici artifici elettronici (Olio Su Tela). Decisa a mantenere sequenze suggestive e incantate ci accompagna nel suo mondo fatto di estremi opposti ma imprescindibili, di sogno e realtà (Simbiosi), di mare e di terra e di tutti quegli elementi di cui lei stessa è composta (Elementa), insieme ai suoi preziosi ricordi d’infanzia. Proseguo nell’ascolto e continuo a percepire intorno a me quella poetica dimensione “multiforme” che con conturbanti beat elettronici e cori improvvisi esprime in (Parole Alate), delle quali ne scopre furiosamente l’infinita potenza. Ed ecco poi che arriva il momento in cui, con un’introduzione che riporta alle melodie da carillon, libera la voce in (Audioricordi) ricordandomi quella delicatezza che solo la musica italiana degli anni 60 ha saputo trasmettere. Ancora una volta si cambia scenario ed improvvisamente la cantante napoletana abbandona il suo adorato Golfo per portarci in Brasile e farci agitare le anche a ritmo di samba (Senza Paura), ma solo per qualche minuto però, perché troppo desiderosa di dimostrarci come se la cava con un brano in inglese (Invisibile Ink -Is What I’ll use-) che interpreta accompagnata da uno swing morbido e delicato. Ci confonde e ci strabilia quindi, la nuova Meg nelle sue nuove vesti, meno aggressiva, più tenera ed intimista ci offre le sue poesie con eleganza e raffinatezza e con evidenti richiami a quel pianeta sonoro già abbondantemente sperimentato da Bjork, ma con “i problemi del mondo sempre nel cuore”.