The Boy Least Likely To – The Best Party Ever

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Ammettiamolo: la primavera è la stagione più allegra dell’anno. L’estate ti lascia in bocca quel retrogusto di amaro, quella sensazione effimera di qualcosa che può finire da un momento all’altro. La primavera no. In primavera sbocciano fiori, si starnutisce un po’ per il polline e il sole inizia a brillare in alto nel cielo allungando le giornate e disegnando sorrisi sulle bocche sporche di gelato di chi cammina per strada. E per una stagione così allegra e piena di vita occorre assolutamente un disco degno di codesti momenti dal sapore di arcobaleni (immaginari e non) e frutti di bosco. Un disco in perfetto stile indie-pop, spensierato e senza troppe pretese, da fischiettare per strada e da ascoltare al mattino per continuare a sorridere per tutta la giornata. Un album come quello dei The Boy Least Likely To, per esempio. Dopo aver pubblicato tre singoli su 45 giri in edizione limitatissima che avevano come confezione un sacchetto del pane, eccoli arrivare alla fatidica prova del primo disco. “The Best Party Ever” è un misto di colori caramellati e filastrocche felici, è la freschezza di una pesca appena sbucciata e della prima giornata in piscina con gli amici, è semplicemente un album di 12 piccole biglie pop che sbattono tra loro in tintinnii di xilofono. Preso il nome da una b-sides del sempre amatissimo Morrissey (il nome Smiths non è nuovo a nessuno, vero?), TBLLT sono dei Belle and Sebastian che hanno trovato per caso una lampada magica e dopo averla strofinata hanno chiesto di ritornare bambini e di trasformare i loro strumenti in tastierine giocattolo e in chitarrine coperte di margherite. Filastrocche dolci e solari da fare invidia ai nostrani Pecksniff, canzoncine perfettamente indie pop come la morbidosa “Paper Cuts” che profuma di Language of Flowers o l’esplosione di suoni infantili di “I’m Glad I Hitched My Apple Wagon To Your Star”o ancora una “The Battle Of The Boy Least Likely To” che ricorda il Ballboy di “A Guide For The Daylight Hours”. Un pomeriggio dove, a fare merenda, si incontrano i “bimbi” (almeno interiormente) della shelflife records e a cui si intrufolano per rubare pane e nutella i due Club 8 e i Camera Oscura. Pete e Jof (duo che si nasconde sotto il nome del gruppo in questione) si sono divertiti a giocare con synt, flauti e coretti degni della migliore edizione dello zecchino d’oro e questo disco ne è il risultato. Nessuna pretesa di essere seri ma solo l’intento di ricominciare a guardare il mondo dal basso verso l’alto con gli occhioni spalancati a un mondo che non si conosce e di ritornare a domandarsi perché il cielo è blu e l’erba verde. Ritiriamo fuori dunque i nostri peluche come nella migliore tradizione di Calvin and Hobbes (non è forse a loro dedicata implicitamente “My Tiger My Heart”?) e perdiamoci dentro questa primavera lasciando per una volta la serietà forzata e l’impegno scontato fuori dal miglior party di sempre.