Oneida: Wedding Heaven & Hell

Un’ora di ritardo, un gruppo spalla a dir poco imbarazzante e giorno pre-lavorativo: ci sarebbero tutte le carte in regola per incazzarsi e dare fuoco al locale sbraitando come indemoniati; invece, al Circolo degli Artisti non è successo nulla di tutto questo. Ed è certo che anche solo l’esibizione dei supporter avrebbe meritato almeno una piccola incandescenza. Già, i Boris, o almeno credo si chiamassero così, da quello che ho potuto spulciare sul banchetto della vendita cd a fine concerto. Non sapere chi hai davanti durante un concerto rasenta l’incredibile: né una parola, né un grazie, né un ciao, né un nome di un canzone: nulla di nulla. Scambiati da me per roadie in un primo momento, questo trio (basso/chitarra, batteria e tastiera) sale sul palco e.. comincia a far casino. Nessuna parola più adatta per commentare un set troppo cattivo per essere acido, ma troppo rumoroso per essere cattivo e troppo impacciato per essere rumoroso.. insomma, il cerchio non viene mai quadrato, e i Boris danno l’impressione di salire per la prima volta sopra un palco. Acerbi e rumorosi in un ipotetico incrocio di suoni tra il noise e gli Oneida, tra uno sbadiglio, un applauso degli amici sotto il palco e un raschiamento di nervi, disturbano il pubblico fino a mezzanotte quando entrano gli Oneida per cambiare set. Diciamolo subito: il trio newyorkese è il trionfo del nerdismo! Basterebbe solo citare Kid Millions che a stare ben attenti si avvicina più allo stereotipo di tecnico della Microsoft che ad un musicista mezzo umano e mezzo robot al quale non è concesso a) di sbagliare un attacco; b) di non riuscire a tenere ritmiche identiche senza alcun calo per più di mezz’ora di seguito; c) riposarsi un attimo e andare fuori tempo, poiché canta anche. Sarebbe bastato in verità l’attacco psichedelico di Each One Teach One – trasformata live in una suite con un intro rumoroso da più di dieci minuti – per capire che non ci si trova davanti un gruppo di rodie che fa finta di sistemare la strumentazione per coprire il ritardo del gruppo; questo per farvi capire l’impatto iniziale di trovarsi davanti un tizio che potrebbe essere il vostro professore di matematica e un altro che potrebbe essere quello che la settimana prima vi ha invitato alla sua grigliata di presentazione al quartiere. Dopo la parentesi di Capt. Bo Dignifies the Allegations with a Response trasfigurata e straziata da un gruppo punk in acido, si fanno strada i pezzi dal nuovo The Wedding (un'acidissima Lavender e Did I Die); e c’è da dire che se su disco immediatamente s’intuisce la dimensione in qualche modo meno urgente e più melodica del suddetto lavoro, al contrario nella versione live non perde una briciola di quella che sarà l’attitudine Oneida per l’intera serata: vale a dire un muro di suono multicolore e multiforme. Nelle mani di Fat Bobby, Kid Milions e Hanoi Jane anche un disco di rutti diventa un dannato capolavoro. Sarà l’approccio da pupazzi schizofrenici caricati a pile Duracell, saranno i siparietti tra un pezzo e l’altro e la voglia di scherzare dei componenti, sarà che tra una People Of The North in un improbabile crossover a metà tra Each One Teach One e Anthem Of The Moon dalla durata di quasi quindici minuti di reiterazione sonora e una Sheet Of Easter finale (“not a Grateful Dead”, dal palco) che ha mandato in delirio ogni persona del Circolo per un quarto d’ora di pogo/catarsi totale (ed è vero! Dal vivo veramente resistono quindici minuti a fare “light light light light..” suonando sempre lo stesso giro!) hanno dato in pasto al pubblico la vera essenza di quell’animo garage scalcinato a metà strada tra il kraut rock, le anfetamine e l’aritmia cardiaca. Annotazione personale: la prossima volta tenersi lontano dagli amplificatori: sento ancora dentro le orecchie i ritornelli dei pezzi. Nota dolente della serata: l’acustica del Circolo, solitamente di buon livello stavolta non ce l’ha fatta a reggere il muro sonoro del trio.. un trio, vi rendete conto? Roba che ancora ora sono convinto che avessero altre tre persone dietro il palco..

  • gran bel concerto, un muro sonoro devastante, e bella recensione, grazie, mi hai fatto rivivere una splendida serata…

  • E' andata a finire che io me li sono persi :|
    Spero di avere al più presto una nuova opportunità per vederli dal vivo…

  • Confermo lo stesso per Bologna… uno dei concerti più ipnotici e sconcertanti che abbia mai visto… sono ancora sconvolta dalla loro bravura. Una batteria al limite del reale. Sono dei grandi, punto.