Negramaro – Mentre tutto scorre

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Devo riconoscere che è notevolmente spiacevole essere imparziali, spassionati e soprattutto distaccati quando ti ritrovi a valutare sonorità che distingui inevitabilmente come provenienti dalla tua terra, la Puglia, il Salento. E soprattutto quando i soggetti in questione, per sedurre le orecchie dell’Italia intera, scelgono fieramente, come nome d’arte, un sostantivo che raccoglie in sé tutti i profumi e i suoni del loro paese d’origine. Un’impresa audace quella affrontata dai sei giovinetti di Copertino, trasportati inaspettatamente da un’oscura cantina di un’antica masseria alla fiorente “brigata Sugar” tra le braccia del suo amorevole “caschetto d’oro”, sempre pronta ad accogliere in famiglia promettenti bambini prodigio (Gazosa a parte). Dal 2000 ad oggi, in pochi anni apprezzabili traguardi, dalle faticose selezioni regionali alla convincente melodia di “mamma Rai”….sempre al mio fianco resteRai. Nel loro caso quindi devo ammettere che l’impresa non è stata così dura come temevo inizialmente. Questo album si lascia ascoltare gentilmente, scorre in maniera schietta e genuina, senza alcun intento pretenzioso e assolutamente non mascherato da misero anticonformismo che invece nella maggior parte dei casi conduce, inevitabilmente, all’esatto contrario. Quindi 12 tracce spontanee e sincere aperte dal rock melodico e malinconico di “Nella mia stanza” e “Solo 3 min”, con sonorità che con scarsa difficoltà riportano alle atmosfere ricreate da Coldplay e Radiohead. Si affronta senza disastrose scontatezze anche il rock gradevolmente più rabbioso di “Mentre tutto scorre” e più scanzonato di “I miei robot” intravedendo alcune similitudini anche con altri interpreti della canzone italiana come Gino Paoli o coetanei tipo Le Vibrazioni. Il primo per la consonanza dei testi (specialmente in “Nella mia stanza” e nella lenta e rilassata “Solo per te” impreziosita da virtuosismi vocali accompagnati da un nostalgico sax), i secondi per una tollerabile somiglianza nel colore della voce specialmente in “Estate”. Risulta davvero allettante ascoltare anche come interpretano lo storico cavallo di battaglia di Don Backy “L’immensità”, ammettendo che se la cavano degnamente regalandole un’aria più tenebrosa e meno strappalacrime, che finalmente riesce a renderla meno patetica e apprezzabile anche da ascoltatori under 50. Il brano di questo disco a mio parere più riuscito? La ghost track. Riprende la base di “Scomoda-mente” in un’ ammirevole melodia eseguita al pianoforte, velocizzata dalla perfetta mescolanza di intensi e decisi beat elettronici. Forse sì, in alcuni momenti non spiccherà di arditezza, ma tutto sommato un lavoro apprezzabile e meritevole e prima di buttarli nel calderone della magra musica pop commerciale italiana, preferisco aspettare che crescano ancora un po’, quasi convinta che riusciranno a distinguersi dignitosamente.