Candlebox – Candlebox

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

E’ proprio vero! Dici 90-95 e ti figuri prontamente la nutrita figliolanza di “mamma grunge”. Uno alla volta, senza spingere, un po’ per uno, in vetta alle classifiche, giusto il tempo di vendere quei 4-5 milioni di copie, lasciare il proprio nome nella preziosa lista all’ingresso di quell’altrettanto prezioso lustro, per poi dileguarsi cautamente. Certo anche sfacciatamente derivativi, ripetitivi e scontati a tal punto da diventare irritanti. Noi invece tutti lì, fieri e convinti che seguire quella sconosciuta ed esplosiva corrente fosse sinonimo di unicità e rarità. In realtà dopo pochi istanti divenne moda, tendenza comune, un marchio di fabbrica che acutamente gonfiava le tasche di produttori e ragazzacci capelluti. Per quanto prevedibile e banale, nel 93 il sound grunge raggiunse ancora una volta le orecchie del vecchio continente e ancora una volta anche le mie! “Candlebox” appariva sugli schermi dell’ormai defunta emittente Video Music, neanche il tempo di soffermarsi che già quei riff un po’ sconvolti e un po’ melodici ti erano entrati in testa e quel disco doveva essere tuo a tutti i costi. I 4 altrettanto irsuti Candlebox giocarono subito d’astuzia : l’approdo a una major (Maverick, succursale Warner), e l’uscita di un primo singolo “Far Behind” di facile ascolto ma allo stesso tempo favolosamente epidermico. Un’apertura violenta e incendiaria sulle note di “Don’t you”, decisamente ispirata alle sferzanti sonorità Soundgardiane, con impulsi metal e con una voce che aggiunge nuove sfumature, carica di pregiate stratificazioni e variabili. Stessa aggressività la ritroviamo in “Arrow” rabbiosa e ardente acuita da una chitarra assolutamente penetrante. Ancora “Rain” con i suoi virtuosismi rock blues e tersi momenti di funk rock e “Mothers dream” arricchita da una voce trasformista di nobile estensione a tratti lisergica e tesa. Degna di nota anche la dolciastra ballata “Cover me” e la sua giusta mediazione tra anima elettrica ed acustica da contrapporre invece a “He calls home” altra ballata acustica di chiusura, lenta e interminabile, dai toni mesti e anche un po’ paranoici. In effetti i richiami non sono riconducibili soltanto ai Soundgarden. Particolarmente evidente è anche la loro simpatia nei confronti degli Stone Temple Pilots, ma non sono affatto d’accordo con chi in passato si è limitato ad accusarli di aver dato vita soltanto ad una arida riproduzione. Preferirei parlare di un esercizio di bella calligrafia e del resto quale gruppo tra il 1987 e il 1995 non è stato paragonato ad un altro dei colleghi di classifica. Sicuramente non avranno spiccato in originalità e in creatività ma considerando la fruttifera produzione di quegli anni non doveva essere per niente facile riuscire ad essere unici ed eccellenti allo stesso tempo. Altri due album racchiudono la storia dei 4 californiani, di sicuro non dello stesso livello, ma non avessero fatto altro che questo omonimo, i Candlebox avrebbero comunque un posto di assoluta rilevanza nella storia di questa musica che ci ostiniamo a chiamare grunge.