24 Grana – Underpop

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Che strano! Passano gli anni, i decenni e immaginare di chiedere al popolo di ascoltatori italiani un nome qualsiasi che rimandi alla canzone napoletana, riporterebbe inevitabilmente sempre alle solite risposte “d’ordinanza”! E vai con i vari Ranieri, D’Alessio, D’Angelo, nella migliore delle ipotesi un Pino Daniele dei tempi d’oro. Eppure in questi ultimi dieci anni Napoli è stata sorgente di nuovi orientamenti sonori, che pur partendo dal “sottosuolo” e con contenuti decisamente lontani da “’O surdato ‘nnammurato”, hanno sicuramente contribuito a far soffiare aria nuova nella “musica del Golfo”. Una compagine di freschi “cantastorie” ai piedi del Vesuvio che a colpi di vernacolo ha avuto come primo obiettivo la denuncia del degrado sociale e degli scempi politici. Nel 95 inizia il viaggio anche per i 24 Grana attraverso la tradizione popolare napoletana intrisa di dub, reggae e rock, esplorando l’Italia intera in preziosissime esperienze live che negli anni hanno contribuito ad arricchire le loro testimonianze discografiche. Dal 95 ad oggi sono state diverse le variazioni di tendenza, la più evidente quella avvertita con Metaversus (1999) che cambiò le carte in tavola offrendo un sound rock più teso e severo rispetto al passato, per giungere a K-Album (2001) che abbassando i toni dub regalò componimenti più limpidi e delicati. Il 2003 è l’anno di Underpop, ultimo studio-album, che ad oggi li porta ancora a percorrere lo stivale in lungo e in largo. 14 tracce dal sound agrodolce sapientemente miscelato a liriche dall’ inclinazione intimista e sentimentale (“La Neve”, “L’attenzione”) o a ballate giocose e fanciullesche (“Vivo In Un Furgone”, “Il Gattone”). Inevitabile l’invito alla memoria musicale partenopea in “Luce E Luna” di cui, perdonate il mio passatismo, ma non posso non percepirne palesi richiami ad una suggestiva Teresa De Sio dei tempi andati. Unico cenno lampante al loro caro reggae risulta “Napule Tana” in cui il tenebroso Di Bella, accompagnato da fiati sottili, probabilmente vuole esprimere un desiderio di fuga da una realtà scomoda e poco vantaggiosa. In questa magica mescolanza di sostanze dolciastre e amarognole c’è posto anche per un po’ di rock genuino in “Canto Pe Nun Suffrì” ,“Psiconauta” e “A Cascia”. Ascoltando questo album si avvertono quindi svariate sfumature, alcune già consolidate e rafforzate dall’ esperienza 24 Grana, altre invece che approdano su nuovi mondi sonori, creando atmosfere passionali e poetiche di elevata qualità. Ok , magari questi quattro ragazzi napoletani non hanno assolutamente intenzione di entrare nel cuore del folclore popolare partenopeo, ma mi immagino quanto sarebbe bizzarro e pittoresco sentire un napoletano “verace”, magari over 50, canticchiare, invece che una strappalacrime “t’aggiu vulut’ bben’….”, un irriverente ma illuminante “Berlusca Cosca, Vasco int a vasca, Bush è nu Pusher….” (Vedi testo “A Cascia”).