Okkervil River: Okkervil in Rome…

Gli Okkervil River sono davvero stati il concerto che nessuno si aspettava. Dopo il pienone dei Ravenoettes solo pochi onorano la data del rinnovato quintetto che approda in Italia per presentare l’ultimo lavoro: Black Sheep Boy.Dalle sonorità dell’album, e dal disco con il quale si sono fatti conoscere (Down the river of Golden Dreams, e se non lo avete procuratevelo di corsa) si presagiva uno show tranquillo, un po’ folkeggiante e blues. Il tipico show di un gruppo che va in tour controvoglia, come se non fosse così entusiasta di essere un gruppo in tour. E invece no. Basta solo il batterista che entra in scena e ci si accorge che gli O.R. sono nati per stare su un palco, non tanto perché siano star, ma perché sul palco riescono a dare il meglio. Ha un sorriso raggiante, come chi sta sveglio tutta la notte in attesa di poter fare l’indomani ciò che più gli piace, sale eccitato bacchette alla mano e Jack & Daniels nell’altra, seguito dal frontman Will Sheff… più che frontman un personaggione: una specie di Harry Potter oversize imprigionato in un completo da professore di scienze di campagna con tanto di pantalone di flanella marrone, camicia, giacca e cravatta e un’orrenda sciarpa a strisce. Completano il gruppo il bassista (una pertica d’uomo) e 2 componenti “tuttofare” che nei 90 minuti del live si sono divisi tra tastiere, chitarre acustiche ed elettriche, steel guitar, mandolino, synth, maracas e tamburello. Abbondanti suoni di contorno molto low-fi per rafforzare lo spiritomolto acustico/intimo e poco elettrico/eclettico della band, che dal vivo ha una resa d’intensità anche superiore del disco, tanto impeccabili quanto genuini ed essenziali. Il concerto parte subito con quell’esplosiva emotività tipica dei loro dischi. I pezzi migliori di Down The River of golden dreams sono messi in testa (It ends with a fall, For the enemy, Blanket and Crib) e sono quelli che riscuotono più successo (tanto da eseguire persino la title track del disco), forse perché è il lavoro che il pubblico ha imparato più ad amare, ma penso che dopo l’esibizione si ricrederanno anche sul primissimo Don’t Fall in love with everyone you see (pochi brani estratti da questo lavoro a dire il vero) e impareranno presto ad amare l’ultimo Black Sheep Boy. Il concerto è travolgente e furioso da un lato, romantico e soffuso dall’altro. Gli O.R. sono un treno lanciato in corsa che accelera a valanga nei pezzi più ritmati e rallenta godendosi il paesaggio nelle ballate. I primi conquistano con gli sguiati “la la la laaaaaaaa” dei cori e con una sessione ritmica che cresce in potenza e velocità. Il batterista è un grande, sa lavorare al massimo la batteria minimale che i gruppi indie americani amano così tanto. Forse l’energia viene da quel misto di Red Bulls e Jack Daniels che i cinque hanno ben cura di non farsi mai mancare e di sorseggiare abbondantemente tra un pezzo e l’altro. Ovviamente più si va avanti e più si perdono i freni: l’intensità del cantato di Sheff sembra non toccare mai il massimo, si supera ogni volta. E’ tale non solo da scatenarlo del tutto sul palco (cerca quello spazio che il corto cavo del microfono non riesce ad offrirgli, suona sulla cassa della batteria, si dondola e si dimena con scatti quasi epilettici con la sua acustica) ma da fargli rompere con non curanza durante lo show non una, ma ben 2 corde durante lo stesso pezzo. Impossibile continuare senza riparare l’imprevisto, ma gli okkervil portano la situazione a loro favore. In un attimo scendono, spostano lateralmente le ringhiere di protezione, si precipitano nel backstage uscendo con tramezzini, panini ma soprattutto birre e alcolici a volontà commentando scherzosamente al microfono “i think we need more beer down there!”. I primi 60 minuti volano via in un soffio, e nonostante l’orario (una di notte) è troppo brutto doversene andare senza un bis, chiamato a gran voce immediatamente. Del resto non sarebbe stato un concerto completo senza l’esecuzione di Kansas City, un pezzo degli esordi che già allora aveva cominciato a far circolare il loro nome tra rete e blogs. Unico neo della serata il mio portafogli. Non avevo abbastanza soldi per poter comprare tutti i loro cd (a un vero prezzo da disco live, bisogna dirlo. 12 euro, non come Graham Coxon che vendeva il suo disco a 18…) e non sapete quant’è brutto dover fare una sola scelta quando hai di fronte 3 perle di disco. Cosa ho preso? Non ve lo dico, perché degli Okkervill River è sempre bene ascoltarli tutti e tre!

le foto non si riferiscono alla data recensita

  • black sheep boy è fra i migliori di quest'anno..

  • Vamp, scommetto che hai preso "Don't Fall In Love With Everyone You See!"!! ;)

    Comunque concordo con ciò che hai scritto, li ho visti dal vivo sabato scorso qua a Ravenna e mi hanno sconcertato… hanno un impatto live incredibile!

  • e invece no! Ho preso Down The river e puntualmente, tutte le sere, come un collegiale scemo, mi suono It Ends with a fall con l'acustica e il disco in sottofondo…

  • i dischi sono quattro, non tre!!! l'esordio si chiama stars too small to use!