MEI – Meeting Etichette (In)Dipendenti

INTRODUZIONE

Spesso si dà troppa importanza al senso letterale delle parole, ma sarò vecchio stampo io, sarà che ultimamente sull’argomento se ne leggono di tutti i colori, se leggo “Meeting delle etichette indipendenti” mi aspetto ben altro rispetto a quello che quest’anno quella che dovrebbe essere la fiera della musica indipendente offre. Il MEI nacque nove anni fa per dare voce a quel panorama musicale che normalmente ne ha molto poca, svolgendo pienamente il suo lavoro, almeno fino ad ora. Ciò non toglie che io mi pongo dei dubbi sull’edizione di quest’anno. Saranno presenti molti gruppi e molte etichette indipendenti, ma allo stesso tempo ho notato un’eccessiva apertura verso una frangia della musica italiana di oggi che poco o nulla centra con l’obbiettivo iniziale dell’evento: mi basta leggere nomi come Negramaro, Povia, o Simone Cristicchi per rabbrividire. O premi come “il brano più scaricato sul mobile” per chiedermi se non si stia portando quella che dovrebbe essere l’occasione annuale per scoprire o avere conferme sulla realtà underground italiana verso lidi più adatti a un programma pomeridiano di MTV. Bisognerebbe, inoltre, riflettere sul significato dei premi di quest’anno, molti dei quali hanno scatenato le reazioni di gruppi ed etichette, primi tra tutti Perturbazione e Gatto Ciliegia, seguiti dalla Black Candy Records; sul vero significato di eleggere Santeria come miglior etichetta proprio nell’anno della sua definitiva chiusura, senza mai riconoscerne gli effettivi meriti nel panorama italiano e senza tenere conto di realtà quali Wallace – tanto per non fare nomi – o sul premio alla carriera degli Stadio. Inoltre sul significato di etichette indipendente e di conseguenza su tutto il contesto intorno alla scelta di esibire prezzi spropositati per uno spazio stand che sempre di più assomiglia ad un banco esposizioni che non ad altro.

LE PRESE DI POSIZIONE DI PERTURBAZIONE E GATTO CILIEGIA CONTRO IL GRANDE FREDDO

Non siamo gli unici ad avere notato questo fatto, ha fatto abbastanza scalpore la presa di posizione di una band non proprio di novellini dell’ambito musicale italiano come i Gatto ciliegia contro il grande freddo, e ancora di più quella di un gruppo che dovrebbe venire premiato come i torinesi Perturbazione. Le considerazioni di Max dei Gatto Ciliegia sono molto interessanti e allo stesso tempo inquietanti: la sua principale argomentazione al riguardo è sul premio all’etichetta Santeria che, dopo essere stata trattata con indifferenza negli anni passati viene appunto premiata nell’anno in cui probabilmente (e personalmente mi spiace un sacco) chiuderà i battenti. Nell’intervento sul suo blog, il musicista affronta anche questo cambiamento di rotta del MEI, ironizzando sul premio alla carriera agli Stadio e su come in passato arrivarono i primi segnali con premi a Jovanotti e Gino Paoli. Allo stesso modo i Perturbazione scrivono sul loro blog, ma la loro presa di posizione è ancora più potente, dato che li aspetterebbe il premio come “miglior tour 2005”. Anche loro, pur puntando sul valore del MEI come evento per unire i musicisti e gli addetti al settore, dichiarano al loro assenza alla manifestazione. Le motivazioni? Riceverebbero lo stesso premio di due anni fa, dove vennero bloccati durante l’esibizione sul palco; in più anche secondo loro il MEI ha perso quei connotati che lo rendevano importante e indispensabile per la musica italiana. A suo modo è interessante anche la replica del presidente della Audiocoop Giordano Sangiorgi che organizza il meeting, il quale giustifica certe scelte logistiche con la crescita della manifestazione, ciononostante si sia trovata una risposta molto laconica, che non ha risposto a molti interrogativi. Primo tra i quali: l’esigenza di cambiamento rappresenta davvero la direzione della musica indipendente in Italia? A quanto sembra, l’abbandono di varie etichette e gruppi al meeting, ci conferma la negatività della risposta. Proprio ora mentre scriviamo (venerdì 18 novembre 2005) leggiamo che i Perturbazione, pur persistendo nella loro scelta di non ritirare il premio, parteciperanno a un dibattito aperto durante il meeting sulla loro presa di posizione, dimostrandosi così aperti al confronto con l’organizzazione. Questa scelta pare ancora più coraggiosa della precedente, sperando che riescano a portare la voce di tutti coloro che come noi hanno dei dubbi riguardo all’effettiva coerenza della manifestazione.

INTERVISTE a BLOWN PAPER BAGS E GIOVANNI GANDOLFI – UNHIP RECORDS

Raggiungiamo via e-mail Matteo dei Blown Paper Bags, uno dei gruppi di spicco dell’underground genovese e Giovanni Gandolfi, capo dell’etichetta bolognese Unhip Records fattasi apprezzare quest’anno per uscite come Settlefish, Disco Drive e Death Of Anna Karina. Matteo dirigeva anche un’etichetta che a Genova ha fatto tantissimo, ossia la Marsiglia Records e organizza concerti attraverso il collettivo Disorderdrama, mentre Giovanni è dj di Radio Città del Capo nonché organizzatore delle serate live del Covo;

Rocklab: Cosa ne pensate della presa di posizione di gruppi come Perturbazione sul MEI di quest’anno?
Matteo: E’ stato qualcosa di cui si parlerà per parecchio. Con il classico stile che li contraddistingue sono riusciti a mettere a fuoco una situazione a dir poco dubbia. E’ stato molto importante che uno dei gruppi con maggiore visibilità, e con una carriera con gavetta invidiabile, della scena indipendente nazionale ponesse l’accento su di un qualcosa, ormai evidentemente, fuori controllo. L’uso e l’abuso del termine indipendente, solo in contrapposizione a major, è un falso ideologico e storico non da poco. Che ovviamente qui da noi assume toni da tragedia greca. Credo non ci sia un bianco vs nero, ma più una scala di toni di grigio. Tante sono le sfaccettature delle etichette e dei gruppi. Non è una questione di stile, come a volte generalizzato da chi non mastica indierock, ma di compromessi; che peraltro sono ovunque, sopra e sotto. Le linee di demarcazione, a mio parere, sono dettate si dal cosa fai ma, soprattutto, dal perchè e dal percome. Mettere in cantiere di fare sacrifici è una cosa. Programmare le mani da stringere e le mamme da vendere per un tre minuti su Mtv è un’altra. Senza però criminalizzare l’emittente o altri tabù. Di nuovo, se tu fai musica per finirci è una cosa, se ci finisci per la tua musica (non è impossibile) è un’altra. Il MEI ormai istituzionalizzato non è il male. E’ uno dei possibili grigi tra la purezza del bianco e le oscure trame del nero. Per certi versi più scuro di un Maydays o di un Offest o di un Tago Fest. Ma non per questo da bruciare al rogo. Sarebbe più indicata una dicitura come Salone della Musica. Sarebbero più indicati prezzi decisamente più abbordabili. Ma si sa che nel momento stesso in cui, finalmente, FAI qualcosa, tutti intorno a parole sanno loro come si potrebbe far MEGLIO…
Giovanni: non posso che essere d’accordo e provare rispetto per chi (soprattutto Perturbazione) ha il coraggio di dire cose che potrebbero avere ripercussioni negative su di loro piuttosto che fare finta di nulla.

R: Giovanni, come gestore della Unhip, pensi che le piccole etichette abbiano ancora un ruolo fondamentale nell’economia del MEI, soprattutto conoscendo i costi quasi proibitivi ormai per un banchetto di produzione indipendente?
G: la mia unica esperienza al MEI. risale al 2001, anno in cui nacque la Unhip. non ci andai come espositore sia per il costo del banchetto sia perché non avrebbe avuto molto senso visto che avevo pubblicato un solo sette pollici, ma ero curioso di vedere di cosa si trattasse ed in più suonavano gli amici giardini di mirò che vinsero il premio fuori dal mucchio di quell’anno. già nel 2001 era un qualcosa con cui non riuscivo ad indentificarmi minimamente, se per di più la situazione è peggiorata come si dice e come prova il programma (imbarazzante) mi pare fisiologico che il MEI e la scena indipendente si distacchino sempre più. non so se le cose siano cambiate ma nel 2001 anche i live dei gruppi erano svolti in condizioni tecniche/ambientali abbastanza pietose.

R: Matteo, gestivi un’etichetta indipendente – La Marsiglia Records; secondo te che peso hanno ora le etichette indipendenti nell’economia del Mei?
M: Non credo abbiano mai avuto mai grosso peso. Diciamocelo i soldi contano. Quest’anno il costo del banchetto si aggirava oltre i 400e. Se due etichette piccole, con un budget sotto zero, si mettessero insieme riuscirebbero a stampare 500 copie di qualche gruppo italiano, con gli stessi soldi. Cos’è meglio allora, contribuire alla scena mantenendo il flusso di produzioni, a mio parere mai abbastanza soddisfacente, o dare visibilità investendo altri soldi nel già fatto? Se la questione è così posta è evidente che la scelta non sia facile, ma siamo sicuri che alle piccole etichette dia veramente visibilità? In Italia non si vende un cazzo. Dato di fatto. Il mercato indipendente si accontenta. Si fanno delle date in più, quando ti dice bene. E a tutto questo una fiera può essere più che un aiuto. Però alla fin fine tutto si disperde in un caotico mix di valori affossati, di elogio del caciarone maggiore, di specchietti per allodole a forma di spillette. E se hai qualcosa davvero da dire… Beh se la mangia chi pensa di poter spaccare tutto lì dentro, altro che le mezze seghe. E allora se l’intero baraccone si appoggia su questi ultimi ed è fatto per attirarne il maggior numero… Beh allora no grazie, lo lasciamo a loro e ci cerchiamo un’alternativa all’alternativa.

R: Quanto ancora il Mei è indice di visibilità della scena indipendente?
M: Ribadisco il concetto appena espresso. Il Mei ha sempre messo in luce una parte della scena indipendente, una parte dello spettro dei grigi più vicini al nero. Qui la gara non è alla purezza, sia ben chiaro. Solo sarebbe, finalmente, ora di comunicare a tutti, dal gruppo al primo demo a quello con dieci dischi pubblicati, che non è un unico calderone, non c’è una sola divisione in cui giochiamo tutti. Spiace, ma è così. Non arriveremo mai alla definizione di una Federazione Gioco Indie. Con la Serie A, la Champions e giù giù fino ai dilettanti. E meno male. Ma bisogna pur rendersi conto di come chi gioca sopra tenda a fottere quelli che giocano sotto. Non di calciomercato si tratta. Ma di distrazione. Se il gruppo principe oscura e impedisce alla luce, anche rifratta, anche riflessa, di passare in minima parte sotto, è la morte per tutti. Per cui deve nascere un tipo di comunicazione che concilii i guadagni della serie A (i nomi da copertina per le riviste o per i locali che organizzano date) con le necessità della serie C… Mi sto un po’ perdendo nelle similitudini… Ma certi argomenti sono stati tabù per anni, e se li tiravi fuori eri un eretico, un idiota o un saccentone nei migliori dei casi..

R: Oggi, che ruolo ha il MEI nella visibilità indipedente? Matteo, dei Blown Paper Bags, citava un “Salone della Musica” al posto di “Metting delle Etichette Indipedenti”.. tenendo anche conto del mercato italiano che è abbastanza limitante se connesso alle proposte musicali (soprattutto a fronte di un anno meraviglioso come il 2005)
G: con l’idea che ho io di “indipendente” il MEI non c’entra nulla. Sicuramente “Salone della Musica” sarebbe una definizione più veritiera, ma se poi gli organizzatori vogliono chiamarlo “Meeting delle Etichette Indipendenti” a me non dà assolutamente fastidio. provo solo un grande imbarazzo per loro.

R: Il May day festival di quest’anno come risposta al MEI: potreste parlarci dei punti fondamentali del festival?
M: Inizio con il citare dal comunicato stampa, cui aderiamo in toto: “Una manifestazione di tre giorni in cui si riuniranno etichette e gruppi della scena italiana indipendente. Le etichette esporranno e le band suoneranno, nulla di più semplice” “la necessità e la voglia di creare un appuntamento dove le label, le band, il pubblico (gli appassionati) e gli addetti ai lavori potessero riunirsi e stabilire un contatto” “questa necessità è cresciuta durante l’estate negli appuntamenti indie in tutto il paese fino a diventare una vigorosa e concreta esigenza” E chiudo sottolineando come per noi sia una occasione non tanto di promozione quanto uno statement chiaro e deciso su quanto la nostra nazione necessiti di confronto. La cosa buona di tutta questa querelle non è nel dividere buoni e cattivi, ma nel fatto che sta aprendo gli occhi a tanti, che, finalmente, si chiedono da che parte sono messi al mondo, come sia fatto il mondo, cosa si debba fare per rimanerci… A Genova fino a quest’anno pochi conoscevano anche la sola esistenza del MEI. Quest’anno se n’è parlato e se ne parla. E questo giova alla scena locale, e non solo, che si infervora per capire. E infervorarsi e capire sono due verbi decisamente INDIE.
G: in realtà una proposta alternativa al MEI c’era già stata in luglio con la “Tagofest” a massa. Non a caso il “May Days” ricalca la stessa formula anche se più in piccolo (vale a dire con meno gruppi e meno etichette). Al Tagomago in luglio c’erano tutte quelle etichette che possono veramente essere definite indipendenti (per il concetto che ho io di indipendente, sia ben chiaro) con il proprio banchetto (che non si pagava come è giusto che sia) e un gruppo del proprio roster che ha suonato gratis anche se alcuni di loro normalmente girano a cachet più che discreti. Gran concerti per tutta la giornata e reale scambio di conoscenze e reciproche esperienze con le altre etichette. Questo dovrebbe essere lo spirito di un vero meeting delle etichette indipendenti per come la vedo io.

MAY DAY?

Ovviamente non tutti se ne sono stati con le mani in mano a guardare il disfacimento del termine indipendente. Bronson Produzioni, Diagonal Loft Club Forlì, Estragon Bologna e De Stijl Concerti organizzano insieme alle etichette: Bar la Muerte, Black Candy, Fooltribe, Fratto9, Ghost, L’Amico Immaginario, Midfinger, Psychotica, Stout, Suiteside, Unhip, Urtovox e Wallace Records il 23, 24 e 25 novembre 2005: MAY DAYS una manifestazione di tre giorni in cui si riuniranno etichette e gruppi della scena italiana indipendente. I May Days saranno itineranti tra Ravenna, Forlì e Bologna, ogni etichetta presenterà una propria band dal vivo e ogni sera saliranno sul palco 5 gruppi a showcase: Mercoledì 23, Bronson Faenza : Ardecore, Deep End , Guinea Pig, Zenerswoon, Blown Paper Bags. Giovedì 24, Diagonal Folì : Three in One Gentleman Suit, Egle Sommacal, Satellite Inn, SJ Esau, Tuma. Venerdì 25, Estragon Bologna : Ronin, Ovo, Sunday Morning, Hell Demonio. Ora, a parte la netta distinzione tra programma MEI e programma May Day, c’è da segnalare la grande crescita musicale (ed in qualche caso anche a livello di “notorietà”) che la scena indipendente ha avuto quest’anno. Di fronte a nomi come Ardecore, Chimenti, Hell Demonio, Disco Drive, Anna Karina e molti altri, ci si trova davanti la necessità di proporre un happening di questo tipo, dove le maggiori realtà musicali italiane del sottoterra e le etichette che maggiormente portano avanti un discorso ad un livello diverso dal mainstream (e vogliamo sottolineare in questo non la contrapposizione al mercato puramente commerciale, ma qualcosa di ben diverso che pianta le sue radici all’interno del puro gesto musicale lontano dai canoni di riferimento mainstream) come Black Candy, Urtovox e Unhip (davvero c’è il bisogno di citare Wallace e Bar La Muerte dopo le fantastiche uscite di quest’anno?). Il May Day sarà quindi lo spazio per riequilibrare il rapporto tra proposta e fruitore, nell’ambito di una rassegna che, come riporta la cartella stampa, non ha altro scopo che far suonare e far incontrare. Ovviamente il May Day non va preso, come l’attitudine che porta avanti, come netto rivale del MEI – che come abbiamo visto si allontana sempre di più dagli standard consolidati per avvicinarsi a fette di pubblico e relazioni più consistenti – , ma come laboratorio d’incontro e di soluzione per una scena, quella italiana, che oggi come non mai sembra vivere di una seconda giovinezza.

CONCLUSIONI

Pur se brevemente, speriamo sia stato dato un quadro chiaro della situazione, almeno per quanto riguarda chi nel MEI non ci crede più. Rimane la speranza di un evento che potrebbe essere in grado di portare sotto ai riflettori coloro che ingiustamente ne rimangono lontani durante l’anno, come nella grande visibilità che eventi e situazioni come questa possano offrire. Vedremo i risultati di questi incontri e scontri, incrociando le dita per un futuro migliore per la musica di qualità del nostro paese, lontani da proposte che, è bene dirlo, non aiutano di certo le piccole realtà italiane, sempre più affossate in un mercato che, nel presente, non da affatto margini di miglioramento.

a cura di Giorgio Pace e Daniele Guasco

www.meiweb.it
  • interessante leggere il resoconto della "conferenza incontro" con i perturbazione: http://www.cantieresonoro.it/new_site/recensione_singola.php?layout=interviste&l=1&categoria=4&id=455

    questo fa cpaire com'è l'andazzo, non ho parole per questo misto di disgusto e rassegnazione, resto ancora allibito di fronte a certe cose, magari sarò idealista io ma un comportamente simile non può che far male alla musica italiana e ancora di più al dialogo.

  • Molto interessante. E' bene che se ne parli della degenerazione del MEI… ma ormai in Italia è tutta una degenerazione.

    Alla manifestazione quest'anno non c'ero, ma quando ho visto in un servizio di MTV che intervistavano Stadio, Povia e Negramaro -i quali asserivano di far parte ancora della scena indipendente perchè la loro etichetta gli dà la libertà artistica ..( ma cosa c'entra??!)- mi sono chiesta se non avessero montato le immagini sul servizio di un'altra manifestazione…
    Incredibile non accennare la presenza di Diamanda Galàs nè parlare delle nuove etichette che in Emilia Romagna (e non solo) spuntano come funghi, oppure dei premi più importanti!!!

    Si trattava comunque di un servizio di Mtv, non c'era d'aspettarsi altro… è solo nei loro interessi intervistare l'unico gruppo che non c'entra niente col MEI ma quello onnipresente nell' heavy rotation del loro palinsesto!

  • Ci sono stato una volta (l'anno scorso) ed ho visto un ammasso di leccaculos! Divertente! qualche gruppo buono ce lo becchi pure, no comment sui personaggi sopra citati!
    Non ci scordiamo però che molte etichette e gruppi che stavano al may days, l'anno scorso ce l'ho beccate e quest'anno di sicuro qualcuno ha fatto avanti e indietro tra Forlì e Faenza…
    Secondo me i Perturbazione e i GCvsGF hanno pure fatto un pò i fighi, no??
    Non li conosco personalmente ma posso immaginare che la cosa gli porti qualcos'altro… Comunque io ci andrei a suonare, si suona in tanti posti di merda! La gente che ci va solo per vedere i gruppi che conosce poi non si può certo biasimare, che cazzo ne sa di quello che c'è dietro, è un pò come io che vado a vedere pj harvey all'haineken jammin fest… mi fa vomitare ma può capitare di andarci, certo se si fosse chiamato indipendent haineken jf non ci sarei andato per principio, comunque l'indipendent day no,?, a proposito, spero non si chiami così perchè pretende di essere indipendente!?! Se si fosse chiamato indipendent fest, sicuramente si sarebbe accanita contro molta gente,
    Comunque non si può neanche negare che un pò da fastidio vedere tanta gente dietro ad una cosa del genere, anche se si fa finta di niente…non si può dire " a me non importa" se sei un discografico indie e non vuoi andare in fallimento…lo si fa per non dargli importanza, al massimo.
    Comunque cambiano i significati delle parole, e chi ci guadagna è contento anche se per anni ha lottato per una cosa, i soldi lo fanno poi lottare contro quella stessa…
    Termini e definizioni di genere come post, avant, indie, alternativo (soprattutto), non hanno più un vero significato, anzi alternativo è diventato il contrario addirittura!
    Adesso mi sono rotto i coglioni di scrivere ma ci sarebbero tante altre cose da aggiungere, se mi vengono in mente forse ce le aggiungerò, anche se non serve a un cazzo!