Neurosis – The Eye of Every Storm

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A tre anni di distanza dalla roccaforte di ‘A Sun that Never Sets’ i Neurosis tornano con un nuovo lavoro e con un ulteriore passo sul sentiero tortuoso che li porterà all’ intuizione definitiva di un rock come percezione extrasensoriale, di un suono come esperienza materialmente tangibile, di una definitiva sbirciatina, in sostanza, sul futuro di questo genere.
‘The Eye of Every Storm’ pianta le sue radici in queste premesse. Meno cupo e apocalittico del suo fortunato predecessore, il nuovo lavoro si distingue anche per le trame più organiche e in un certo senso “tradizionali” con le quali i suoi creatori hanno edificato ogni singolo episodio che lo compone. “Burn” e, in misura anche maggiore, “No River to take me Home” sono due composizioni spiazzanti, stupendamente efficaci nell’imporre le proprie trame all’ascoltatore: suoni impressionanti e curati in ogni minimo dettaglio (sentite i suggestivi campionamenti di tuoni in “Burn”…) fanno da contraltare all’ormai impagabile efficacia del binomio vocale Kelly-Von Till, sorta di fratelli artistici separati alla nascita. La title-track introduce invece il lato più introspettivo dell’album: una divagazione in cui si passa in rassegna lo spirito umano attraverso così tanti artifici stilistici da rendere pressoché impossibile trasporre su carta una simile esperienza: dapprima avanza una voce sommessa adagiata su un letto di tastiere, cori simil-liturgici ad intermittenza continua tagliano l’aria, fino all’ arresto improvviso che fluisce in una pulsazione regolare e ostinatamente prolungata con Kelly e il suo vocione a cadenzarne il ritmo. Di minuti ne passano tanti, poi batteria e chitarre cominciano ad imbastire un’ideale chiusa per questa mirabile composizione. Discorso che verrà ripreso più avanti sia in “Bridges”, sia nella più sostenuta “A Season in the Sky”, altro vertice inconfutabile di quest’opera.
C’è spazio anche per composizioni più facilmente fruibili, come “Left to Wander” e “I Can See You”, apprezzabili esercizi di personalità e sperimentazione coniugati però ad un approccio più aperto e melodico verso i testi ed il cantato.
Insomma un disco da scoprire, un’esperienza che può regalare sorprese e sbigottimenti anche dopo mesi di ascolto, una miscela comunque né leggera, né immediata: un connubio ideale di parole e musica a cui avvicinarsi pian piano, senza fretta e nè timore; l’ideale colonna sonora per una sera adibita al contatto interiore, con ciò che si ha dentro e che nessuno si è mai preso la briga di spiegarci.
E se difficile è stato descrivere a parole tutto ciò, impossibile sembra un confronto obbiettivo fra ‘The Eye of Every Storm’ e il suo predecessore: dischi troppo rivoluzionari, troppo importanti per rischiare di scalfirli con la volgarità di un giudizio personale.
Piuttosto procuratevi questo disco, liberatevi momentaneamente dalle preoccupazioni e convenzioni che vi attanagliano l’esistenza e lasciatevi andare, almeno per un momento: sarà la vostra indole a decidere se i Neurosis sono o no il gruppo che fa per voi.