Goa Boa: Goa boa 2006 – 1a e 3a Giornata

06-07-2006 – LA DANZA DELLA PIOGGIA

Tra i soliti mugugni e i soliti discorsi anche quest’anno inizia il Goa boa cambiando la location, si passa dal mare della fiera del mare al suggestivo scenario dell’area delle acciaglierie di Cornigliano. Si può dire che se già avevo intenzione di restare solo per i primi gruppi un temporale in pieno stile monsone mi ha convinto a sentire solo i primi tre di questa serata d’apertura. Gli Hermitage sono secondo me una delle realtà più promettenti dell’attuale panorama genovese: sei ragazzi intorno ai vent’anni che propongono un interessantissimo post-rock, considerando la giovane età ci si aspetta veramente grandi cose da questi giovanissimi genovesi che sia su disco che nei loro concerti dimostrano ogni volta di pìù quanto siano una delle realtà più sorprendenti in città. Ieri sera hanno anche tenuto alla grande il palco senza farsi prendere dall’emozione di suonare a un festival rinomato regalando ai presenti mezz’ora di musica semplicemente favolosa. Se gli Hermitage sono agli inizi gli En roco ormai sono sempre più una sicurezza. Ormai di loro ho parlato davvero tanto su queste pagine e nonostante qualche fischio e problemino tecnico anche a questo goa boa, con la pioggia che iniziava a scendere, hanno fatto un ottimo concerto proponendo sia i brani del recente “Occhi chiusi” che del più vecchio “Prima di volare via”. Mi ha fatto particolarmente piacere sentire le sempre bellissime “Neve” e “Niente di peggio”. Ormai la band genovese con il suo indie-rock acustico è a ogni occasione una sicurezza. Ad accogliere gli Amari oltre al pubblico ci pensa un temporale di dimensioni apocalittiche che fa veramente rimpiangere la vecchia location sotto la tensostruttura degli ultimi anni, ma nonostante l’avversità meteorologica, nonostante il volume incredibilmente basso dei microfoni, i ragazzi friulani si esibiscono in un live veramente notevole dimostrando di essere veri e propri animali da palcoscenico. Quello che io considero un gruppo pop moderno perfetto si destreggia tra chitarre, ritmi infuocati e favolose melodie di tastiere tra canzone leggera e hip-hop facendo ballare per un’ora i pochi rimasti sotto al palco ad affrontare il diluvio tra una “Bolognina revolution” e una delirante “La prima volta”. E poi la fuga dall’acquazzone, anche se ammetto che mi avrebbe fatto piacere sentire i We are scientist.

08-07-2006 – LA DANZA DEI CONTROSENSI

Arrivo alle acciaglierie giusto in tempo per sentire i Disco drive: il trio piemontese dal vivo è semplicemente fenomenale nel suo susseguirsi isterico di note che non possono lasciare immobili gli ancora pochi presenti. Tra continui cambi agli strumenti il loro concerto è totalmente coinvolgente, potentissimo nel suo mischiare rock, punk e sperimentazione; quando passano alle due batterie diventano delle vere e proprie furie. Se mi esaltavano su cd i Disco drive dal vivo moltiplicano la loro incredibile capacità vitalizzante dimostrandosi per uno dei gruppi più interessanti di questo goa boa e anche dell’attuale panorama italiano, particolarmente con il finale in pieno stile Liars. Fantastici. Puntuale come un orologio svizzero ecco l’ennesimo, inutile, insipido, gruppeto inglese in pieno stile Strokes-Libertines-solita roba. I Cazals sono qualcosa di incredibilmente noioso, il gruppo risulta anche spesso ridicolo nella maniera goffo con cui gestisce il palco tra una canzone banale e un brano inascoltabile. Non vedevo l’ora che smettessero di suonare. I Meganoidi invece mi stupiscono sempre di più, la loro nuova veste è incredibilmente convincente anche dal vivo, persino il cantante, nonostante il volume basso del microfono, è riuscito a piacermi dal vivo. Sarà che a Genova suonano in casa loro, sarà che il pubblico reagisce molto bene, il loro concerto è veramente notevole. Le canzoni di “Granvanoeli” scorrono sui presenti conquistandoli, partendo da “I pozzi” fino alla bellissima “Un approdo”, ma l’apice della loro esibizione è una tiratissima ed elettrizzante “We” che riesce a far muovere ogni muscolo. Ormai non è più un segreto la mutazione dei Meganoidi eogni volta che ci entro in contatto non posso che essere felice di aver potuto riscoprire un gruppo con queste potenzialità tenute nascoste fin troppo a lungo. Premettendo che a me i Bluvertigo piacevano il concerto di Morgan è una delle cose peggiori che mi sia mai capitato di vedere su un palco, se non la peggiore. Accompagnato solo dal pianoforte si presenta subito malissimo con supponenza al pubblico, quando poi inizia a cantare mi sembra di avere davanti il peggio musicista da piano bar mai apparso sul pianeta, e questo perché Morgan è veramente afono, spesso stonato. Imbarazzanti le cover di De Andrè, suonate male, cantate peggio, sembravano quasi un affronto ai genovesi presenti che con certe canzoni ci sono cresciuti, la gente intorno a me era sconcertata da una tale schifezza. Non so cosa vorrebbe rappresentare con questa sua nuova veste artistica, ma non posso che constatarne l’infimo livello. Un’ora di sofferenza. Laurie Anderson è un’artista fenomenale, una pioniera dell’elettronica, un’osservatrice della realtà circostante acutissima. Il suo spettacolo è estasiante e ben costruito fra racconti, critiche e considerazioni che spesso sfociano in ottima poesia. Succede però qualcosa di sbagliato, per quanto la sua esibizione accompagnata da splendide proiezioni sia splendida e avvolgente, un complesso industriale dismesso con il buon numero di presenti in piedi sull’asfalto in chiusura a un festival rock non è che sia proprio il luogo migliore dove assistere a uno spettacolo simile godendoselo pienamente. Nonostante questo l’esibizione dell’artista newyorkese è stata comunque un’esperienza da levare il fiato nella sua genialità e nel suo essere qualcosa di unico. Ho apprezzato tantissimo il loro “Orchestra of Bubbles” e anche dal vivo Ellen Allien e Apparat ripagano in pieno le mie aspettative. Tra l’iniziale “Turbo dream” e la bellissima “Metric” i due dj e musicisti tedeschi farebbero ballare anche i sassi con la loro elettronica dance sempre attiva e mai banale. Abbandono per stanchezza l’area del festival sul finale della loro entusiasmante esibizione. Tra i suoi alti e bassi quest’anno il goa boa non ha saputo regalarmi grandi emozioni se non con promettenti gruppi italiani e con un’artista come Laurie Anderson, ma è stato comunque un festival con molti momenti gradevoli, e mi sono anche dovuto ricredere sulla location che si è rivelata veramente affascinante.

Foto di Anna Positano

  • secondo me non hai capito niente..laurie anderson e' stata noiosa a dir poco, le uniche due band ascoltabili sono state i cazals e i disco drive

  • i cazals???ascoltabili i cazals??
    l'unnica cosa che sapevano fare era mettersi in posa per le foto