Traffic Free Festival: Tra sacrificio e prostituzione, cinque giorni di risveglio musicale urbano.

Anche per partecipare ai concerti gratuiti ci va del sacrificio: sacrificio del tempo di studio e sacrificio dei pasti, entrambi ridotti a bocconi. Sacrificio del tempo di lavoro, che diventa una formalità da sbrigare in fretta e un ostacolo da cui liberarsi…per i festival gratuiti non guasta nemmeno un po’ di sana mentalità da baldracche, quella che ti dà la disinvoltura di mancare agli appuntamenti soliti, di chiamare e bidonare, di tradire amicizie secolari e inventarti trucchi meschini solo per una postazione migliore o per uno strappo provvidenziale. Quello che segue è il resoconto di una settimana, in equilibrio precario tra diversi eventi musicali e non sparsi per le “zone calde” di tutta la città di Torino.

Martedì 11/07, Cinema Massimo: Perturbazione vs Maciste
Ascoltando il pop parlante dei Perturbazione non ti aspetteresti chissà quale abilità strumentale e il confronto con una commento musicale, per di più dal vivo, poteva essere in salita. Al gruppo piemontese è stato chiesto di dare ossatura sonora ad un muto italiano del ’15, fresco di restauro. A una distanza di novant’anni dalla comparsa nelle sale, le mirabolanti imprese del primo Maciste, forzuto dal bon core, non sembrano poi più così mirabolanti e l’ironico lessico parafascista delle didascalìe perde un tantino in sagacia. In questo i Perturbazione sono perfetti, nel dare, con il loro humor all’acqua di rose, l’ultima mano di vernice per completare il restauro: l’atmosfera è pressappoco quella che era delle sale del Cinematografo (accento a piacere) durante i Ruggenti Anni Venti…motteggi, risatine, commentini e partecipazione nei momenti di pathos ben sottolineati dalla musica. Certo, magari tra il pubblico c’è un po’ di “candore” in meno… ma siamo troppo giovani e cinici per far la morale.

Mercoledì 12/07, Giardini Reali: Effetto Glamour
Le sedie sono la morte dei concerti. Qualcuno dovrebbe dirlo con il dovuto rispetto a Max Casacci Er Capoccia, appena qualche fila davanti a me in questo soppalco a sedere allestito giusto in tempo per beccarsi la pioggia, comodamente assettati. Potrete non crederci, ma beccarsi l’acqua in posizione eretta ti dà la sensazione di essere un po’ meno immobile…e un po’ meno imbecille. Le danze le aprono i Baustelle e potete credermi quando vi dico che non sono esattamente una live band con i controcazzi: le responsabilità possono essere ridistribuite equamente fra stonature dei cantanti e acustica penosa. Quello che salva la baracca Baustelle sono, al solito, le canzoni in sé. Dei fior di melodie, capaci di galleggiare anche su questo magma elettrico che è il sound di stasera, dei testi “leggeri” e occasionalmente simpatici che hanno l’eccezionale pregio di farti cantare senza per questo sentirti un imbecille. Anche se, seduti sotto la pioggia, riesce un po’ difficile.. PS: inspiegabilmente il ruolo di headliner della serata è affidato a Richard Hawley, ex roadie dei Pulp e ora sedicente crooner o cantante confidenziale. Un nome abbastanza insignificante per i più prima e, per quanto riguarda il sottoscritto, anche dopo il concerto.

Giovedi 13/07, La Pellerina: Radio Bemba International
La scelta di far esibire, nella prima Grand Soireè al parco, un gran numero di artisti di diversa estrazione assomiglia, più che alla auspicata patchanka stilistica, ad una vera accozzaglia dove sguazzano esperimenti di valore indiscusso (Gogol Bordello, reduci dal successo cinematografico di “Ogni Cosa è Illuminata”), discutibile (Caparezza) e indiscutibilmente basso ( i francesi LaPhaze tra etnica, elettronica e fracassoneria pura). Questa insalatona terzomondista, che d’altro canto ha contribuito a far registrare le centomila presenze, fa solo da antipasto al piatto forte della serata, Manu chao e soci. E ora sarebbe veramente ingrato da parte vostra esigere una distinzione netta tra la folla che salta, la pioggerellina che cade, le ragazzotte in canottiera che ballano in canottiera, l’odore della marijuana e il concerto. Perché questo è il concerto di Manu Chao e, nel bene e nel male, la vera patchanka: gran casino e folla oceanica obbligatori, un miliardo di distrazioni che aiutano ad entrare nello spirito della festa, dove la musica resta il fil rouge di tutto quanto. Sul palco d’altronde i cliché da centro sociale si sono sprecati fino all’arrivo dell’onnipresente senor Roy Paci , e i musicisti hanno spesso premuto il piede sull’acceleratore per aizzare il pubblico al pogo etnico. Clandestino rimane uno dei più grandi inni da festival.

Venerdi 13/07, La Pellerina: Filo di Scozia
Tommy: “Sono i grandi spazi questi! C’è l’aria fresca! (…) Non vi sentite orgogliosi di essere scozzesi?” Renton “E’ una merda essere scozzesi! Siamo il peggio del peggio! La feccia di questa cazzo di terra! (…) Non troviamo neanche una cultura decente da cui farci colonizzare. Siamo governati da palle mosce. Noi siamo in una situazione di merda, Tommy e tutta l’aria fresca del mondo non cambierà uno stracazzo di niente” Da “Trainspotting” E così, invece di ritrovarsi nella bella cartolina dell’italia assolata i nostri ospiti scottish si vedono circondati ancora una volta da quei grandi spazi collinari e quell’aria fresca che tanto li deprime. Questo è lo scenario, venerdì sera al parco della Pellerina, che accoglie per primi i Sons & daughters. Scorte compaesane dei franz. Ferdinand, equamente divise tra country e rock britannico, si accodano alla nuova ondata dei gruppi targati Uk, più divertenti che talentuosi. Ma se c’è qualcuno che sa davvero come sbatterti in faccia il suo “non suono niente di nuovo ma lo faccio con stile “ questi sono i maestri Franz Ferdinand che entusiasmano anche gli ignari tentando il tutto per tutto nella setlist. I quattro hanno un bel po’ di belle cartucce da sparare e lo fanno con quella sfacciataggine danzereccia tipica dei britannici che si cimentano nel pop (qualcuno si ricorda “Girls & Boys” di tali Blur?). Laddove non può l’arte può la danza e Kapranos lo sa perfettamente e fa saltare orde di ragazzine, fighette o alternative che siano, al grido di “Take Me out” o sugli accordi di un’improvvisata “Bella ciao”. Per essere feccia, hanno classe!

Sabato 14/07, Giardini reali: Emilia Paranoica
Una buona iniezione di sound ed attitudine newyorkesi arrivano già nel tardo pomeriggio, sebbene gli ospiti siano stati ufficialmente forniti da una delle etichette indipendenti più fiere dell’Emiliano, la Homesleep. A tema di lasagne-noise si susseguono sul piccolo palco Julie’s haircut, Yuppie Flu e Giardini di Mirò tutti quanti, dicevo, devotissimi al culto del noise rock della grande mela. Il fantasma dei Sonic Youth aleggerà sugli amplificatori per tutta l’esibizione dei Julie’s haircut, più strumentali che mai con strali di suono che si allungano fino a passare il testimone agli Yuppie Flu. Dal titolo dell’ultimo cd (Toast masters) fino ai cappellini che portano in testa, quello degli Yuppie è un unico concept basato sull’immaginario da fast food, ergo molto USA. Di tutti i gruppi del pomeriggio loro sono i più pop, e i più scanzonati, quelli che riescono meglio a contenere le sbavature nella mezz’ora di loro competenza. I giardini di Mirò, dapprima in versione “corretta”, con la collaborazione dei vocalist delle formazioni precedenti, e poi soli creano la solita atmosfera ibrida tra ambient, colonna sonora e rumorismo per quei quattro-cinque pezzi. Lo spirito dei Velvet underground si aggiunge fra i musicisti sul palco.

Sabato 14/07, La Pellerina: NewYork @ Torino
Il gemellaggio della nostra città con la metropoli americana ci ha fruttato qualche perplessità e la proiezione occasionale di un paio di vecchi capolavori di Cassavettes e Jarmusch, nelle sale del Massimo. Il minimo che potessimo aspettarci, come controparte karmica, si chiama Joan As police Woman. Spalla degli Strokes, fin dal nome ti spiattella un immaginario da cliché suburbano alternativamente su tastiera e su chitarra…senza infamia né lode, anche perché l’aspettativa della serata sta tutta proiettata sugli autori di “Is this It”. Gli ammiratori aspettano di esultare, i detrattori aspettano di gognare: ma questa sera, al posto dei capofila del revival rock, sul palco salgono cinque fighetti redenti. Julian Casablancas e soci si esibiscono da quel limbo che porta dall’essere un prodotto perfetto dell’industria alternative fino a diventare una rock band a tutti gli effetti. Risultato, una parata di contraddizioni: Casablancas in chiodo, Casablancas che si scusa con il pubblico per i suoi evidenti limiti vocali (“you sang better than I did” ammette dopo Last Night). Gli Strokes che cercano l’applauso italiano per il batterista Fabrizio Moretti, gli Strokes che cercano un’atmosfera intimista su “Ask Me Anything”…la scaletta si dimena, inquieta, tra l’esecuzione difficoltosa dei nuovi brani e quella di “Is this it”, tesa a rassicurare il pubblico. Per gli Strokes si profila una scelta di campo: gli strumenti tecnici non ci sono ancora ma, se non altro, il fatto di esserne consci li rende…più simpatici.

Tutte le foto sono di www.bobmoz.com

  • ora, discutibile Caparezza (e almeno un suo live ti stura le orecchie) e indiscutibili i Gogol Bordello (ma quindi vanno di moda, ora?) mi sembra alquanto azzardato.