Marlene Kuntz – H.U.P. Live in Catharsis

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Incastonato temporalmente fra la maturità artistica manifesta di ‘Ho Ucciso Paranoia’ e le prime avvisaglie evoluzioniste allora a livello embrionale (vedi il prossimo ‘Che Cosa Vedi’), ‘H.U.P Live in Catharsis’ prova ad imporsi come testimonianza diretta della prestanza live dei Kuntz, oltre che (tentato) riassunto del primo periodo indie targato Consorzio Produttori Indipendenti. E cosi sia: di classici qui ne sfilano veramente parecchi, dai mai dimenticati “inni” che ci inchiodarono Catartica al cuore per sempre (la triade “Sonica”, “Festa Mesta” e “Lieve”) ai temi più emotivamente marcati de Il Vile (“Come Stavamo Ieri”, “Ape Regina”); con in mezzo lo spazio per un paio di spore e per i nuovi e vecchi “lenti” (“Nuotando nell’Aria”, “Infinità”, “Ineluttabile”), sempre e comunque pezzi di un’intensità immutata nel tempo. Eppure a fine ascolto rimane, chiaro e tangibile, un senso di solo parziale appagamento che se da una parte tende a smorzarsi anche grazie alla comunque ottima prestazione dei quattro (ma vale la pena di vederli suonare pure adesso, a otto anni di distanza), dall’altra è paradossalmente incrementato da un indefinibile meccanismo arcano (e la tipologia del live “assemblato” non aiuta di certo…) che in qualche modo snatura il sacrale approccio live dei nostri. Se, in poche parole, già conoscete la completa interazione sensi-suoni che caratterizza i loro spettacoli farete fatica, ascoltando questo disco, a non incorrere in uno strano senso di straniamento dovuto a una reale sensazione di effettiva artificiosità di fondo. Qui infatti non c’è né la ben nota gestualità di Godano né l’immagine curva di Riccardo in abnegazione totale sul suo strumento; niente richieste a gran voce né boati nel riconoscere una struttura armonica nota; elementi, questi, che vanno ben al di là del semplice contorno ad un’esibizione: chi ha visto sa di cosa parlo; chi invece cerca una testimonianza, un’idea; chi ancora non è riuscito a consumare fisicamente il proprio amore per i Marlene assistendo a un loro concerto potrà invece meglio valorizzare questo ‘H.U.P. Live in Catharsis’ e l’unica dimensione della quale esso può farsi portatore: quella sonora. E parlando di una band come i Marlene Kuntz questa può rappresentare tutto e niente. (trattandosi di esecuzioni dal vivo evito, qui a sinistra, di segnalare personali ed ipotetici episodi migliori)