Mastodon – Blood Mountain

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Se conoscete i Mastodon anche solo un poco, sapete bene che perdere la propria obiettivita’ di fronte alla loro discografia è pratica piuttosto diffusa. Ho tuttavia ancora un briciolo di imparzialita’ residua che mi spinge ad ammettere che ‘Blood Mountain’ non è ‘Leviathan’. Cosi’ come ‘Leviathan’, del resto, non era ’Remission’. Il fatto è che quando si sta per compiere il grande salto, si deve essere sottoposti a pressioni disumane: il contratto, la promozione, i soldi, il tour, le reazioni dei vecchi fans. ‘Blood Mountain’ non è altro che la naturale evoluzione dei Mastodon. Non deve essere stato una passeggiata partorire un nuovo capitolo all’altezza del loro ingombrante passato in queste condizioni, eppure loro ci sono riusciti. Nel modo piu’ naturale possibile: rimanendo coi piedi per terra. Gli ingredienti, per certi versi, sono gli stessi di sempre: il loro amore per il progressive dei Crimson (la follia centrale di “Capillarian Crest”); l’irruenza del loro stile ormai personalissimo (“Crystal Skull” con Scott Kelly, “Hunters of the Sky”); gli attacchi hardcore/metal puntualmente stemperati in esercizi di virtuosismo (non vi parlero’ piu’ delle doti di Dailor e compagni, che non serve) sensato e consono ai vari contesti (“The Wolf is Loose” e “Circe of Cysquatch”); il coraggio di osare, la voglia di spingersi piu’ in la del solito trito e ritrito. Si aggiungano poi le sorprese vere e proprie in brani come “Sleeping Giant”, dilatata e rigorosa fino al finale con tanto di citazione Voivod (periodo ‘Nothingface’); “Colony of Birchmen” (con Josh Homme dei QOTSA), mirabile esercizio di accessibilita’ raggiunta senza il sacrificio di nessun principio costitutivo del loro suono e la formidabile accoppiata finale di “This Mortal Soil”, su cui non svelo nulla se non il fatto che vale “Seabeast” su ‘Leviathan’ o poco meno e “Siberian Divide” (con Zavala dei Mars Volta), epica e surreale cavalcata conclusiva. Se in tutta sincerita’ puo’ essere spiazzante, almeno all’inizio, confrontarsi con alcuni dei lati dei Mastodon che ancora non erano mai venuti a galla, si notino le linee vocali ridimensionate e la maggior presenza di assoli di chitarra, io ritengo ‘Blood Mountain’ un disco immenso, il disco che tutti aspettavamo da tempo: se possono sussistere minimi dubbi qua e la fra i solchi, un buon ascolto di metabolizzazione (che con loro è sempre stato doveroso) li spazzera’ via in un sol colpo. Per il resto i Mastodon, nel 2006, hanno ancora il talento necessario per essere considerati la miglior heavy band in circolazione: il disco dell’anno potreste averlo fra le mani senza troppi rimorsi, ve lo dico. Soprattutto adesso, con i vecchi dinosauri che continuano a rimarcare la propria estinzione definitiva, l’era glaciale non è mai sembrata cosi necessaria. Auguriamoci che proprio dalla cima di questa montagna si stagli il definitivo gran disgelo.