Le storielle fugaci di Nuccini

  • Con un po’ di sorpresa ho ascoltato il disco solista di Corrado Nuccini, noto per essere uno dei chitarristi dei Giardini di Mirò.
    ‘Matters of love and death’ è un piacevole disco hip-hop che, seppur possa ricordare certe sonorità di oltremare, reisce a mantenere una personalità artistica fortissima.
    Ho raggiunto Corrado via mail per parlare di questo suo interessante lavoro, senza tralasciare l’atteso ritorno dei Giardini di Mirò

    Prima di tutto parliamo del disco. “Oh mio dio! Il chitarrista dei Giardini di Mirò che fa un un disco hip-hop!!!” secondo te quanta gente ha reagito così? Cosa ti ha portato a incidere ‘Matters of love and death’?

  • Tante cose. Sopratutto il desiderio di fare un disco che avesse un’identità particolare e riconoscibile rispetto al suono dei giardini
    di mirò. Il fatto di stupire l’ascoltatore è un elemento più che positivo, perchè stimola la curiosità. Se questa poi ti porta ad ascoltare i il disco ancora meglio.
    Ovviamente la componente hip hop è quella che colpisce di più anche perchè molto distante dal bagaglio musicale italiano. Io però vedo le parti rap come una contaminazione e non come la principale
    caratteristica dell’album.
  • Leggendo in giro le opinioni sul disco mi sembra di trovare più paragoni con i dischi della Anticon che parole sull’effettivo valore dell’album. Come hai preso questo parallelismo?
  • Finchè il parallelismo è utilizzato in maniera costruttiva, ossia per dare delle coordinate generali d’ascolto, non c’è nessuno problema, anzi credo che sia giusto ed appropriato. Se viene utilizzato per mettere la mia musica all’indice e sminuire il lavoro fatto ovviamente non ci sto. Anche se in dieci anni ne ho sentite talmente tante che ho imparato a dare il giusto peso a quello che si sente dire in giro. In realtà il mio disco è un disco europeo in tutto e per tutto e ti dirò di più: è un disco mediterraneo. Non è mai totalmente alienato, conserva sempre un briciolo di speranza consolatoria.
  • Certamente ‘Matters of love and death’ è un disco hip-hop, ma io ci trovo anche tantissime sonorità del post-rock, come gli innesti di fiati e archi. Come sono nate le canzoni?
  • Come nascono le canzoni? Beh, o le porta la cicogna o crescono sotto un cavolo. A me hanno insegnato così. A te che hanno detto?
  • Più che altro la mia è semplice curiosità sul processo creativo che sta dietro a queste tue canzoni da solista. E’ nata prima la musica o il testo? Da cosa sono partite le tue canzoni?
  • Sempre prima la musica, poi le parole, in ultima istanza se necessario un altro ritocco al lavoro completo.
  • Normale che ti faccia anche una domanda sul disco nuovo dei Giardini di Mirò: ormai credo sia bello pronto. Cosa ti aspetti da “Dividing opinions”?
  • Innanzi tutto che possa venire compreso ed apprezzato nella sua essenza. Credo sia un album maturo, capace di veicolare il nostro
    mondo in maniera fedele ed appropriata. Per il resto quello che dovevo fare, come membro della band l’ho già fatto apportando al disco
    pensieri, sentimenti, voce e tanta passione. Il più sembrerebbe fatto.
    Dagli altri ora m’aspetto orecchie curiose e attente.
  • Quando qualche mese fa ho intervistato Jukka mi ha parlato del periodo a cavallo con l’uscita di “Rise and fall of academic drifting” come di qualcosa di magico che poi si è trasformato in un “periodo di maniera” anche se soddisfacente. Non so se tu sia d’accordo con questo, ma con questo tuo progetto solista hai un po’ rivissuto quell’esperienza?
  • Il post rock ha espresso l’inquietudine di fine millennio. Poi s’è appiattito su certi crismi che oggi ne fanno, per l’appunto, un genere di maniera. In realtà all’inzio era qualcosa di molto libero ed innovativo. Qualcosa che investiva cuore e mente in maniera totale.
    Ricordo alcuni concerti (aerial m, june of ’44, godspeed per citarne alcuni) come qualcosa di incredibile. Tanto da cambiarmi la vita definitivamente.
    I giardini presero spunto da quelle band per imparare a camminare da soli. Tutti noi abbiamo avuto maestri o modelli da seguire prima di camminare da soli intraprendendo un proprio percorso. E credo che la
    nostra discografia sia la miglior testimonianza di come la ricerca musicale non si sia mai fermata.
    Però fatico a comprendere il resto della domanda. Vuoi chiedermi se l’alternative rap vivve un periodo di maniera? Non ne ho la minima idea e onestamente non lo sento nemmeno come affar mio. In genere
    viviamo un epoca barocca dove tutti gli stili si confondono e ritornano. Ha poco senso parlare di maniera e manierismo. Lo siamo
    tutti. Chi con piu stile, chi con meno.
  • Più che su un’eventuale “maniera attuale” intendevo chiederti se con questo tuo disco solista hai ritrovato quell’entusiasmo degli esordi di cui mi parlava Jukka.
  • Forse, ma mi sembra una visione ingenua e stereotipata. Io metto sempre entusiasmo in quello che faccio. Che sia l’esordio o che sia, il terzo album dei giardini di mirò. Poi tutto ciò che è nuovo ha un suo sapore afrodisiaco. Ma la vera forza sta nella continuità, nel
    riconfermarsi, nel dire e mantenere ed al contempo nel divenire, nel crescere, nel cercare assiduamente nuovi stimoli.
  • Il progetto Nuccini solista continuerà vero?
  • Penso di sì. Anche se la mia priorità è far bene con i giardini di mirò e finche sentirò così forte l’attrazione per questa band le altre
    esperienze saranno solo storielle fugaci.

  • Per finire: Sembra che alcune delle cose più interessanti della musica indipendente italiana attuale arrivino dalla zona di Cavriago, cosa vi danno da mangiare?
  • A Cavriago si mangia materialismo paesano e disillusione. Prima di dire che sei un artista devi assolutamente vergognartene. Questo è
    fondamentale, sia per scoraggiare gli improvvisati circa fulminanti carriere di successo che per fomentare il desiderio di riscossa da parte di chi ha qualcosa da dire.