Talk about Kech!

  • Rocklab: Tralasciamo le classiche storie di come siete nati e come siete, arriviamo
    subito al come siete cambiati. Cos’è successo in questo lungo silenzio?
  • Pol: Cosa non è successo, vorrai dire. Matrimoni, traslochi, cambi di lavoro e trasferimenti extra-UE. In pratica tra “Join the cousins” e “Good night for a fight” la nostra vita è stata ribaltata come un calzino e messa ad asciugare. Sotto una cascata…

    Teddy: Ci siamo presi un periodo per suonare con più calma le nuove canzoni che stavano nascendo. Niente concerti solo la sala prove sempre allestita per registrare. In questo siamo cambiati. Abbiamo visto insieme le partite del mondiale. Abbiamo festeggiato. In questo non siamo cambiati per niente.
  • Rocklab: Il terzo album di una band è quello decisivo. Vabbè che per voi questo
    è il quarto, ma I primi 2 contano uno (si può fare?)alla fine è vero che il terzo album è quello decisivo? E se lo è, cosa avete deciso in questo?
  • Pol: C’è un mio sosia secondo il quale “il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”, ma siccome noi non siamo artisti, per noi gli album sono tutti difficili. Cosa abbiamo deciso in “Good night for a fight”? Non saprei, perché di solito non ci mettiamo davanti ad un tavolo a dire: “Questo disco facciamolo così”. A posteriori direi che non è affatto male. Ce lo siamo registrati da soli, in cantina, e l’essere svincolati da uno studio e da un produttore ci ha permesso di essere completamente liberi. A priori non ci siamo preclusi alcuna strada, e forse è stato proprio questo atteggiamento a caratterizzare il nuovo disco.: Credo che il terzo album permetta al gruppo di cercare di sommare cosa c’e’ stato di buono nei dischi precedenti ma anche di guardare un po’avanti e osare qualcosa di nuovo.. Penso che “Good night for a fight” riesca a riassumere tutto questo.
  • Rocklab: Da cosa sono stati ispirati i pezzi?
  • Gio: tutto quello che ci succede e ci circonda e tutto quello che ascoltiamo ci influenza… (e ti assicuro mettersi d’accordo e’ impossibile tanto e’ eterogeneo)
    Pol: Sono frutto dell’ispirazione di tutti, e ognuno ha le proprie fonti. In genere cose che ci piacciono, molto concrete. Molto spesso lo spunto sono le canzoni di altri gruppi. Lo so che è banale. Anche se veniamo da Monza, non siamo il genere di gruppo che mette Truffaut, Frank Lloyd Wright, Nietzsche o la cosmogonia zoroastriana tra le fonti di ispirazione. Ci spiace…

    Teddy: Una sorta di ispirazione ci è venuta anche dalle canzoni precedentemente pubblicate negli altri due album. Se prima tendevamo a dare per conclusa una canzone al primo arrangiamento in “Good night for a fight” abbiamo sacrificato l’istinto e ci siamo presi del tempo per vedere se eravamo in grado di finire una canzone non in una giornata ma in una settimana. Alla fine ci abbiamo messo un po’ di più
  • Rocklab: In rete si legge kech&pixies, un po’ dappertutto. Sarà ma io i Pixies li vedo molto meno di quel che in giro dicono, in sound chitarristico, in qualche passaggio. Per il resto vedo vecchio, ma sempre fresco, pop inglese in stile Lush, Sleeper, e altri gruppi che immagino conosco solo io e altri 5-6 del Brit.sbaglio? Quanto c’è di uk e quanto di usa in voi? Siete nostalgici di qualcosa?
  • Pol: Sì, sul fatto dei Pixies hai ragione. E hai ragione anche sulla faccenda del pop inglese. In effetti come gruppo siamo sempre stati in equilibrio tra Regno Unito e Stati Uniti: qualche tempo fa, per scherzare dicevamo che – se avessimo dovuto fare una partita di calcio – io e Nicola avremmo rappresentato gli USA, e Giovanna e Teddy l’Inghilterra, visto che – almeno a livello di provenienza – i nostri ascolti grossomodo si dividono così. Se siamo nostalgici? Non credo. Nel senso che per me un nostalgico è qualcuno che – oltre ad ascoltare solo musica di un certo periodo – veste, vive e pensa come se davvero stesse vivendo quel periodo. E’ da pazzi, non trovi? Quando ero piccolo in montagna c’era un tipo che girava in tuta mimetica su una Jeep dell’esercito americano degli anni Sessanta e che continuava a parlare del Vietnam. A parte che non ho mai capito cosa cazzo avesse avuto a che fare l’Alto Lario col Vietnam, ho sempre assimilato la sua figura a quella del nostalgico tipo. E non mi sono fatto un’ottima opinione della categoria…
  • Rocklab: Che band avete avuto nel lettore in quei giorni e quanto pensate vi potuto influenzare?
  • Pol: Non è una domanda facile. Da quando abbiamo iniziato a lavorare a questo disco alla fine delle registrazioni è passato quasi un anno, per cui credo sia difficile fare un bilancio degli ascolti e delle influenze. Ascoltiamo tutti tantissima musica. Per quanto mi riguarda, mi ricordo che l’inverno scorso, mentre ancora stavamo lavorando agli spunti che poi sono diventati le canzoni del nuovo CD, un disco che per un mesetto ho ascoltato abbastanza è stato “Sing-A-Longs and Lullabies for the Film Curious George” di Jack Johnson, mentre alla fine delle registrazioni, nel periodo dei mixaggi, facevo girare abbastanza spesso una compilation di singoli della Stax che mi sono fatto io con gli mp3. Ma non credo mi abbiano influenzato più di tanto, perché c’è sempre una porzione di classici – Velvet Underground, Tom Waits, Bob Dylan, Beatles ecc ecc – che ascolto senza sosta da quando sono alle superiori e che credo mi abbia veramente influenzato.

    Teddy:Il gruppo ti risponderebbe vagamente…”un po’ di tutto”. E’ vero, questa è una domanda difficile. I miei ascolti sono sempre gli stessi da anni. Presto attenzione anche alle nuove uscite ma ritorno quotidianamente a ripassare a memoria i testi di tutti gli artisti che amo, dischi pubblicati anche trent’anni fa dei quali apprezzo ogni giorno qualsiasi sfumatura. Questi miei gusti si oppongono al mio modo di suonare in questo disco. Per le percussioni devo molto ai batteristi che ho visto suonare dal vivo con uno stile ed un set essenziale. Tra i tanti concerti a cui ho assistito lo scorso anno durante il periodo di registrazione credo di aver attinto di più dalle esibizioni dei Clem Snide e Yo la Tengo.
  • Rocklab: Dalla vostra musica esplode una serenità e una spensieratezza che molti non hanno…condividete anche voi la filosofia “Suono, senza farmi troppe pippe musicali?”
  • Noi di questa filosofia ne abbiamo fatto una ragione sociale. Il bello è che detta così sembra la cosa più naturale del mondo, un qualcosa che non puoi non condividere. Eppure non hai idea di quante volte ci siamo trovati a discutere, anche con persone a noi molto vicine, per difendere questo atteggiamento. Potremmo parlarne per ore. Ma cosa intendi per “pippe musicali”?

    Teddy: Devo ammettere che fa molto piacere che tu abbia notato queste qualità. Credo che siano le basi per un rapporto felice il fatto di trasmettere questi valori in musica è una grande soddisfazione.

    Gio: Grande! Noi suoniamo perche’ ci divertiamo, facciamo quello che ci piace senza guardare alle mode o a copiare qualcuno (poi non ci troveremmo mai d’accordo) e poi anche se spesso litighiamo ci vogliamo un bene fraterno nel bene e nel male che cio’ comporta…

  • Rocklab: Ho letto che nei precedenti live offrivate cioccolatini e biscotti. Poichè penso che un panino con la mortadella romana sia prima di salire sul palco se passate nella capitale posso portare del thè! Grey, Ceylon, the aromatizzato.. Oppure avete novità in mente per le prossime date?
  • Gio: Io che sono una pessima cuoca, avevo fatto i biscottini a forma di K E C H…una fatica assurda…era stato per il lancio di Are you safe?. E poi a Natale …beh succede in occasioni speciali…ma se piace in effetti potremmo farne un’abitudine!

    Pol: Giovanna e Nicola adesso vivono a New York, per cui adesso cercheremo di dare un’impronta completamente diversa ad iniziative del genere. Voi potreste portare dei vasetti di maionese, e noi potremmo offrirvi onion ring. Comunque non ti preoccupare, la mortazza va benissimo. L’unica volta che ci siamo sentiti appesantiti prima di un concerto è stato vicino a Bergamo, tre anni fa, quando ad una festa all’aperto – prima di suonare – per cena ci portarono una grigliata di carne mista e un fritto di mare. A testa. Lì sì che la faccenda diventò problematica.

    Teddy: Nel video di “Uh Uh” realizzato per il disco precedente, il regista ha filmato Giovanna mentre ci frigge in padella. Ultimamente un fotografo ci ha voluto ritrarre in una posa scherzosa, si è offerto di farci scivolare fuori da una scatola di corn flakes. Il legame col cibo si sta ripetendo ma è davvero tutto casuale…
  • Rocklab: Appunto, parliamo di queste date, che live avete in programma? Avete anche qualche apertura per qualche band straniera come negli anni passati?
  • Pol: Saranno tutte concentrate in aprile, appena dopo Pasqua appunto, per permettere a Nicola e Giovanna di fare il maggior numero di concerti nel più breve tempo possibile. Proprio in questi giorni stiamo fissando le date. Cercheremo di suonare ovunque, da Roma a Pordenone. Appena avremo il calendario lo posteremo sul sito e sulla nostra pagina di myspace.

    Teddy: Non sappiamo ancora se suoneremo con band straniere. Di sicuro ci sarà un palco tutto nostro: macchina del fumo, pedane scorrevoli, luci studiate brano per brano , loghi assortiti per la gran cassa…. Figuriamoci!! Niente di tutto questo, basteranno cinquanta minuti estratti dai tre dischi, suonati come sappiamo fare. Scegliere le canzoni è, già da solo un divertimento difficile da raccontare, tutto sommato è un buon inizio..
  • Rocklab: Avete in cantiere qualche singolo o qualche video in supporto del nuovo disco?
  • Pol: Per ora è tutto segretissimo…

    Teddy: Sì concordo con Pol, c’è un accordo sigillato con la cera lacca…
  • Rocklab: Finisco con la classica domanda che un po’ tutti si fanno, e che non
    è “perchè il Mulino bianco non produce più il Soldino che era una della madonna?” ma bensì “perchè cantate in inglese? Avete in mente di esportarvi con questo nuovo lavoro?”
  • Pol: Cantiamo in inglese da sempre perché ci viene più naturale, essendo cresciuti tutti a suon di dischi che venivano da oltreoceano o da oltremanica. E da sempre cerchiamo di “esportarci”, visto che, come dei pazzi, varcavamo le frontiere con gli strumenti al seguito quando ancora non avevamo un Cd ufficiale distribuito in Italia. La Black Candy da questo punto di vista sta facendo un ottimo lavoro, distribuendo il suo catalogo in UK, Canada, Giappone, Cina e più di mezza Europa: è inutile dire che sarebbe folle non sfruttare un’occasione così.
    Per il resto, sono più che d’accordo con te sul Soldino del Mulino Bianco: su www.mulinobianco.it c’è un indirizzo email al quale rivolgersi per le proteste, oltre che ad un’interessante cronologia dei prodotti e delle campagne marketing fatte dalla casa dolciaria negli ultimi 30 anni. Ti ricordi le gomme per cancellare a forma di Tarallucci? Sì? Dovrei averle ancora in giro da qualche parte, adesso scusa ma vado a cercarle…

    Teddy: Curioso pensare alle merendine… io paragonerei i kech alla girella…forse perché la morale è sempre quella. Ci sarà la girella nei drugstore americani?

    Gio: no girella qui…e neanche merendine salutari…spero di non tornare cicciona!