Intervista a Ninive: Un folk italiano…

  • Nessun colpo ad effetto nella musica di questi ragazzi, che del folk americano e delle sue infinite derivazioni hanno deciso di percorrere il sentiero più lungo ed impervio; non quello già “musealizzato” e oggetto di un ( spesso meraviglioso, sia detto…) tenace revival acustico/lo-fi, ma il lato più moderno,atipico e paradossalmente meno illuminato. Qualcosa che ha addosso ben visibili le lacerate stimmate di “Jar Of Flies” e la polvere dei ricordi di Gun Club e Dream Syndicate, condividendone la catarsi nel dolore e i repentini moti d’impeto. Ma a renderli ancor più credibili è la sensazione che forse i due “legnanesi”( niente a che vedere con il teatro dialettale, per fortuna…) questi gruppi non li abbiano neppure ascoltati così tanto e che se non fosse per alcuni vocalizzi un po’ di maniera( quelle t che mutano in z…) parleremmo di una personalità di primo piano anche solo per questo esordio autoprodotto. E la dimostrazione, ancora una volta, che l’appassionato amplesso tra “Harvest” e una sensibilità attuale e contraddittoria possa generare una sempre nuova ed inquieta figliolanza. I Ninive si assumono inoltre il gravame del canto in lingua madre, proponendo liriche tutt’altro che scontate e che anzi, hanno l’ardire di affrontare anche temi velatamente “politici”( cosa considerata forse demodé dall’intellighenzia indipendente….)
    Di questo e altro ne parliamo direttamente con Gabriele e Francesco

    Rocklab: Come nascono i Ninive e quali sono le vostre “radici”, le comuni passioni musicali?

  • N: i Ninive nascono quasi per caso, circa nel 2001. ci piacevano i Beatles e i Nirvana. e i radiohead. inizialmente suonavamo come i Motorpsycho in preda a sclerosi multipla..proprio una cosa terribile. imbarazzanti.
    ora va un po’ meglio.
    adoriamo Tom Waits, Mark Lanegan, Elliott Smith, Nick Drake, Beatles, Neil Young, Johnny Cash, Bob Dylan, Syd Barrett, Jeff e Tim Buckley, Queens of the Stone Age, John Frusciante, Mercury Rev, Dinosaur Jr, Velvet Underground, PJ Harvey, Motorpsycho, Ennio Morricone, Pink Floyd, Flaming Lips, Stooges, Pixies, APASH, Yann Tiersen, Spacemen 3… e un sacco di altre cose.
  • Rocklab: Nonostante dimostriate una più che discreta personalità, sono evidenti alcuni richiami ad un certo suono tradizionale d’oltreoceano( Lanegan,Giant Sand,gli Alice In Chains acustici….); per quanto non manchino in Italia esempi autorevoli in materia ( Songs For Ulan,Bob Corn,Don Quibol…), quanto è difficile tradurre ed essere credibili in un contesto “nostrano” suggestioni e rimandi che fanno riferimento ad un immaginario prettamente americano?
  • N:Credo sia un fatto di ascolti. io non ho mai ascoltato nulla di italiano, e i nomi che citi tu non li conosco…fatta eccezione per i don quibol con cui abbiamo suonato un paio di volte. i miei(e nostri) riferimenti musicali sono stranieri, quindi è ovvio che i Ninive suonino poco italiani, ed è altrettanto ovvio che rimandino in maniera a volte evidente a modelli conosciuti…tutto sta nel farli rimanere spunti e rimandi e a non cadere mai nel plagio stilistico.
    a livello di suono, se hai un determinato tipo di formazione musicale alle spalle, non è difficile proporre musica figlia di paesi e contesti diversi dal proprio…è difficile più che altro incastrarci l’italiano. Ha una metrica strana, parole poco musicali e troppo lunghe…si finisce sempre per usare le stesse parole perchè suonano bene solo quelle.Ultimamente prediligo i testi brevissimi proprio per questo. sono pigro. Comunque a parte Lanegan(che adoro), i Giant Sand e gli Alice In Chains non mi hanno mai entusiasmato. Tranne Jar of Flies che è un gran disco.
  • Rocklab: Il suono del disco è indubbiamente impreziosito dagli arrangiamenti della vostra band d’accompagnamento( Las Paranoias…) che tra Harmonica, Glockenspiel e fiati aggiunge sfumature molto interessanti alle canzoni in programma; c’è la possibilità che diventino parte integrante del gruppo e che vi seguano anche dal vivo?
  • N:Allora. Nel disco in verità suoniamo quasi tutto da soli, a parte l’armonica e i fiati…e gli arrangiamenti sono tutti nostri. dal vivo i lOs paranoias ci danno una mano, in quanto possediamo una sola bocca e due sole braccia a testa. Non diventeranno mai parte del gruppo a tutti gli effetti in quanto hanno già proprie attività musicali…e poi noi funzioniamo bene solo in due, in fase di scrittura e registrazione. Nel live però loro ci accompagnano quasi sempre.
  • Rocklab:Le ultime generazioni di ascoltatori hanno avuto modo di riscoprire l’intero canzoniere americano del 900; dai canti degli Appalachi ai più oscuri bluesmen degli anni’20, soprattutto grazie alla popolarità di artisti come Devendra Banhart,Will Oldham e beata compagnia cantante….
    Non vi pare però che molti trascurino completamente ciò che l’America ha sfornato dagli anni’70 ai ’90( penso a Warren Zevon,Mellencamp,Gun Club,Dream Syndicate,Steve Earle, se non addirittura Springsteen….), il più classico Roots Rock insomma?Stiamo solo aspettando che QUALCUNO ci dica di riscoprirlo?
  • N:Credo sia questione di mode, flussi e riflussi. Così come gli Interpol hanno copiato i Joy division e Moltheni ricorda molto Bonnie Prince e Vincent Gallo (ma lo può fare perchè è un grandissimo autore, e splendore terrore è davvero un grande disco), prima o poi qualcuno copierà i Gun club.
    A me di Springsteen piace solo Nebraska comunque.
  • Rocklab:Vi ho chiesto questo proprio perchè ho trovato il vostro disco più sporco e terrigno, maggiormente intriso di moderna inquietudine rispetto ad una certa concezione “eterea” del country/folk…
  • N:Allora dovresti sentire le nuove cose che stiamo registrando!
    Ci stiamo dirigendo sempre più verso un folk-blues-country caracollante e scuro, terroso…
    le canzoni di “Questo disco non esiste” in confronto sono molto ma molto ma molto(—) pop.
    comunque adoriamo far suonare le canzoni in maniera un po’ sporca…sono un estimatore delle produzioni sbilenche di Tom Waits, e non mi piace che le canzoni suonino troppo pulite, riverberate, sognanti.
    E’ bello che ci siano sfumature oniriche, eteree…ma un disco intero di cose del genere mi urterebbe.
  • Rocklab:L’album esce su MotherFuckArt; più che di un’etichetta mi pare di aver capito si tratti di un vero e proprio collettivo artistico…parlatecene un pò!
  • E’un’associazione che da 10 anni si adopera nell’organizzare e promuovere eventi artistici, di natura letteraria e musicale…più che altro su territorio lombardo. E’ formata da un sacco di gente con un sacco di idee.Sarebbe bello che qualcuno di loro arrivi da qualche parte…se lo meriterebbero tutti.
    sono sempre stati buoni con noi, e ci hanno sempre dato una grande mano.
    Ci vuole pazienza con noi…non siamo molto presenti. non parliamo molto. Sono belle persone e ottimi artisti.
    www.motherfuckart.it
    www.myspace.com/motherfuckart
    Ci troverete un sacco di cose interessanti.
  • Rocklab: Avete scelto un titolo indubbiamente molto misterioso
    ed una grafica altrettanto suggestiva. Chi si è occupato della seconda? C’era un idea di massima o avete lasciato carta bianca all’artista?
  • Quasi totale carta bianca. Lui si chiama Marco Paganini, ed è bravissimo.
    Se volete installazioni, copertine, foto…rivolgetevi a lui. Giuro è raro vedere una persona con un talento così grande. icarocade@hotmail.com .Il titolo è casuale. Suonava bene.
    Marco ci ha obbligato a comunicarglielo entro una certa data…e noi 5 minuti prima l’abbiamo scelto. Ha un che di iettatorio.
  • Rocklab: Black Jesus” mi pare lanci un messaggio abbastanza chiaro; strani tempi di immoralità imperante nei quali le alte sfere della gerarchia ecclesiastica,arroccate su posizioni a dir poco retrive, paiono incitare apertamente al pregiudizio e all’intolleranza, e una parte significativa della politica invece di rivendicare la propria libertà d’azione si appiattisce su posizioni di connivenza e opportunismo, fino a rispolverare il cilicio….
  • N:Tu l’hai detto meglio di come l’ho scritto io. Comunque volevo solo dire che adorare un pezzo di legno è una cosa che mi lascia perplesso. Non ci trovo utilità. Poi mi infastidisce vedere gente rimettersi a un dio più o meno fantomatico. Mi sembra un po’ vigliacco.
  • Rocklab: “E’un modo capovolto/che mi taglia a metà”….versi di apparente sconforto che preludono ad una strana canzone d’amore….
  • N: E’ bello leggerci quello che si vuole, in una canzone. Non era sconforto comunque. più che altro rassegnazione. Pensavo che avevo perso di vista un sacco di gente, mio malgrado.
    E non solo. Ma è passato del tempo dai. Non parliamone.
  • Rocklab:Come si muove un gruppo di esordienti “autoprodotti”; davvero MySpace ha rivoluzionato il concetto di promozione e di “contatto” o…….?
  • N:A noi è stato molto utile fino ad ora. Abbiamo trovato un sacco di contatti interessanti, e molta gente lontana si è interessata a noi proprio grazie a myspace.
    Un gruppo esordiente autoprodotto più che altro sta fermo, perchè nessuno se lo calcola.
  • Rocklab: Non vi pare che,quantomeno nel nostro paese, vi sia uno scollamento incolmabile tra l’underground e il mainstream e che manchino proprio i punti di contatto, le occasioni perchè gli “emergenti” cessino di essere tali vita natural durante?
  • N:Il fatto è che con le nuove tecnologie tutti possono fare e registrare musica, e di conseguenza c’è in giro un sacco di schifo a livello “emergente”…un intasamento direi.Quindi è difficile scovare del buono nello schifo.E’difficile trovare un contratto, ma credo fosse più difficile 20 anni fa.
    no? Comuque non girando soldi nessuno investe su nessuno. Ormai i nomi sono quelli, a livello di mainstream. A livello indie pure, con in più il fatto che tutti si fanno la guerra.
    La guerra dei poveri mi sembra. Le occasioni per emergere…mmm…non so.
    Non so rispondere.
  • Rocklab: Le vostre prossime mosse, sogni nel cassetto?
  • E’ un pessimo periodo.Nel mentre stiamo registrando cose sbilenche e piene di polvere.
    Abbiamo 20 canzoni. Fra qualche mese finiamo e vediamo cos’è venuto fuori.
    Poi lo mandiamo in giro, pur sapendo che nessuno ci cacherà mai.
    Il sogno sarebbe non doversi più svegliare alle 6 per andare a lavorare, e poter vivere di quello che più ci piace fare. Ma tanto tra qualche giorno sarò disoccupato, quindi perchè crucciarsene…