Intervista a Musica da cucina: Quattro chiacchiere tra i fornelli

  • Quello di Musica da cucina è un progetto a dir poco interessante, capace di concretizzarsi in un tour anomalo ed entusiasmante, ma più che altro in ottime canzoni, specchio di una ricerca quasi ossessiva del concetto di intimità. Quattro chiacchiere tra i fornelli con Fabio Bonelli, anima e corpo di Musica da cucina:


    Rocklab: Iniziamo parlando di Musica da cucina. Come è nato questo progetto?
  • Fabio: E’ nato due anni fa da un’idea molto semplice: provare a creare canzoni con oggetti e suoni del quotidiano. L’idea era partita in modo più sperimentale ma poi pian piano è emersa la sua anima più pop e folk: canzoni con chitarra, voce e un tavolo apparecchiato!
  • R: Con una buona mano dell’ambientazione domestica, il concerto che hai eseguito a Genova mi ha colpito molto per il senso di normale intimità che è si è creato tra te e i presenti. Quanto il tuo modo di fare musica è influenzato dalla vita quotidiana?
  • F: Molto. Spesso mi capita di canticchiare su delle melodie che sento nell’aria… il cigolio delle scale mobili, il canto di un fringuello, il rumore di un’auto… sono come segnali sonori che arrivano alla nostra mente e possono essere rielaborati craendoci canzoni.
  • R: Come avviene il processo creativo che dà vita alle canzoni di Musica da cucina? Parte dagli utensili o dagli strumenti tradizionali?
  • F: Parto dagli utensili. Ad esempio nella canzone “Briciole”, provando a pizzicare le piccole corde di metallo di un tagliauova ho scoperto una breve melodia di tre note su cui ho costruito tutto il pezzo.
  • R: Stai portando in giro per l’Italia Musica da cucina nelle location più diverse, dalla piazza, al locale fino alle case private. Come cambia il tuo modo di approcciarti al concerto e allo stesso tempo la reazione del pubblico a seconda dei luoghi?
  • F: Mi piace cambiare leggermente l’impostazione dei set a seconda di chi mi trovo davanti: ho suonato davanti a cyberpunks e in quel caso ho calcato la mano sui distorsori e le dissonanze come anche davanti a vecchiettine, e in quel caso ammorbidivo i brani. Mi piace l’idea di cercare vie di comunicazione differenti a seconda del pubblico che si ha di fronte: è stimolante e permette di conoscere realtà molto diverse tra loro. Non voglio imporre la mia “arte” ma voglio che questa sia un tramite con chi mi sta davanti.
  • R: Mi ha colpito molto l’artwork del tuo disco. Cosa puoi raccontarci al riguardo?
  • F: Hanno fatto tutto Giacomo Spazio e Valeria Maggiani, dell’Air Studio (Milano) che, in linea con tutte le produzioni di City Living, hanno voluto un cd che non fosse un semplice supporto musicale ma un vero e prorpio oggetto, con una dignità e una profondità propri. In particolare l’etichetta di Giacomo sta producendo cd-libri con copertine cartonate che si possono sfogliare e leggere, oltre che ascoltare.
  • R: Che rapporto c’è tra il progetto Musica da cucina e il gruppo di cui fai parte, i Milaus? Mi sembra molto interessante la piccola “officina di musica diversa” People from the mountain. Come è nato il progetto?
  • F: PeopleFromTheMountains è un container di idee che vengono dalla montagna. Il nome deriva dal fatto che veniamo dalla Valtellina, una realtà montana molto isolata dove si cresce con l’idea che al più presto si debba andare a lavorare e dove l’arte è un hobby, e basta. I milaus mi hanno permesso di uscire dal binomio musica-intrattenimento per entrare in un contesto artistico vero e proprio. E’ stato un percorso lungo e laborioso ma ora so con certezza che la musica ha un valore etico, sociale, emozionale forte e non è solo un mezzo per portare a casa dei soldi o per far ballare la gente.
  • R: Per finire mi sembra d’obbligo una domanda: ce la suggeriresti una ricetta?
  • F: Guarda… cucino veramente male… anzi alla fine probabilmente tutto è partito perchè quando ero studente universitario facevo cucinare gli altri e io lavavo i piatti…e intanto li suonavo…