Milkout festival: Green storm festival

Si sono già susseguiti due divertentissimi festival di musica elettronica e dance, il play festival, nel parco della lanterna di Genova, ossia il mosaico di prati, salite e discese sotto il simbolo della città, proprio durante le ottime serate al play ci chiedevamo quando avremmo potuto assistere a un festival rock in quella splendida location, a breve distanza di tempo i nostri desideri sono stati esauditi da questo Milkout festival. Con ancora un caldissimo sole nel cielo mentre Esmen apre la serata. Sinceramente preferisco le esibizioni più intime di questo progetto di Fabrizio Gelli (tra le menti di Metrodora e già nei Visonnaire) rispetto alla versione “con gruppo” presente sul palco ieri sera, dimensione allargata che seppur mantenendo alcune buone caratteristiche banalizza un po' il finora molto interessante progetto Esmen. Ottima prova dai sempre convincenti Hermitage, le capacità del gruppo genovese sono sempre in evoluzione e l'entusiasmo che mostrano sul palco eseguendo la loro musica è sempre un piacere da vedere ed ascoltare. Spostandosi verso il palco principale si viene investiti dalle note furiose di una delle nuove proposte più interessanti del panorama cittadino: gli Stalker, felice connubio tra gli ex Kafka (nome storico dell'hard core italiano) e Alberto degli Ex-otago. Il loro screamo lento e potente è un'iniezione di energia, il tutto senza rinunciare a precisione e talento nella musica e a una incredibile presenza scenica. Le canzoni degli Stalker stanno migliorando ad ogni ascolto, se continueranno su questi percorsi promettono grandissime cose. Dopo una buona esibizione (come sempre) degli En roco, con all'esordio il nuovo batterista autore di una prova più che discreta, salgono sul palco i We were on-off, vera e propria sorpresa della serata. Il quartetto veneziano, prima band non genovese a entrare nelle grinfie della Green fog records, propone un ottimo rock dalle venature fugaziane basato sulle solide basi di due bassi. Canzoni precise e vitali dall'impatto immediato e travolgente. Il loro concerto scorre piacevolmente lasciando un gusto piacevole e una gran voglia di risentirli entro breve. Riesco a sentire molto poco dell'esibizione dei Marti (per quel poco, eleganti e pregevoli come al solito), sul palco principale stanno infatti per salire Il teatro degli orrori, i quali già dalle prime note scatenano una vera e propria valanga di splendido rumore sul pubblico. Le urla di Pierpaolo Capovilla sono lance acuminate come nei migliori episodi dei One dimensional man mentre gli strumenti fanno il loro ottimo lavoro creando un oceano di forza e rabbia. Ottime come su disco le canzoni, partendo da “Vita mia” fino al singolo “Compagna Teresa”, rabbiose e coinvolgenti al punto giusto. Il teatro degli orrori vince con facilità anche la prova del palco, superando le migliori aspettative e portando al pubblico genovese l'esibizione regina della serata con un grido musicale tagliente, entusiasmante, bellissimo. I Tre allegri ragazzi morti invece sono come un vecchio amico che incontri raramente, ma che quando lo trovi ti racconta sempre le stesse cose, se la prima volta lo ascoltavi volentieri già dalla seconda l'interesse inizia a calare. A me un po' di canzoni loro piacciono anche, il problema è che ormai li ho sentiti un po' di volte dal vivo, e se alla prima ero piacevolmente colpito dal rock adolescenziale e surreale del gruppo di Davide Toffolo, pian piano il siparietto di frasi in italiano-spagnolo maccheronico e di “bacini rock 'n roll” hanno iniziato a stufarmi. Tralasciando queste considerazioni fortemente personali li ho trovati però un po' troppo confusionari ieri sera, nonostante il loro spettacolo ormai sia ben collaudato (forse fin troppo). La chiusura della serata di concerto è affidata ai padroni di casa: i Meganoidi, i quali propongono la ormai ben consolidata e non più nuova veste votata a un rock oscuro ed emozionante. Rispetto ai concerti precedenti a cui ho assistito quello di ieri sera ha avuto come pregio principale l'unitarietà, come se le note e le parole si unissero in un unico e variopinto gomitolo. Oltre alla ruvida bellezza dei brani infatti vanno a migliorare tantissimo gli intermezzi, gli attacchi, i momenti di rumore e gli spigoli delle chitarre, dando un gusto sempre migliore alla musica della band genovese che va così a eseguire un ottimo live. In definitiva il parco della lanterna di Genova va a confermarsi come ottima location anche per la musica rock, non solo quindi per l'elettronica, mentre la Green fog records si conferma non solo come interessante etichetta ma anche come realtà piacevolmente gravida di valide proposte live, unendosi poi con La Tempesta non può che aumentare la piacevolezza della proposta. Una bellissima serata di musica, con ottimi gruppi e in un'atmosfera fantastica. Non rimane che sperare in un numero maggiore di serate simili a Genova, sempre più restia a proporre eventi di simile valore.

  • Sì, gran bella serata. Sempre impietoso con i TARM, eh dani? =)
    Dai, erano moscetti, ma picchiano ancora bene.