Ultraphallus – Lungville

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

Già che questi belgi si chiamano Ultraphallus prende benissimo, poi quando infili ‘Lungville’ nello stereo e ti esce fuori un gran bel noise rock, con una produzione tagliente, groove al punto giusto tanto da sembrare una versione più tirata e più metallica (nel vero senso della parola) dei Melvins, prende ancora più a bene. Noise rock sì, con le ovvie scorribande in territori stoner e sludge, insomma i nomi/numi tutelari non ve li sto a elencare tutti che la tradizione è quella là, se vi piace questa roba bene, sennò è proprio inutile leggere questa recensione, ce ne sono tante altre in archivio. Però poi quando andate ai concerti non osate fare le cornine perchè le cornine sono metal e sono malvagità, e le potete fare solo se i dischi come questo vi restano fissi in macchina almeno per un paio di settimane mettendovi di buon umore.
Cosa abbiamo, con un’analisi un tantino più accurata? Vediamo, un’intro dilatata, spiritata e ossessiva poi bum: “Antibody” e “Lungville”, continui alternarsi di groove magmatico e rallentamenti schiacciasassi, scream acido e svociato, preziosi accenni di elettronica, poi un paio di minuti d’aria, con l’intermezzo sussurrato di “She-Disguised as the Worst”, e di nuovo giù di zolfo fuso, tra i momenti sfacciatamente doom di “I and Surrender Me” o le ritmiche più serrate di “The Octopus Song” o “The Grin”, per poi riassumere il tutto negli undici minuti della suite conclusiva. Della quale forse si poteva fare a meno, dato che questi ragazzotti in tenuta clericale riescono decisamente meglio sulla corta distanza, sfiorando la perfezione nella prima metà del disco. Non è innovativo, e allora? Se c’è qualcuno che baratterebbe anche solo un decimo dell’energia e del tiro di questo disco per – non so – degli inserti glitch-idm o acid-folk lo prego di chiamarmi a casa che gli consiglio una terapia d’urto. Nel giro è tra le migliori uscite recenti, di sicuro tra le meno chiacchierate, ma chevvelodicoaffà.