R.L. Burnside – Ass Pocket of Whiskey

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Il delta blues è il genere che ha dato vita a tutto; da esso hanno tratto ispirazione tutti i più grandi bluesmen di Chicago, gente che con questa musica ci è cresciuta e che su di essa si è formata. La stessa gente che ha messo le basi per la nascita del rock & roll. E’ una musica, scarna essenziale, in essa si sente tutta la sofferenza di un intero popolo costretto a vivere ai margini della società, ma anche il suo orgoglio, la sua speranza e la sua immensa forza. Con l’avvento della musica elettrica però questo genere di sound è stato messo un po’ da parte; il blues veniva inteso più come le sfuriate elettriche dei grandi maghi della 6 corde come BB King, Muddy Waters, Albert King , Howlin Wolf e tutta quella incredibile generazione di fuoriclasse nata , musicalmente, tra la fine dei ’40 e l’inizio dei ’60. Il periodo del cosiddetto “blues revival” dei primi sixties ha portato alla riscoperta di vecchi bluesmen del delta che erano stati dimenticati. Gente come Son House, Fred McDowell, John Estes, Bukka White, Skip James e molti altri. Purtroppo però molti di essi furono costretti ad “annacquare “ il loro modo di suonare il blues per venire incontro alle esigenze del giovane pubblico bianco più abituato al folk. Era gente povera , anziana, che aveva trascorso tutta la vita tra stenti e fatica e comprensibilmente si adattò alle esigenze del pubblico pur di godersi un po’ di “privilegi”. Fu così che, a parte poche eccezioni, per molti anni il delta blues restò solo una musica per appassionati nostalgici. Questo fino ai primissimi anni ’90 quando una nuova – vecchia generazione di bluesmen si affacciò alla finestra del mercato discografico. Solitamente le grandi rivoluzioni musicali sono opera di musicisti giovani i quali sono in grado di prendere l’insegnamento dei grandi del passato e rielaborarlo in forma moderna. In questo caso gli alfieri della rinascita del delta blues sotto una nuova ed entusiasmante veste sono tutti ultrasettantenni. Sembra strano ma basta sentire uno dei dischi di questi signori per capire cosa essi siano in grado di fare. Un manipolo di vecchi bluesmen dimenticati o snobbati per anni: Cedell Davis, Junior Kimbroug, T-Model Ford , Elmo Williams e soprattutto R.L Burnside. Classe 1926 il nostro viene scoperto casualmente alla fine degli anni 70 , poi incide qualche disco e sparisce. Negli anni ’80 ritorna sulla scena ma è nei ’90 con il passaggio alla Fat Possum che il suo nome esce definitivamente dai confini del Mississippi. R.L (che sta per Robert Lee) suona il delta blues come se fosse il punk, non è un virtuoso ma è in possesso di una tecnica e di una padronanza dello strumento davvero sensazionali. Sia con la elettrica che con la acustica Burnside presenta uno stile unico che supera e stravolge tutte le regole armoniche, melodiche e ritmiche. Un modo di suonare volutamente caotico dove gli assoli e gli accordi si fondono. Il celebre critico musicale Robert Palmer parlando di questo album ha scritto:” Burnside è una specie di forza entropica che trasmette onde sensuali e maligne. E’ ciò di cui avevamo bisogno: è in grado di infiammare un teatro pieno di gente e di estrarre una pistola in un juke point affollato. E’ il blues che cammina come un uomo!” In effetti basta ascoltare una qualsiasi delle canzoni contenute in questo album per capire che il nostro è una vera forza della natura. Jon Spencer e la sua Blues Explosion ne sono rimasti talmente affascinati da prendere armi e bagagli e trasferirsi nel cuore del Mississippi a Holy Springs, dove Burnside vive, per incidere con lui questo memorabile album. E’ l’incontro di due personaggi solo all’apparenza lontani perché i due hanno la stessa visione di fondo della musica , del rock e del blues. Il gracchiare infernale di un corvo apre le danze, il basso ipnotico e percussivo inizia a dettare il ritmo e poi entrano le chitarre tremendamente distorte e il vocione di RL,: è “Goin’ Down South” il brano che apre il disco; una slide al tempo stesso antica e moderna taglia l’aria, la voce cambia tono di continuo tra lamenti e talkin’. Questo è il blues del futuro che spezza i recinti e si proietta sparato verso la galassia! Inizio migliore non ci poteva essere. Ma Robert Lee non si ferma certo qua, prende la “Boogie Chillen” di Johnn Lee Hooker e la reinvevta alla sua maniera, la trasforma in un proiettile punk blues dalla potenza devastante grazie alla ritmica ossessiva della Blues Explosion perfettamente calata nella parte. “Poor Boy” è segnata dalle chitarre super distorte di Jon e RL , nemmeno Charlie Patton viene risparmiato dal ciclone Robert Lee. La successiva “2 Brothers” inizia col basso e il classico “weel weel weeelll “ di Burnside e si snoda in un talkin blues con la slide anarchica . “Snake Drive” è ancora un tralkin ma decisamente più ritmato, ha forti tratti boogie rock e la solita terrificante slide, questa volta quasi psichedelica, a disintegrare qualsiasi regola ritmica e melodica. “Shake ‘Em on Down” è uno dei brani più amati dal bluesman del Mississippi. La slide apre le danze mentre l’armonica di Jon evoca alligatori, whiskey e bische clandestine. “The Criminal Inside Me” inizia con la chitarra distorta di Spencer poi entra il vocione di Burnside che crea un talkin ipnotico accentuato dalla Blues Explosion che monta un tappeto sonoro solido come la roccia e denso come il fango delle paludi. La successiva “Walking Blues” si apre con una slide lancinante e feed back spaziali in sottofondo, è lo spirito del blues che risorge nel 21° secolo, qui c’è l’anima più down home unita alla furia schizoide di immagini futuristiche. “Tojo Told Hitler” è quasi un monologo di R.L che tra un colpo di tosse e l’altro parla a ruota libera mentre basso e batteria si odono appena in sottofondo. Poi il suono cresce e la voce quasi sfuma, entra piano la chitarra e Burnside cambia tono mentre la slide inizia a tirare le sue lancinanti coltellate e il basso a farsi sempre più insistente. Geniale. Si chiude alla grandissima con “Have You Ever Been Lonely” tra feed back assurdi e urla sconvolgenti di Jon e Robert Lee che fanno a gara a chi grida più forte. I due si chiamano e si incitano a vicenda in una atmosfera da inferno voodoo psichedelico in un deliro strumentale assoluto. Un crescendo di lamenti sempre più terrificanti come sono i gemiti surreali del blues che rinasce dalle sue ceneri.
R.L Burnside con questo album compie la sua missione: Da al blues del delta un vestito tutto nuovo ma senza snaturare nemmeno per un secondo la sua anima. In queste canzoni c’è la stessa potenza espressiva dei vecchi brani di Robert Johnson e Charlie Patton. Qualcuno aveva gridato allo scandalo ma a mio avviso Robert Lee ha saputo come pochi cogliere la vera anima del blues down home creando un capolavoro di assoluta grandezza che ha segnato la strada del nuovo Mississippi blues. Quella stessa strada che ci ha permesso di conoscere giganti come Cedell Davis e T- Modell Ford, gente che ha la sua stessa visione del blues. Strepitoso!