Killers, The – Sam's Town

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Ogni prima volta che ascolto un disco dei Killers ho sempre la pessima impressione di essere stato preso per il culo.
Sarà il suono così perfetto e patinato, saranno le tastierine scaltrissime, sarà che tutto funziona davvero come dovrebbe, e la mia coscienza cattiva si mette a dubitare.
Ecco i My Chemical Arcade Fire – penso, questa volta – e già li odio, e già mi vedo rivendere la copia usata del cd in qualche negozio di dischi compiacente.
Però commetto un errore che forse oggi non va molto di moda, specialmente tra quei ragazzini a cui probabilmente questo prodotto dovrebbe essere indirizzato: ascolto il disco una seconda volta. E allora i Killers mi catturano fatalmente, come già avevano fatto con il loro primo bellissimo lavoro ‘Hot Fuss’.
Sono convinto che la musica debba essere piacere, non solo riflesso, e sono convinto che gli anni ottanta non siano deprecabili.
Così quando parte un singolo come “When You Were Young” è un festa, a cui tu sei invitato solo se non hai pregiudizi e solo se ascolti musica per puro investimento libidinale. Perché qui dentro c’è la wave, e c’è pure Bruce Springsteen (ebbene sì, ed anche in una misura non trascurabile, vd. alla voce ‘This River is Wild’). C’è un pop intelligente e strombazzante che è proprio la cifra stilistica di un gruppo che non si vergogna di essere schifosamente orecchiabile ma anche schifosamente comunicativo e divertente, fresco e in fin dei conti, rock. Ci sono strati di chorus e tastiere tutte al punto giusto, ci sono chitarre glamourosamente wave e ricordi di tutti i tipi, ma tutti belli, c’è un gruppo che non si risparmia per niente e un cantante che si fa una mazzo così senza farlo pesare. E poi ci sono una serie di trovate, arragiamenti, illuminazioni e testi pieni di pathos che riescono coinvolgenti anche quando scherzano con gli stilemi della canzone estiva (“Bones”), e che garantiscono persistenza insperata a questo lavoro anche sulla lunga distanza. Di materiale buono ce n’è una pariglia, ci sono gli anthem e anche i fuochi artificiali, cose banali, ma non sono poi belle tutte quelle luci nel cielo stellato di ferragosto? Il pane e le rose.
In conclusione, uno dei mei dischi preferiti di questo periodo (ma si sa, io sono scemo). (e ci sono pure le foto di Anton Corbijn nel booklet. Che volete di più?)