Bonamassa, Joe – Sloe Gin

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Ho sempre avuto grandissima stima di Joe Bonamassa, ho adorato i suoi primi album (soprattutto ‘Blues Deluxe’) e per lui ho sempre speso parole importanti. Purtroppo ora mi devo (almeno in parte) ricredere: Il suo precedente album ‘You & Me’ non mi era affatto piaciuto e aspettavo con ansia questo ‘Sloe Gin’ per capire se il nostro si fosse definitivamente perso imboccando la via facile o se quello fosse stato solamente un caso.
Diciamo che, rispetto a ‘You & Me’, le cose sono un po’ migliorate ma non abbastanza a mio avviso. Joe rimane un chitarrista di assoluto valore (vederlo live è una esperienza che consiglio a tutti), padroneggia lo strumento come pochi e dal punto i vista vocale se la cava egregiamente. Dunque nessun dubbio sulle sue doti, ma molti sulle sue scelte.
‘Sloe Gin’ è un disco piatto, Bonamassa non rischia, segue degli stereotipi collaudati e raramente da essi si sposta.. qualche ballatona come lo slow a forti tinte rock di “Black Night” -sicuramente gradevole ma nulla di più- che ricorda alcune cose di Gary Moore, quelle che obbiettivamente mi hanno sempre convinto di meno. Più o meno sulla stessa falsa riga è “Seagull”, una ballad semiacustica davvero scontata. Un pochino meglio la title track se non altro perché i lunghissimi assolo di Joe non passano certo inosservati. Tanta chitarra e sempre più rock per i brani più potenti come “Dirt in My Pocket” o “Another Kind Of Love”, canzoni sicuramente ben suonate (soprattutto la seconda) che si limitano più a scimmiottare altri che a farsi ricordare per la bravura e la personalità di Joe. Altro punto a sfavore di Joe è la quasi assoluta mancanza di brani acustici – se ne contano un paio “Another the Bend”, un country rock piacevole e nulla più e “Richmond”, ballad mooolto commerciale che, ne sono certo, contribuirà non poco a far salire gli incassi del nostro. Eppure quando Bonamassa torna all’antico come nel caso di “Jelly Roll” le cose vanno alla grande: da solo voce e chitarra il nostro fa faville.
Non siamo certo ai livelli delle debacle di Jonny Lang e KWS, Bonamassa la sua dignità la mantiene intatta, ma personalmente sono deluso. Per diventare dei grandi ci vuole soprattutto coraggio, ci vuole quella sana voglia di osare e mettersi in gioco. Seguendo questa strada il nostro sarà solo uno dei tanti, speriamo che si ravveda presto.. è giovane e se vuole ha tutto il tempo, le doti le ha, deve solo capire come sfruttarle appieno.