KTL – KTL 2

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Tempo fa si discuteva su Stephen O’Malley, chiedendosi se avesse, per dirla teneramente, rotto le scatole o meno, uscendosene con praticamente qualsiasi idea gli passasse per la testa e costruendoci sopra miriadi di release in formati più o meno originali e ricercati. A me ascoltando l’ultimo dei Sunn mi verrebbe pure da dire no, non ha rotto le scatole, fa sempre piacere un po’ di estremismo ormai sì, di maniera, ma ben congegnato. Ascoltando l’ultima collaborazione con i Boris un po’ di dubbi li avrei, ma sempre pronto a liquidare tutto con l’oditatissima parola “divertissement”. Approfondendo l’ascolto di KTL parte prima e seconda, quella che si tratta qui nello specifico, non riesco ad esimermi dal dire basta, fermatelo, o perlomeno non dategli corda e lasciate che si adagi nell’eccesiva produttività tipica di una certa scena noise e sperimentale rivolta a una cinquantina di malati in tutto il globo e niente più. Non c’è organicità, non c’è compattezza, si scivola senza troppa tensione in mezz’ora di Pita rumoristico e riverberato per poi trovarsi di fronte una “Abattoir” che potrebbe tranquillamente venir fuori dagli scarti di ‘Black One’ (ed è tutto un dire) a parte un paio di incursioni effettistiche finali – carina, per carità, sarò pure uno di quei cinquanta malati che nell’ambient minimale e deviato ci sguazzano con piacere, ma da qui a strapparsi i capelli ce ne passa. Buono il finale con “Snow 2”, forse l’unica traccia a raggiungere un equilibrio bilanciato ed effettivamente atmosferico tra le possibilità sonore dei due protagonisti: a voi stabilire se per una ventina di minuti carini valga la pena spenderne quasi ottanta di iMac feedback powered by un Peter Rehberg non troppo ispirato. Ed ora è necessaria una precisazione, per molti probabilmente ovvia, ma dovuta: quando i due compagnucci di rumorismo sono venuti a Dissonanze io ero sulle poltrone delle prime file totalmente dissolto e stordito dalla statica e ritorta violenza del loro show – forse sbaglio sperando che l’emozione e lo straniamento evocata dal vivo possa essere racchiusa in un qualsiasi supporto concreto. Forse KTL come e più di Sunn e molti altri suoi lavori è un’entità che ha poco senso ascoltata in cuffia, distrattamente; forse Stephen O’Malley non ha del tutto rotto le scatole e va assimilato nelle dosi e soprattutto nelle modalità giuste, in questo caso dal vivo e con un’amplificazione adeguata (e magari una poltrona comoda).