Neurosis – Given to the Rising

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I Neurosis sono tornati alla violenza. I Neurosis continuano la ricerca atmosferica e sonora degli ultimi lavori. I Neurosis sono finiti, sepolti dalla marea di figliastri più o meno legittimi. I Neurosis sono ben saldi al comando di una scena che hanno creato e codificato con costanza e dedizione. Antitesi, tutte perfettamente dimostrabili e smentibili, tutte vere a metà e tutte in agguato durante l’ascolto di questa ultima fatica di quei Neurosis troppo spesso chiamati in causa ogniqualvolta si parli di postcore, postmetal, postrock. In realtà siamo di fronte ad una continua evoluzione ben salda all’interno di paletti che il tellurico quintetto di Oakland è decisamente poco incline a spostare drasticamente, nonostante quanto le derive liquide e nebbiose del precedente ‘The Eye of Every Storm’ avessero potuto far supporre. A dispetto delle prime impressioni, ‘Given to the Rising’ non è un disco innovativo, né discontinuo rispetto al passato ma neanche così tanto reazionario nel recupero di sonorità tipiche degli esordi. Per quanto l’omonima traccia piazzata in apertura si regga indubbiamente su vortici di riff distorti e feedback sapientemente imbrigliati si capisce dopo pochi minuti di non avere tra le mani (a qualcuno spiacerà) un ‘Through Silver in Blood pt.2’: fanno capolino le ambientazioni tastierose e soffuse e le dissonanze morbide dell’uscita precedente – Fear and Sickness ricorda sonorità della stupenda Burn -, ci si sposta volentieri su sbrodolature ambient più annacquate e si corre indebitamente il temibile rischio noia (vedi voce At the End of the Road), si cita più o meno apertamente il capolavoro ‘A Sun that Never Sets’, in quella To the Wind che con From the Hill non ha in comune solo un complemento di moto a luogo/da luogo nel titolo. Un paio di intermezzi parlati dal tono apocalittico sono un altro elemento che potrebbe richiamare the good old days, rivelandosi in realtà solo un elemento che insieme a molti altri contribuisce a delineare un disco completo, compiuto, debitore tanto al passato remoto che a quello prossimo, registrato e prodotto con maturità e ricerca spasmodica del suono – sentirlo in cuffia è davvero una goduria, certi passaggi sono davvero alienanti, è zeppo di effetti e sample da brivido – ma inadatto a presentarsi come il vero e proprio “passo avanti” nella carriera che in fondo ogni volta ci si aspetta. Liquidiamolo come un goduriosissimo riassunto di quanto fatto in vent’anni di onorata gavetta, con un paio di pezzi sottotono dei quali poco ci importa di fronte a tutto il resto.