Okkervil River: Il gusto dell'imprevisto…

E' stata una lunga attesa quella per il concerto degli okkervil river, uno dei pochi, pochissimi , ad essere veramente un evento in questa fine d'anno un po' povera di live interessanti.
La band presenta The Stage Names, un album più pop-ular e positivo del precedente black sheep boy, ma sempre pervaso da una malinconia e un'abbandono tipico delle melodie della band di Austin
In perfetto orario sul programma e senza gruppo di apertura i 4, capitanati da un Will Sheff più “gentleman” del solito, i 4 prendono posto sul palco tra un'infinità di strumenti: mandolino elettrico, steel guitar, e chitarra elettrica sulla sinistra, tastiere e percussioni di svariato tipo a seguire, batteria centrale (col fedelissimo Seth Warren che picchia sempre come un dannato) basso subito dopo e infine l'uomo in più, che si occupa di fisarmonica, tastiere e chitarre. Al centro l'immancabile acustica di, che incita il pubblicopreannunciando uno show molto elettrico, molto più rock'n'roll rispetto alle precedenti date.
L'ultima apparizione degli okkervil al circolo, datata ormai 3 anni fa, è stata molto intensa ricca di pezzi più folk, con canzoni che puntavano più sull'intensità emotiva che sull'arrangiamento elettrico. Qui invece la musica è un'altra, l'attacco immediato di ‘The War Criminal Rises And Speaks dà subito una scarica adrenalinica al pubblico e catapulta subito la band in pieno spirito live. C'è groove, c'è feeling tra i musicisti che, pure sembrando staccati e non curanti l'uno dell'altro, si coninvologno sui loro stessi brani rendendo Sheff invasato delle sue stesse liriche e musica. Il look è vagamente emo, con quella cravattina stretta a soffocarlo e l'acconciatura col ciuffo, ma la caratura della band e la presa delle canzoni live è di tutt'altro stampo. I pezzi sono come dei classici, i brani dell'ultimo lavoro hanno una resa live più coinvolgente ed emozionante, ed è molto interessante scoprire come i musicisti riescono a destreggiarsi tra un passo di slide guitar e un solo di tromba.
Tutto scorre come ogni fedele appassionato di musica live vorrebbe, ma a un certo punto però… l'imprevisto! Pof!… e salta tutto l'impianto!
Il circolo è al buio, gli stumenti hanno perso la loro voce e, nel caos generale… pian piano risale l'acustica di Sheff, che continua a ripetere lo stesso accordo, troppo coinvolto nella sua Plus Ones per smettere, come se l'imprevisto non lo toccasse , come se già sapesse che, da lì a pochi secondo, l'elettricità sarebbe tornanta ad alimentare le valvole degli amplificatori.
Neanche il tempo di un minuto, che l'immancabile soldo fruscio dei coni ci fa capire che la band è pronta a riprendere, e con un lento ma perfetto crescendo tutti i 6 tornano in carreggiata, portando il pezzo verso la conclusione tra gli applausi e le incitazioni del pubblico, che li incoraggiano come se niente fosse successo.
Il problema è che il destino è avverso. Qualcosa è successo e quando giri con un farfisa del '70, un valvolare altrettanto vintage o una steel guitar con le valvole grosse come kiwi ti informi bene se la luce d'improvviso se ne va. Ci sono attimi di indecisione, tutti sono rivolti verso il fonico che, un po' in palla, non sa come giustificare i forti “scratch” che escono dall'impianto a cadenza regolare…. uno, due, tre e pof!
La luce ci saluta un'altra volta e le spie di emergenza si azionano sul palco.
Come descrivere quello che è accaduto dopo? Niente di meglio di un filmato youtube che, alla faccia di considera Will un frontman scontroso e pessimista, ci mostra un leader che non si perde d'animo, che sa tenere in mano la situazione e che, pure senza amplificazione, imbraccia la chitarra e rispolvera un po' di sano cantautorato prima con una cover di Daniel Johnston e in seguito con l'esecuzione di “un pezzo che è da un bel po' che non suoniamo”. E dritto dritto da “don't fall in love with everyone you see” arriva “Okkervil River Song” fatta con fisarmonica, mandolino e acustica. Sono quelle cose che raramente ti capita di vedere, che ti fanno la differenza tra una band che va in tour per promuovere il disco e quella che va in tour per protare la sua musica di stato in stato.
Un po' di amarezza resta comunque in bocca…. i 20-30 minuti di forzato unplugged acranno di sicuro fatto cadere molte canzoni dalla scaletta, e a farne le spese sembra essere stato il mio prediletto “down the river of golden dreams”! Non c'è stato infatti spazio per It Ends with a Fall” o “For the Enemy” , ma il concerto è andato comunque avanti concentrandosi sull'ultima uscita con pezzi come Unless It's Kicks’, e il singolo ‘Our Life Is Not A Movie Or Maybe’ l'immancabile ‘For Real’ e un bis con ‘Glow’ eseguita “insolitaria” e la conclusiva ‘John Allyn Smith Sails.
Nonostante tutto, amplificatori che danno disturbi, tastiera con un suono incerto e impianto a rischio, un concerto molto sopra la media, come solo gli okkervil sanno fare!

  • figata il video!

  • IO C ERO!!..KE STORIA..

  • Veramente i 20-30 minuti di forzato unplugged mi sembra un esagerazione, al massimo possono essere stati 10.
    Comunque l'unplugged forzato per me ha influito poco sulla "tensione" del concerto, tra l'altro uno dei più belli che mi sia capitato di vedere quest'anno.