Brett Anderson: Trash!

Non si esce vivi neanche dagli anni 94. Anzi il lustro 93-98 non te lo scrolli proprio di dosso.

Ne sa qualcosa Brett Anderson che, giorni fa, al Classico Village di Roma ha evocato un effetto malinconia come solo Gianni Morandi che festeggia per la terza volta i suoi 50 anni sa fare. L'età media dei presenti si aggira intorno ai 30 anni, il che, facendo rapide deduzioni, vuol dire che il disco solista di Anderson non se l'è filato nessuno e, se tanto mi da tanto, anche il live fresco d'uscita è passato tra gli scaffali con la stessa indifferenza che hanno le raccolte a basso costo accanto le casse dei supermercati.

Di Fuori piove, il cielo è grigio, l'umore dello stesso Brett non dev'essere un granchè diverso… lo scorgo mentre arrivo ai cancelli, è seduto nel retro di un piccolo minivan, guarda i finestrini con aria persa, sembra trasportato come un pacco. Di lì a poco salirà, facendosi largo tra la folla, sul palco del Classico.  Qualche ruga in più, faccia un po' più scavata ma stesso aspetto ambiguo e androgino che ha fatto la sua fortuna, lineamenti netti e spigolosi, carnagione chiara, giacca e camicia sbottonate con fare Brian Ferry. Non sembra molto entusiasta del pubblico, e neanche di essere in italia, anzi a dirla tutta sembra scocciato come pochi e non risulta neanche tanto simpatico a prima vista. Arriva, si siede, imbraccia la chitarra – a casa mia si saluta, si sarebbe detto una volta – e incomincia un live che tocca dei momenti di minimo direi quasi storici.

Ok, è il leader dei Suede, ha fatto parte della storia della musica inglese, “Coming up” è un disco della madonna anche se io gli preferisco “Dog Man Star”, non c'è stato nessuno come lui per quanti cloni ci possano essere in giro, ha una voce bellissima, i pezzi ti toccano dentro, quello che volete ma Brett Anderson, o meglio “An Evening with Brett Anderson” è uno spettacolo desolante.

Già dal titolo… ricordate gli artisti che usano il termine “An evening with”? ve lo dico io: Rod Steward, Celine Dion, Elton John, le classiche persone che quando speri che di essertele definitivamente tolte dalle balle ritornano con il greatest hits del best of del meglio della platinum collection di 'sta cippa.  C'era davvero bisogno di andare in giro con questo show? Di solcare l'europa così? con una violoncellista che non riesce assolutamente ad essere parte integrante del live? con un modo di suonare la chitarra a di poco scolastico e un modo di sedere dietro al piano, accademico e impostato, senza risciure a donare un minimo di sfumatura alle canzoni? Non è questo il live che volevo (anche se  era il live che mi aspettavo…)

Io sono della parrocchia di Bernard Butler: People Move One si mangia Head music, si pulisce la bocca con A New Morning e un'altra parte del corpo che vi lascio immaginare col disco solista di Brett Anderson che, in questa precisa occasione, fa la figura di un ottimo interprete… e basta. Quando siede dietro al pianoforte si capisce subito le canzoni che sono uscite dalle sua mani, quasi rivendica la padronanza su tutti i pezzi più lenti, strappalacrime e bagnamutande, ma quando si mette alla chitarra è solo un lungo inesorabile pallosissimo arpeggio, su ogni singolo pezzo, anche su Trash. Inizia con brani dal suo album, e ovviamente tutti snobbano mostrando un finto interesse… e al terzo brano io già mi sono rotto. Forse lo capisce, vede che il pubblico si fa freddo come la serata che d'inverno che è, quindi saluta, dice due parole in italiano tanto per far capire che sa benissimo in che stato è e poi comincia l'amarcord con i Suede, ci fa contenti, il concerto recupara un po' quota ma continua a volare basso, o meglio non si stacca mai da terra. Saturday night, by the sea, the wild ones, le migliori ci sono tutte ma il lato “tossico e autodistruttivo” dei Suede viene ignorato. Ci rimango un po' male, mi sento trattato come pubblico da mtv, che ha il suo contentino con i singoli famosi. Come se non bastasse ci si mette pure l'impianto, con casse che sfarfallano il suono e i tecnici che -nel massimo del rispetto verso Brett e verso chi ha pagato l'assurda cifra di 20 euro- passano da un lato all'altro del palco camminando IN PIEDI DAVANTI AD ANDERSON. A scriverlo quasi non ci credo: lui  lì che suonava uno dei suoi pezzi lenti – o uno dei suoi pezzi veloci rifatto lento, insomma, non è che ci fosse molta differenza –  e il fonico che attraversa di netto il palco passando davanti alla violoncellista e davanti lui, impallando totalmente la visuale. La ciliegina sulla torta per uno show moscio e mai entrato nel vivo.
Che sconforto! Che triste operazione per raggranellare qualche euro e provare a spingere un disco che è riuscito ad avere un solo singolo pubblicato. E pensare che questo è l'ultimo concerto dell'anno.
Odio chiudere con l'amaro in bocca.

  • C'ero anch'io. Eravamo 4 gatti ma la serata e il posto non richiamavano molto l'attenzione.. Io sono andato per Spiritual Front, il suo Armgeddon Gigolò è un cpolavoro assoluto, con brani eccellenti che nella versione solo acustica hanno perso molto.. Eppoi Brett, che dire, io Coming Up lo metto ancora spesso, quindi non ho l'oggetività per commentare. Ringrazio solo di averlo visto e sentito. Anche se 15 anni fa era un altra cosa