Illogo – When Liquids Stay Dry

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Posthardcore, screamo, neurosis, converge, malattia, apocalittici, campionamenti, sprazzi di elettronica, feedback, sfuriate noise, dovrei aver anticipato tutto il vocabolario minimo che senz’altro risulterà imprescindibile a chiunque intraprenderà un discorso sugli Illogo, ovvero sugli il-logo, sui “faccia buffa”, dato che il loro nome non è un nome quanto un simbolo che poi per forza di cose hanno dovuto – sconfitti in un certo senso – trasformare in una parola che li rappresenti, altrimenti per le recensioni e per i concerti è un casino. Ma apprezziamo il tentativo, tantopiù che il volto in questione è piuttosto inquietante, un urlo di Munch del post-2000, con le debite proporzioni: stiamo pur sempre parlando di musica. Sono italiani, e senza stare a scomodare – nella migliore tradizione del “recensore che non sa che dire” – Meshuggah e Burzum, possiamo chiaramente dichiarare che a noi questo math-rock sconfinante nel grind e nell’hardcore contaminato da synth e fischi feedbackati ad oltranza ci piace. Ci piace la voce in scream acidissimo, un po’ meno quella in growl, ma forse è solo questione di effettarla per bene. Ci piacciono le chitarre distorte ma belle solide, ci piace quando qualcuno canta in italiano, ci piace tantissimo l’artwork e il booklet, ci piacciono le reiterazioni un po’ noise-rock di When Liquids Stay Dry, ci piace che ogni tanto spunti fuori qualcuno con una personalità in mezzo a tanti screamini e tanti metalcorini dai nomi altisonanti (ma io già dall’ep ‘Isteresi’ avevo subodorato il talento), perdoniamo anche i pochi pezzi un po’ meno ispirati, e ci convinciamo pieni di orgoglio che gli Illogo sarebbero i nostri Converge se noi fossimo l’America. E che tra sei anni potremo vedere questo cd ristampato da qualche etichetta importante, con bonus tracks e video omaggio, mentre loro avranno pubblicato il loro Jane Doe e girato i palchi di mezzo mondo. Ci piace questo disco, e ci piace sognare.