Aa. Vv. – Il Paese è Reale

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Se ne parla da sempre, l’ultima volta su queste stesse pagine era stato per accogliere un’altra compilation, ‘Quello che facciamo è segreto’, che con questa condivideva gli intenti: ma se là gli artisti in questione erano giovani e a caccia di affermazione, qui si tirano in ballo i nomi degli illustri sconosciuti, dimostrazioni viventi che l’Italia musicale è lo specchio di quella politica e che alcune situazioni sono destinate a rimanere “in eterna emergenza”. Con la parziale eccezione degli Afterhours, in gara all’ultimo Sanremo e che qui infatti tirano le fila: sotto la loro punta c’è un iceberg sommerso di musicisti, cantautori ed artisti che da anni suonano, girano, si muovono, “fanno”, anche senza avere un riflettore puntato in viso. Tutto quel che dal palco dell’Ariston e dai palinsesti radiotelevisivi si fatica a vedere.

Gli altri majorati di lusso (Marlene Kuntz, Subsonica, Verdena, Donà…) sono tenuti fuori dalla porta, e ora che persino la Mescal – grande fra le piccole – è fuori dai giochi, diventa difficile delineare anche una qualsiasi genealogia di etichetta. Semplicemente tanti musicisti e realtà diverse, trovatisi spesso a dividere palchi, progetti e spazi come questo ma che di fatto fanno capo a tanti suoni, percorsi e mondi di riferimento diversi. Pochi hanno esteso l’imput “attivista” di Agnelli anche ai contenuti, e tra questi annoveriamo un Benvegnù in veste di passionario, degli insolitamente (ma piacevolmente) “scuri” Zen Circus e il Teatro degli Orrori, ormai destinati a portare il testimone del rock sociale nel nuovo millennio. Tutti i rimanenti militano in virtù della loro stessa (r)esistenza, esponenti originali di una totale varietà estetica e (visto che di materiale inedito si tratta) anche qualitativa: gli improbabili flirt di Beatrice Antolini con l’elettronica, dei Calibro 35 poco a fuoco e il contributo inconsistente dei Disco Drive rientrano tra i mezzi passi falsi. In compenso non mancano le belle sorprese: Roberto Angelini, tornato a casa dopo le infelici uscite mainstream, tali Reverendo (monicker che nasconde i nomi di Basile e Ferrario) alle prese con un progetto dai toni “internazionali” dalle belle promesse; la sortita anagrafica di Marco Iacampo dei Goodmorningboy con un brano , “Che Bella Carovana”, che pare composto per l’occasione.

Dilungarsi oltre con l’elenco dei buoni e dei cattivi non avrebbe senso, verificato un alto livello di qualità generale. Forse di nomi alla fila se ne sarebbero potuti aggiungere altrettanti, ma questi diciannove bastano e avanzano per dimostrare l’ampiezza dello spettro sonoro in questione. Quello con cui abbiamo a che fare non è qualche oscuro filone elitario da feticisti: per tenere insieme il pop acustico degli …A toys Orchestra con il metallo frejazzato degli Zu o il pop punk firmato Settlefish non c’è “scena” o barricata che tenga. Questo è un vivaio di forme artistiche e musicali che per crescere necessita spazi e contenitori molto più grandi. E che, finalmente, sembra deciso a chiederli.