I Camillas – Everybody In the Palco!

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C’è la crisi, e i Camillas lo sanno. Ed è per questo che riusano le parole, ripetono, usano un sequencer ed una chitarra, usano due voci molto spesso sopra al niente. Un duo che sa cantare, quarantenni probabilmente, con buona tecnica e diverse cose pretenziose alle spalle, si devono essere detti “tu prendi un sequencer ed altra roba, io una chitarra (un glockenspiel) e basta, e facciamo come cavolo ci pare”. E così è stato. Solo che riescono fisicamente molto comici, solo che hanno dei tempi perfetti, solo che alcune volte con le loro sovrapposizioni di tastiere, testi in italiano semplici, minimi, quotidiani e ispiratissimi, sempre al limite dell’assurdo, ti fanno stare bene più di quanto avresti potuto pensare, tirando fuori il lato luminoso della tua malinconia. Solo che se non sei mai stato a un rave non li puoi capire, il fascino dionisiaco del ripetere, la comicità del nonsense, le loro trovate parossistiche sulla vita mondana di oggi. E dal vivo ti sanno veramente stupire, molto più che sul disco. Creatori estemporanei di geniali ritmi comici, perfetti mimi del club sotto casa tua. Sono gli Offlaga Disco Pax che non hanno il tempo di scrivere i pezzi, perché si deve pensare ad altro, i Kaiser Chiefs di quartiere, ma ultratrentenni e imbolsiti, che non hanno testa di mettersi a cercare un bassista e un batterista. Il resto ve lo immaginate voi se sapete farlo. E se non sapete farlo amen, andatevela a spassare da un’altra parte. A me va bene così, un rhum e i Camillas, e a culo tutto il resto. Per questa scoperta devo rendere merito alle signorine di Frigopop! Che ormai da un anno a questa parte organizzano nella Capitale una serata di cose assurde, minimali, fuori dal coro, femminili e di gran gusto. Mi hanno venduto questo cd. Il cd contiene 5 tracce, di cui una della durata di 37 secondi che recita “Qui non c’è patata/ ma abbiamo bottone/Qui non c’è melone, ma abbiamo bullone/Qui non c’è banana, ma abbiamo mattone” e così via. Considerato che otto euro mi sembrano un po’ eccessivi, nonostante cotale bellezza, vi consiglio di non fare come me, che per esigenze di filantropia mi lancio in queste spese, ma di andarvi a vedere questi Camillas dal vivo, e di godervi uno spettacolo stralunato, poetico, e dotato dell’onestà dell’essenzialità. E scoprirete che potete fare a meno di un sacco di elementi sonori. Io l’ho fatto. In conclusione: ci deve volere molta disperazione per diventare I Camillas, ma una volta che l’hai fatto hai le chiavi del cuore di chi ti viene ad ascoltare. E i Camillas hanno il mio: my finger is on the button.